Oltre 2000 gli adolescenti che hanno partecipato alla “Notte dei Santi”, visitando chiese e luoghi significativi nel centro di Milano e giungendo, infine, in Duomo dove anche l’Arcivescovo ha parlato della santità

di Annamaria BRACCINI

Notte dei santi adolescenti

«Portate alla pienezza, con pulizia e libertà, ciò che di grande e di buono sentite dentro il vostro cuore: questa è la santità».
Lo ascoltano in silenzio, seduti semplicemente per terra, assiepati in piccoli gruppi sui gradini dell’altare maggiore del Duomo, mentre le statue dei santi sembrano vegliarli dall’alto. Loro sono adolescenti che vengono da ogni Zona della Diocesi, e chi gli parla, in un momento che non ha nulla di formale, è l’Arcivescovo, per l’ormai tradizionale appuntamento della “Notte dei Santi”, promosso dal Servizio per l’Oratorio e lo Sport.
2200, quest’anno, i ragazzi (riconoscibili grazie a un braccialetto luminoso) che, fin dal tardo pomeriggio della vigilia della festa di Tutti i Santi, hanno visitato alcune chiese del centro della città come San Babila, Sant’Antonio e San Bernardino alle Ossa, vivendo momenti di formazione e di ascolto in altri luoghi quali il Casa Cardinal Ildefonso Schuster, l’Ambrosianeum, il Centro San Fedele. Poi, tutti in Duomo, aperto in via esclusiva per un percorso spirituale costruito su misura per i più giovani, accompagnati, in questo “viaggio” speciale, dai Vescovi ausiliari, monsignor Erminio De Scalzi, monsignor Franco Agnesi e monsignor Paolo Martinelli che si sono alternati, nell’ordine, in una breve predicazione proposta ai singoli gruppi durante l’itinerario in Cattedrale. Significative le soste di questo cammino compiuto tra le navate immerse in una suggestiva penombra: allo Scurolo di san Carlo, davanti alle reliquie del copartrono della Diocesi e presso l’altare dove sono esposte le reliquie di san Paolo VI, del quale vengono ricordate la cura e l’attenzione che, negli anni dell’Episcopato ambrosiano, egli ebbe nei confronti dell’oratorio. Famoso, infatti, il suo “Decalogo degli oratori”, che ha ispirato l’attuale Arcivescovo di Milano nella riscrittura di un nuovo decalogo per questo Anno pastorale. E proprio monsignor Delpini non ha voluto mancare all’appuntamento in Duomo, anche lui, nel suo turno di un’ora come gli altri Vescovi, impegnato a parlare a ragazzi arrivati da Milano, Renate, Melzo, Seregno, Meda, ma anche da Lugano.
«Siamo in questo Duomo in cui si dice che vi siano 3400 statue di santi e di personaggi importanti, ma ora gli importanti siete voi perché avete la vita davanti e siete chiamati alla felicità. Vorrei incoraggiarvi e dirvi che dentro ognuno c’è la vocazione alla santità». Quella che si esprime nei gesti semplici del voler bene quotidiano e in piccoli «sacrifici che ci fanno contenti».
«Cosa significa questa gioia nel dare gioia agli altri? Indica che siamo fatti per questo».
«Cosa vuole dire, invece, la tristezza di “chiudersi” dentro un computer, magari vedendo cose un poco sporche, sentendosi infelici? Significa che non siamo fatti per le porcherie, ma per le cose belle, come la poesia, per una parola che aiuta a stupirci».
La vocazione alla santità, insomma, è per tutti: questo il messaggio per gli adolescenti, per questi “esordienti della vita” capaci – magari un po’intimiditi – di aggirarsi curiosi in Duomo, di guardare in alto (in tutti i sensi), sfuggendo, così, alla banalità del modello Halloween con le sue streghe.
«Anche i santi hanno avuto la vostra età e hanno scelto di non avere una vita annacquata. I santi non sono supereroi, ma gente che ha cercato di vedere lo spirito di Dio. Ricordatevi sempre che la vostra vita è benedetta, anche quando tutto sembra andare storto».
«La felicità non è bere una birra o fare follie per una notte, è qualcosa che dura, perché amore del Signore ci avvolge. Quando vi indignate per un’ingiustizia o per la violenza, sappiate che anche questa è una chiamata alla santità. Siamo fatti per la giustizia, per la purezza e la carità. Io non ho una ricetta per farvi diventare santi, ma se ogni giorno riuscite a meditare sulla preghiera che Gesù ci ha insegnato, il Padre Nostro, siete già sulla strada della santità».

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