L’11 febbraio la Chiesa celebra la Giornata mondiale del Malato, appuntamento che interroga i credenti e la società su come stare accanto a chi soffre, soprattutto in un tempo come l’attuale, segnato da incertezze e disuguaglianze.
Il tema scelto quest’anno – «La compassione: amare portando il dolore dell’altro», ispirato alla parabola del Buon samaritano – farà da filo conduttore alle iniziative di questi giorni in parrocchie e cappellanie e agli impegni dell’arcivescovo Delpini, che giovedì 11 sarà al mattino all’ospedale Sacco e nel pomeriggio presiederà la Messa alla parrocchia di Santa Maria di Lourdes.
Attenzione e compassione
Il riferimento al Samaritano non è solo simbolico. Come spiega don Paolo Fontana, responsabile del Servizio diocesano per la Pastorale della salute, «l’immagine del Buon samaritano ci ricorda la bellezza della carità, la dimensione sociale della compassione e l’attenzione ai bisognosi e ai sofferenti». È un’immagine che attraversa il bel messaggio del Papa per la Giornata, come sottolinea ancora don Fontana: «Compassione, misericordia, relazione sono il segno di una cura personale e di una società che si prende cura. Il dono veramente prezioso per ogni malato è l’incontro».
Rallentare contro la cultura della rapidità
Proprio l’incontro è la parola chiave, che si oppone a una visione frettolosa e distante delle relazioni, che la società del superficiale e del superfluo vorrebbe imporre. «Dall’incontro nasce ogni possibilità di prossimità e di cura. L’incontro con il malato, con l’altro, abbatte la cultura della rapidità, della velocità, del distante», osserva don Fontana, perché «questa cultura, non favorisce, anzi impedisce, la vicinanza all’altro, non consente di incontrarlo in modo autentico e di camminare insieme a lui». Ecco allora l’importanza della lezione del Samaritano: «Perché la compassione diventi una scelta reale, occorre rallentare», conclude don Fontana. «È solo chi si ferma che diventa compassionevole».
Il messaggio della Giornata insiste su un’espressione forte: amare portando. «L’amore è una decisione, è la decisione di partecipare personalmente alle sofferenze dell’altro», afferma Fontana. È una scelta che coinvolge tutta la persona: «Fare della nostra persona un dono per l’altro. Questo ci ricorda il messaggio».
Risvolti sociali ed ecclesiali
La compassione, però, non resta mai confinata alla sfera individuale. «La compassione ha sempre un risvolto sociale», spiega ancora don Fontana. «È certamente vissuta in prima battuta personalmente, però ha sempre un risvolto sociale». Di più, un risvolto ecclesiale: «Il farsi carico, prendersi cura dei malati è un’azione ecclesiale, cioè di tutta la Chiesa, e come tale coinvolge profondamente tutti i fedeli».
Non a caso, fa notare don Fontana, «nelle parrocchie, nelle cappellanie ospedaliere, nelle cappellanie delle Rsa la Giornata del malato è vissuta in modo comunitario, con una celebrazione del sacramento dell’Unzione o con una celebrazione eucaristica in cui si prega e si accompagnano i malati».
Giovedi 11, al mattino, l’Arcivescovo visiterà l’Ospedale Sacco, con un’attenzione particolare al reparto di oncologia medica. «Dalle 10 alle 12 abbiamo programmato questa sua visita in cui ci sarà un incontro con il personale, con i malati, e una liturgia della Parola», spiega don Fontana. Nel pomeriggio, come detto, la Messa in Santa Maria di Lourdes.



