È una gioia contagiosa, quella dei 23 seminaristi che l’Arcivescovo ordinerà diaconi in Duomo (diretta tv, radio e web), e che hanno scelto per motto un versetto del Vangelo di Luca. Alcune testimonianze

di Ylenia SPINELLI

Sabato 30 settembre, alle 9, entreranno in Duomo ognuno con il proprio pezzo di vita vissuta, non solo negli anni di formazione in Seminario, ma anche in famiglia, in parrocchia e nel mondo del lavoro. Quella dei 23 candidati al diaconato, che verranno ordinati dal nuovo Arcivescovo, monsignor Mario Delpini, al termine del rito di Ammissione dei candidati agli ordini sacri (celebrazione in diretta su Chiesa Tv – canale 195 e www.chiesadimilano.it, su Radio Mater dalle 11 sintesi differita dell’omelia), è infatti una classe decisamente sorprendente per la diversità dei carismi e per la gioia contagiosa. Non per nulla il motto con il quale hanno scelto di farsi accompagnare nel cammino verso il presbiterato è il versetto di Luca 15,24, «E cominciarono a far festa».

Tratta dalla parabola del Padre Misericordioso, per i futuri preti questa citazione esprime il corale desiderio di corrispondere all’invito che il Padre rivolge ai suoi servi dopo il ritorno del figlio minore. «La sua misericordia non si esaurisce nell’abbraccio benedicente verso il figlio perduto – spiega Francesco Agostani –, ma esplode in una gioia incontenibile. Io mi auguro che sia questo l’orizzonte del nostro ministero: una festa che si spalanca davanti a noi perché la salvezza è venuta ad abitare la nostra casa». Gli fa eco Andrea Scaltritti, che aggiunge: «Siamo sempre stati definiti una classe festaiola e ora la gioia che viviamo, sentendoci amati dal Padre, non vediamo l’ora di trasmetterla agli altri».

L’immagine che accompagna il motto (il Trio angelico di Arcabas) intensifica lo spirito festoso che i candidati auspicano per il loro ministero. I tre messaggeri celesti sono immersi nelle loro gioiose melodie per la nascita di Gesù; inoltre le differenze nelle posture e nelle ali dei tre angeli permettono di apprezzare ancora meglio l’insieme. «Si coglie la compresenza di stili differenti che animano la festa – spiegano i candidati -, segno che questa adesione alla gioia del cielo domanda la presenza di tutti e si arricchisce del contributo di ciascuno».

Allo stesso modo la vivacità di questa classe, composta da giovani nati tra il 1993 e il 1972, è data dalla diversità di carismi. Francesco Agostani ha una grande esperienza educativa, maturata come direttore laico in oratorio; Simone Riva possiede una profonda sensibilità missionaria, cresciuta nei tre anni presso il Seminario in Perù. Accanto a filosofi, ingegneri e architetti, c’è chi ha avuto esperienze lavorative in ambito legale, agronomo e non solo. «Ci siamo arricchiti gli uni con gli altri – spiega Alessandro Bernasconi -, anche se non sono mancate le difficoltà, ma in questi casi la fraternità vissuta nel servizio e nella preghiera ci è venuta in aiuto».

Dalla conclusione del baccellierato, lo scorso 31 agosto, per i candidati al diaconato è iniziato un tempo di riposo accanto alla famiglia, alle comunità di origine, ai ragazzi di oratorio: tutte occasioni per guardare al proprio cammino e fare sintesi. Domenica 24 settembre, dopo aver partecipato alla cerimonia di ingresso del nuovo Arcivescovo, raggiungeranno Caravate per l’inizio della settimana di esercizi spirituali, predicati da monsignor Carlo Faccendini. Giornate di preghiera, ascolto, meditazione, confessione e “riposo” in Cristo, mentre le comunità di origine si preparano a salutare i loro diaconi e altrettante ad accoglierli (le destinazioni pastorali saranno rese note lunedì 2 ottobre).

In particolare quest’anno la coincidenza fra l’ingresso del nuovo Arcivescovo e l’inizio degli esercizi in vista del diaconato sembra evidenziare ancora di più come tutti nella Chiesa siamo sempre in cammino. «Arrivo a questo passo con la serenità di chi ha imparato a leggere la propria vita ricca della presenza dell’Amore del Padre – dice Scaltritti – e facendo tesoro delle parole del cardinale Scola che, sin dai primi incontri con noi seminaristi, non si è mai stancato di ripeterci che “ciò che ci è dato ci corrisponde ed è per il nostro bene”». Anche Gianmaria Manzotti – che sin da bambino voleva fare il prete, anche se poi ha maturato la decisione di entrare in Seminario durante gli anni universitari – ha nel cuore un prezioso insegnamento di Scola, «Educarsi al pensiero di Cristo», che lo ha accompagnato nel discernimento.

Conclude Bernasconi: «Sono molto contento di ricevere l’ordinazione da monsignor Delpini, noi come lui iniziamo un nuovo tratto della nostra vita a servizio degli altri, per il bene della Chiesa di Dio. Accomunati da un tale orizzonte di vita non si può che far festa!».

 

 

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