Padre Luca Zanchi: «Siamo chiamati a essere presenza profetica e consolante dell’amore di Dio. La presenza di tanti consacrati e consacrate giunti da ogni parte del mondo può essere un’iniezione di vigore spirituale e umano»

di padre Luca ZANCHI
Sacramentino, parroco a Sant’Angela Merici - Milano

Padre Luca Zanchi
Padre Luca Zanchi

«Una grazia incomparabile che la nostra Chiesa ha ricevuto e che ha molto fruttificato nei decenni passati è la Vita consacrata nelle sue varie forme». Così l’Arcivescovo scrive nella lettera pastorale alla Chiesa ambrosiana per l’anno 2019/2020. Una grazia incomparabile… Anche in questo momento storico e umano in cui come consacrati ci confrontiamo con tanti tipi di fatica: grandi strutture difficili da gestire, vocazioni in calo vertiginoso, volontà illuminate dalla luce dello Spirito ma spesso frenate dalla paura di osare e di andare oltre…

Spesso ci si domanda: ma è tempo di rimanere o tempo di andare, e poi andare dove? Dove vuole Dio, dove ci attendono gli uomini e le donne del nostro tempo assetati di verità, cercatori di un senso che hanno smarrito rincorrendo ideali appariscenti, ma poveri di significato e di contenuti. È una sfida quella che ci attende, un futuro nuovo ma non diverso, dove siamo gli stessi, ma dove siamo più motivati.

Papa Francesco direbbe: «La Vita consacrata non è giocare al ribasso e non è sopravvivenza, ma è vita nuova» (2 febbraio 2019). Questa vita nuova è favorita anche dallo scambio culturale ed esperienziale che stanno portando tanti consacrati e consacrate che vengono da ogni parte del mondo, e può essere uno stimolo, un’iniezione di vigore spirituale e umano che getta nuova speranza su un futuro che sembra a volte in balìa dell’incerto, ma se «Dio è con noi, chi e cosa sarà contro di noi?» (Rm 8,31).

Questa vita nuova necessita anche di una «conversione personale e di pensiero», circa quello che si sa della Vita consacrata. Eh sì, dobbiamo dirci con franca onestà che l’interpretazione più diffusa, anche all’interno delle comunità cristiane e nell’orizzonte conoscitivo di tanti uomini e donne di oggi, evocava e ancora a tratti evoca più una visione funzionalistica che ontologica della Vita consacrata. Spesso, quando la gente incontra dei consacrati, chiede: cosa fate? E invece qualche volta sarebbe bello sentirsi chiedere: chi siete? Chi siamo? Siamo uomini e donne scelti e chiamati a essere presenza profetica e consolante dell’amore di Dio, soprattutto con la testimonianza, con la nostra preghiera e le diverse forme di Vita consacrata «antiche» e «nuove». Diverse? Si ma solo per specifica missione, e poi tutti uguali perché crediamo e annunciamo l’unico amore di Dio che in Gesù si è fatto attenzione, premura, ascolto, accompagnamento, carità.

Credo che oggi noi consacrati dobbiamo vivere con umile e decisa audacia guardando al futuro in atteggiamento di ascolto dello Spirito, per essere profeti di speranza e provocando con la nostra vita la risposta, l’«eccomi» di altre vite che si mettano a servizio di Dio per il bene della Chiesa.

 

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