Il Vicario generale, monsignor Mario Delpini, spiega il significato dell’incontro dell’Arcivescovo con preti e diaconi: non solo il resoconto sulla verifica dei cinque “cantieri” in atto in Diocesi, ma anche l’annuncio di alcune linee-guida del nuovo anno pastorale

di Annamaria BRACCINI

Preti in Duomo

Il raduno straordinario del clero con la presidenza del cardinale Angelo Scola segna, come è ovvio, anche nella sua definizione, un evento di Chiesa che esce e vuole andare oltre la pur ricca e articolata attività ecclesiale della Diocesi. E non solo per l’intervento dell’Arcivescovo, che concluderà la convocazione per la liturgia dell’Ora media, in cui si inseriranno le quattro comunicazioni relative ai temi delle Comunità pastorali, della modalità d’ingresso nel Ministero dei preti novelli, dell’Iniziazione cristiana e della Liturgia, ma anzitutto per l’Anno della fede che stiamo vivendo.

La convocazione, cui è chiamato a rispondere l’intero presbiterio ambrosiano, avrà luogo martedì 28 maggio, dalle 10, in Duomo, con la chiusura della Cattedrale a fedeli e turisti, anch’essa del tutto straordinaria, fino alle 13.30. «È questa la prospettiva corretta con cui “leggere” l’evento», spiega con chiarezza monsignor Mario Delpini. «Infatti, le decisioni e le applicazioni operative, inerenti agli ambiti dei cosiddetti “cantieri aperti”, approfonditi in questo Anno pastorale, che il Cardinale indicherà al clero, devono essere immersi nella prospettiva di fede, coerentemente con quella “rinnovata conversione al Signore”, che Benedetto XVI ha invocato, indicendo l’Anno, appunto, della fede. E occorre essere consapevoli che ogni scelta porterà frutto nella misura nella quale sarà compresa in un discernimento più ampio, legato indissolubilmente al nostro credere», sottolinea il Vicario generale.

Non a caso, proprio il cardinale Scola ha voluto che l’incontro con il suo presbiterio divenga anche il momento in cui ottenere l’indulgenza plenaria annessa dal Santo Padre proprio all’Anno della fede…
Creare un simile contesto, nel quale professare la fede in questo Anno in comunione con Papa Francesco e con tutta la Chiesa, mi pare un segno bello e incoraggiante della fraternità che, come preti ambrosiani, in comunione con il Vescovo, dobbiamo testimoniare. E tutto, con un significato primariamente spirituale, di conversione del cuore, che trova nella preghiera in Duomo l’accompagnamento quasi tangibile dei tanti Santi, Beati e dei Pastori ambrosiani che, nella Cattedrale, sono custoditi.

Quindi, i due “assi” portanti entro cui iscrivere il raduno saranno la liturgia della Parola e la professione di fede comunitaria del clero, sacerdoti e diaconi? 
Prima delle comunicazioni, reciteremo i Salmi dell’Ora Terza del giorno, ascolteremo la Parola di Dio, canteremo il Credo e il Padre Nostro e successivamente vi saranno quattro brevi relazioni affidate ai vicari episcopali, monsignor Stucchi e monsignor Tremolada, rispettivamente per le modalità di introduzione nel Ministero e per l’Iniziazione cristiana, a monsignor Navoni per la Liturgia e io stesso interverrò per le Comunità pastorali. Poi, canteremo le litanie e invocheremo lo Spirito. Infine l’intervento dell’Arcivescovo concluderà, prima della benedizione finale, il raduno, che sarà anche occasione per annunciare alcune linee che guideranno il nuovo Anno pastorale secondo un’attenzione specifica al rinnovamento dello slancio missionario nelle nostre comunità. Non si tratterà, dunque, solo della conclusione dell’itinerario di verifica avviato in questi mesi, ma sarà anche l’inizio di un cammino futuro».

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