Un anno fa, il 25 marzo 2017, la storica visita del Papa alle terre ambrosiane. Ripercorriamo quell'evento e le tracce che ha lasciato attraverso le parole dei testimoni della presenza del Santo Padre nelle varie tappe della sua giornata

Papa Duomo esterno Cropped

Un anno fa, il 25 marzo 2017, papa Francesco giungeva in visita a Milano e alle terre ambrosiane. Una giornata lunga e intensa: dall’arrivo di primo mattino all’aeroporto di Linate alla visita alle Case Bianche del quartiere Forlanini, dall’incontro con il clero in Duomo a quello con i detenuti in San Vittore, dalla grande celebrazione eucaristica nel Parco di Monza davanti a un milione di persone all’abbraccio festoso dei cresimandi a San Siro, fino alla ripartenza in serata per Roma.
Un evento rimasto nella memoria e nel cuore dei fedeli ambrosiani che l’hanno vissuto, partecipando personalmente ai diversi momenti o seguendoli attraverso i mezzi di comunicazione. L’ha ricordato recentemente anche l’Arcivescovo, nell’intervista rilasciata in occasione del quinto anniversario dell’elezione di Jorge Mario Bergoglio al soglio di Pietro. Noi lo ripercorriamo attraverso le parole dei testimoni della presenza del Santo Padre nelle varie tappe di quella giornata.

Uno striscione tra le Case bianche, ci si interroga sui frutti

Lo striscione con il “grazie” a papa Francesco è pronto per essere steso nuovamente alle finestre. Prima della processione della Domenica delle Palme, gli abitanti delle Case bianche oggi ricorderanno la visita di un anno fa. «Un momento in cui tutti si sono sentiti coinvolti, le energie più belle sono state tirate fuori – riflette don Augusto Bonora, parroco di San Galdino -. Ricorderò la capacità che abbiamo avuto di rispondere con unità, credo sia la cosa più importante».
Per molti quel giorno rimane un ricordo vivo. «Ho notato una maggiore partecipazione alla Confessione, e spero che continui», si augura don Augusto. La signora Dori è tra le persone che hanno ricevuto in casa il Papa, e con lui ha recentemente avuto uno scambio epistolare. Per la gente però i problemi della vita quotidiana restano in primo piano. Per una donna, la magra soddisfazione di quest’anno è aver trovato «quattro ore di lavoro alla settimana». «Il messaggio del Papa era rivolto alla coscienza di ciascuno, e non si poteva pensare che con la sua visita i muri ridiventassero bianchi» puntualizza Giorgio Sarto, responsabile parrocchiale delle attività per gli anziani, che si rammarica di non aver visto uno “scatto” nella comunità cristiana dopo la visita del Pontefice. D’altra parte «in una comunità i cambiamenti non sono mai eclatanti», avverte don Augusto, che però sul foglio parrocchiale ha voluto forse spronare i suoi fedeli: «Le parole del Papa hanno portato frutto? Tanti piccoli gesti sembrano dire di sì, ma forse c’è ancora molto da fare».
Claudio Urbano

Quel dialogo in Duomo, un evento di grazia

Tra i luoghi che hanno visto la presenza del Santo Padre non poteva mancare il Duomo, con un momento molto affollato sulla piazza e con un dialogo in Cattedrale che ha lasciato il segno. A un anno di distanza il ricordo dell’Arciprete, monsignor Gianantonio Borgonovo, è nitido: «In effetti fu un incontro molto atteso e ben preparato: in un bilancio sommario di tutto il viaggio, penso che sia stato una delle vette della comunicazione di Francesco con i religiosi e il Clero della diocesi di Milano. Credo che in quel momento il Papa abbia saputo esprimere il suo pensiero e dare indicazioni, certo non risolutive di tutte le situazioni, ma che hanno avuto il carattere di veri orientamenti su cui camminare. Lo ritengo davvero un evento di grazia anche se, a ricordarlo oggi, mi sembra lontano perché, nel frattempo, sono successe tante cose a distanziarne la memoria». In Duomo sono presenti le statue di alcuni Papi che hanno avuto legami con Milano. C’è l’idea di fare qualcosa di simile anche per ricordare i giorni ambrosiani di papa Francesco e di Benedetto XVI? «A una targa si è già pensato – ammette l’Arciprete -. Quanto alle statue, l’iniziativa appare più complessa, perché dobbiamo attendere che sia concluso il restauro del tornacoro e di tutta quella sezione della Cattedrale. Ma sappiamo che il Duomo – il grande cantiere ininterrotto – non è mai finito e c’è sempre possibilità di aggiungere delle opere. Intanto, ci concentriamo sull’ipotesi di una targa celebrativa».
Annamaria Braccini

