Poretti: «Ho scoperto la recitazione da bambino sul palco dell’oratorio». Van De Sfroos: «L’oratorio è il nuovo trasgressivo che deve lottare contro un fiume di luoghi comuni»

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Un momento dell'incontro

Giovedì 7 settembre i 2.307 oratori della Lombardia sono stati protagonisti al Lido di Venezia durante la 74° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica con il cinema di Giacomo Poretti e la musica di Davide Van De Sfroos. L’evento “Cresciuto in oratorio” ha avuto luogo nello spazio della Fondazione Ente dello Spettacolo presso l’Hotel Excelsior, a conclusione della campagna omonima.

Oltre a Poretti e Van De Sfroos, erano presenti il Presidente di FEdS (Fondazione Ente dello Spettacolo) monsignor Davide Milani, il coordinatore di Odielle (Oratori diocesi lombarde) don Samuele Marelli, presentati dal giornalista e conduttore di Rai3, Massimo Bernardini.

Durante l’evento è stato proiettato in anteprima il cortometraggio sugli oratori realizzato da Giacomo Poretti con le immagini che gli sono state inviate da 72 ragazzi lombardi, che hanno voluto raccontare in video la propria storia di oratorio.

«Ho aderito all’iniziativa – ha detto Poretti – perché l’oratorio è stato tra le più belle esperienze della mia vita, era davvero un luogo speciale che mi ha accolto dai 6 ai 13 anni». In oratorio è nata anche la sua passione per la recitazione: «In Lombardia – ha ricordato – ci sono più di 2.300 oratori, più della metà ha una sala cinema o teatro. I miei colleghi Aldo e Giovanni hanno frequentato l’oratorio di Sant’Andrea a Milano e in quel teatrino si sono fatti suggestionare dalla recitazione. Io, da bambino in provincia di Milano, ho incontrato don Giancarlo: amava più il teatro dei Santi e devo a lui l’input per la mia professione. Ogni anno allestiva uno spettacolo con la compagnia dialettale del paese. Sport, teatro, musica sono incontri e semi che nascono in oratorio. Molti ragazzi vedono una sala teatrale solo se vanno in oratorio e lì hanno la possibilità di sperimentarsi».

Commentando il filmato realizzato con i 70 contributi degli oratori, ha detto: «Definire qualcosa “oratoriana” allude alla mancanza di professionalità e a ingenuità, ma è l’aspetto forse più bello che ho rilevato nei filmati. Tutti i 70 e più video dicono la stessa cosa: l’amore, l’adesione e l’appartenenza al proprio oratorio». Una passione che vale, ha aggiunto, «oggi più dei miei tempi, quando l’oratorio era l’unico posto dove andare: adesso il mondo è cambiato e le famiglie prediligono iscrivere figli a decine di corsi, hanno un’agenda incredibile. I genitori impazziscono per l’inglese: all’asilo fanno il corso di inglese, alle elementari il corso di inglese, alle medie il corso di inglese, le vacanze in Inghilterra. Ma l’inglese non è una panacea… anche Trump sa l’inglese, eppure…», ha concluso sorridendo.

Davide Van De Sfroos ha invitato le band degli oratori a fargli sentire la loro musica. In 70 hanno raccolto l’invito. Tra loro, il cantautore ha scelto 3 gruppi che hanno aperto il suo concerto allo stadio di San Siro lo scorso 9 giugno. A Venezia è stato proiettato il video backstage di questa giornata storica per le tre band: “Watt”, “Nuovo Corso Café” e “Neverending”.

«Abbiamo messo una freccia nell’arco della campagna, per farla andare più lontana – ha detto Van De Sfroos –. La patina del “gruppetto dell’oratorio” è il nuovo trasgressivo, che deve lottare contro un fiume di luoghi comuni e magari scontrarsi contro trasgressioni finte». Il cantautore ha vissuto l’oratorio di riflesso: «Per me – ha raccontato – l’oratorio è un non luogo, non l’ho frequentato, ma i miei tre figli sì, in modo totale ed entusiastico. Rientro in oratorio a 52 anni con questa esperienza».

