L’Arcivescovo ha benedetto gli spazi restaurati del Centro di Aiuto alla Vita di via Tonezza, giunto quasi al 40° della sua attività. «Benedico soprattutto tutti coloro che qui operano incoraggiando e accogliendo la vita come valore indiscutibile»

di Annamaria Braccini

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«Un momento di grande festa che dà la possibilità di rinnovare il nostro impegno per la vita nascente come fosse un fiore che si coglie nella sua bellezza, nei suoi colori, nella diversità che è il bello del mondo e apre, alla speranza e al futuro».

Dice così il presidente del Centro di Aiuto alla Vita Ambrosiano, Giuseppe Del Giudice, ringraziando volontari, amici, operatori, impegnati ogni giorno a rendere più accogliente la storica e restaurata struttura di via Tonezza a Milano. Per l’occasione, giunge anche l’Arcivescovo che benedice i locali – ma, soprattutto, le persone -, taglia il nastro verde alla porta d’ingresso e visita i locali.

«Noi ci siamo, ci siamo stati e ci saremo sempre», conclude Del Giudice, di fronte alla piccola folla radunatasi per l’inaugurazione – sono presenti rappresentanti e aderenti della Federazione dei Centri di Aiuto alla Vita e del Movimento per la Vita – che arriva dopo 6 mesi di lavoro, e dopo aver avuto la disponibilità definitiva degli spazi da parte delle Figlie Povere di san Giuseppe Calasanzio, proprietarie dell’intero immobile. Spesa complessiva (ma occorre continuare): 50.000 euro, per sostenere sempre meglio, un totale, ogni anno, di oltre 500 donne, assistite nel momento della gravidanza – che rimane, rispetto alla piaga dell’aborto, la missione prioritaria del Cav – e nel primo anno di vita dei figli, con attenzioni dal punto di vista psicologico, relazionale e sociale. Realizzate anche attraverso spazi di accoglienza residenziale come “Casa Letizia” di via Dalmine, “Casa di via 2 Giugno” a Baggio, “Casa Miriam” in via dei Transiti, nelle quali vengono ospitate nche madri segnalate dai Sevizi Sociali del Comune, da Enti locali o inviate attraverso provvedimenti del Tribunale dei Minorenni. Senza dimenticare qualche appartamento messo a disposizione per aiutare queste donne a ritrovare l’autonomia e la dignità.

«Sono convinto che la Chiesa, che rappresento, debba essere in questo luogo con la visione di Dio sulla vita, mentre tante forze vivono e pensano nella rassegnazione della morte, non avendo stima della vita, che, come dicono i numeri, invecchia, perché non ci sono bambini e gli anziani trascurati. soffrono di solitudine. Tutte le apparenze danno l’idea di una prosperità clamorosa ma nascondono, in realtà, una tendenza a invecchiare, a vivere di solitudine, a sentire la nostalgia dei bambini, della giovinezza e della speranza. Io sono qui per benedire questi luoghi, ma soprattutto, per coloro che si dedicano all’accoglienza e all’incoraggiamento per portare a buon fine la gravidanza. Sono qui per tutti quelli che, culturalmente, si dedicano alla vita come un valore indiscutibile che deve essere difeso, accolto, promosso. La benedizione è per le persone che tengono vivo questo Centro e alle quali io affido l’incarico di essere, a loro volta, benedizione per chi bussa a queste porte, per chi sente la gravidanza come un problema e viene a confidarsi».

Poi, la visita agli ambienti rinnovati del Cav, illustrati dal vicepresidente Giulio Boati, e ai due piani superiori dello stabile, la “Casa Maria Teresa” del Centro di Accoglienza Ambrosiano, dove trovano una nuova vita 40 tra mamme e bimbi che si fanno intorno festosi al Vescovo.

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