A San Vittore, insieme all’ulivo, le parole di Francesco

«Papa Francesco un anno dopo…» è il titolo del libretto che i detenuti di San Vittore utilizzano in queste settimane. «Abbiamo cercato alcuni testi del Papa che avessero senso in carcere per un percorso nel tempo di Quaresima», spiega il cappellano don Marco Recalcati. Così riecheggiano altre parole del Pontefice, dopo la visita in rotonda. Ecco le sei «pennellate»: «La Chiesa è per tutti, e anche preferibilmente per i cattivi»; poi, con riferimento al pianto di Gesù di fronte alla morte dell’amico Lazzaro: «Se Dio ha pianto, anch’io posso piangere sapendo di essere compreso»; «Lamentarsi con il Signore è un modo di pregare», come faceva Abramo; «Dio ci ha voluto bene anche quando eravamo sbagliati», proprio come una madre nei confronti del figlio», dice don Recalcati; «Cristo non si rassegna ai sepolcri che ci siamo costruiti con le nostre scelte di male e di morte, con i nostri sbagli, con i nostri peccati»; «Dio, umile, si abbassa: viene da noi», l’idolo invece è un’illusione. Oggi i detenuti ricevono l’ulivo e un cartoncino con le parole di Francesco: «Sappiate che dietro le sbarre c’è un orizzonte, non fermatevi alle sbarre».
Luisa Bove

A Monza lo ricorda la “porta aperta” della Chiesa che accoglie l’uomo

Un cammino-pellegrinaggio e un’opera-ricordo. Sono queste le due iniziative intraprese a Monza nell’anno trascorso dalla visita di papa Francesco. «Durante il tempo d’Avvento, a nove mesi di distanza dall’evento, il Decanato di Monza ha proposto un cammino-pellegrinaggio di tre tappe e quattro soste sulle orme di papa Francesco – spiega monsignor Silvano Provasi, arciprete del Duomo di Monza -. Un cammino dalla periferia al cuore della città, tra il 3 dicembre e il 2 febbraio, una proposta per ripensare alla visita e alla parole del Papa, un’occasione per riscoprire i misteri della nostra fede cristiana». Inoltre il Consorzio Villa Reale e Parco di Monza ha deciso di indire un concorso di idee aperto ad artisti nazionali e internazionali per ideare e creare un’opera che ricordi la visita del Santo Padre alle generazioni future. È stato scelto il progetto di Sam Havadtoy, il Portale, una porta fronte-retro leggermente socchiusa, in grado di accogliere i fedeli con la croce creata dalla luce che passa dall’apertura: simboleggia la porta della Chiesa, sempre aperta e pronta ad accogliere l’umanità, ispirandosi direttamente alle parole di Francesco.
Veronica Todaro

Dalle parole di San Siro l’impegno contro il bullismo e per l’educazione integrale

Educazione integrale e bullismo. Sono i due temi che, più di altri, hanno attraversato l’anno della Fom (Fondazione oratori milanesi) dalla visita di papa Francesco a oggi. «Le parole del Pontefice a San Siro sono per noi continuo oggetto di studio, una provocazione concreta sulla quale lavoriamo costantemente», spiega il direttore don Stefano Guidi. Lo Stadio Meazza fu teatro di un evento straordinario per partecipazione ed entusiasmo, tutti gli 80 mila seggiolini erano occupati dai ragazzi cresimandi e cresimati. Giungeva alla fine di una giornata intensissima per Francesco, ma il Papa dimostrò di avere la stessa energia dei ragazzi a cui si rivolgeva. Don Guidi, all’epoca non ancora direttore Fom, era seduto sugli spalti con l’oratorio di cui era responsabile. Tra i tanti temi sollevati «con forza» dal Santo Padre, secondo lui, due hanno avuto un seguito più forte. Il primo «è l’esperienza drammatica del bullismo e del cyberbullismo. Lo stiamo riproponendo all’attenzione della Diocesi, chiedendo una particolare attenzione e convergenza». Secondo tema, aggiunge, è «il rilancio di uno stile educativo nell’ottica dell’educazione integrale. Vale a dire evitando il semplice passaggio di nozioni e informazioni, ma preferendo l’armonia dei tre linguaggi: fare, pensare, sentire».
Filippo Magni

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