L’esperienza di San Siro, ha aggiunto prima di concludere l’evento cantando La machina del ziu Toni e Yanez, è stata emozionante: «Dopo che le tre band degli oratori hanno cantato, mi hanno ringraziato e vedendo i loro occhi mi è venuto un nodo in gola. Mi hanno dato loro l’energia che mi ha fatto cantare, subito dopo, per tre ore».

“Cresciuto in oratorio”, promossa con il sostegno di Regione Lombardia, è un’iniziativa che, da gennaio a maggio, ha ribadito il ruolo centrale degli oratori nella società come istituzioni educative fondamentali per la crescita dei ragazzi nel corpo e nello spirito, palestre della società del futuro. È stata voluta da Odielle, gli oratori della Lombardia. Il responsabile del coordinamento di Odielle (Oratori diocesi lombarde), don Samuele Marelli, spiega che «c’è consapevolezza della bellezza e importanza degli oratori. Luoghi dove le relazioni hanno tre caratteristiche: sono gratuite, costanti nel tempo e sintetiche, nel senso che sono in grado di fare sintesi della nostra persona, non partono da aspetti periferici. E la qualità della vita spesso deriva dalla qualità e dallo spessore delle relazioni».

Rispondendo a Massimo Bernardini che lo sollecitava sulla modernità dell’oratorio, Marelli ha affermato che «talvolta i genitori sono propensi a dare una delega accuditiva, ma non educativa. Noi non vogliamo sorvegliare i ragazzi che ci sono affidati, ma educarli. Oggi nella società è proposta molta formazione conoscitiva, tecnica, settoriale, ma poca educazione. È però quest’ultima che dà il senso e la proporzione e l’armonia del tutto, aiuta a comprendere i significati». L’oratorio, ha concluso, «propone esperienze che rendono evidente l’unione tra il bello e il buono. Spinge ad andare, guardare, pensare oltre a partire dai bisogni che ha ogni ragazzo».

“Cresciuto in oratorio” è stata sostenuta da diversi testimonial, celebri e non, che hanno raccontato in video come l’oratorio li abbia formati, aiutandoli a diventare ciò che sono oggi. Tra loro, i calciatori Beppe Bergomi e Manuel Locatelli, la cantante Bianca Atzei, il tennista Corrado Barazzutti, l’attore Giacomo Poretti, i cantautori Davide Van De Sfroos e Omar Pedrini, il presentatore radio e tv Nicola Savino, il pasticcere Iginio Massari. I loro video si trovano su www.cresciutoinoratorio.it. Sulla scia dei testimonial, migliaia di giovani e adulti che frequentano gli oratori hanno raccontato la propria esperienza sul sito ufficiale e su Facebook, creando un grande mosaico di volti e storie che riconoscono il valore dell’oratorio nella loro formazione, rispondendo alle domande “chi ho imparato ad essere?” e “cosa ho imparato a fare?”, in oratorio.

Anche i numeri del sito internet e della pagina Facebook descrivono un grande interesse per il tema degli oratori. Da gennaio a oggi, il sito ha avuto 30.672 accessi, mentre i contenuti Facebook, nonostante il termine delle iniziative principali, sono stati visti da circa 22.000 persone al giorno, con 1.200.000 visualizzazioni video totali. I post hanno ricevuto oltre 30.000 interazioni totali con migliaia di condivisioni.

Gli oratori in Lombardia sono 2.307, espressione delle 3.068 parrocchie presenti sul territorio. Rappresentano il 38,45% degli oratori italiani, che sono circa seimila. I ragazzi lombardi che entrano in oratorio, durante l’anno, sono 474.000 circa: uno su dieci è straniero (di preciso l’11%). L’81% tra i bambini e i ragazzi dagli 8 agli 11 anni abitanti in Lombardia frequenta i percorsi proposti dall’oratorio. Uno su cinque fra gli adolescenti lombardi frequenta assiduamente l’oratorio. Gli educatori impegnati sono circa 180.000.

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