Una visita attesa, quella dell’Arcivescovo all’Ospedale Luigi Sacco, in programma mercoledì 11 febbraio, alle 10, in occasione della XXXIV Giornata mondiale del Malato. «L’Arcivescovo è stato invitato formalmente dalla primaria dell’Unità operativa di Oncologia, la dottoressa Nicla La Verde che gli ha chiesto di visitare il Sacco in un giorno feriale – anche se per una felice coincidenza sarà la Giornata mondiale del Malato -, per vedere la quotidianità ospedaliera», spiega don Mauro Carnelli, 54 anni sacerdote dal 1999 e dal 2017 cappellano dell’ospedale.
Come si svolgerà la visita?
Monsignor Delpini arriverà verso le 10 per un primo incontro aperto a tutto il personale amministrativo e sanitario che avrà luogo presso l’aula est del polo universitario. Vi sarà un momento di ascolto e confronto cui seguirà la preghiera. Poi si svolgeranno due visite all’ambulatorio e alle degenze di Oncologia, nei padiglioni 62 e 51.

Come si svolge la giornata del cappellano in un ospedale grande e complesso come il Sacco?
Fino a due anni fa eravamo due sacerdoti e una consacrata; poi, con l’inizio dei lavori di ristrutturazione, che hanno molto ridotto gli spazi – solo due padiglioni in questo momento sono aperti – siamo rimasti io e Carla Mondini, consacrata dell’Ordo Virginum, che dal 2017 collabora con me. Al mattino iniziamo con la Messa alle 8, poi ci rechiamo nei reparti fin verso mezzogiorno. Nel pomeriggio continuo io il giro. Attualmente vi sono circa 250 ricoverati.
L’Ospedale Sacco è anche un polo universitario. Lo frequentano tanti giovani?
L’Ospedale ospita il Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia, alcune scuole di specializzazione, la laurea triennale in infermieristica. C’è dunque molto ricambio, soprattutto tra gli specializzandi anche in corsia e non solo in Università. Diciamo che è un ospedale vivo e molto “trafficato”.
Lei, come cappellano, come viene accolto dai degenti?
Abbiamo scelto di recarci sempre presso ogni malato e, quindi, riceviamo accoglienze di tipo diverso in base alle persone, alle situazioni, ai momenti che ciascuno sta vivendo. C’è chi ci accoglie bene perché vuole pregare, o semplicemente perché ha piacere di ricevere una visita, chi invece preferisce rimanere da solo – ovviamente, noi rispettiamo tale scelta – e non accetta la nostra offerta, però posso dire sempre con atteggiamenti di grande educazione. Il Sacco, che è Asst con il Fatebenefratelli, è una struttura pubblica, quindi ci sono persone di diverse provenienze, culture e religioni ma vi è grande rispetto vicendevole per tutti.



