Alle 10 monsignor Delpini, parroco della Ca' Granda, presiede la celebrazione eucaristica nella Solennità dell'Annunciazione. Il cappellano don Scalvini: «Grati per la sua attenzione e disponibilità». Nello stesso giorno in programma un incontro promosso dalla Cappellania della Statale: ne parla don Marco Cianci. Rimandato invece a quando la situazione lo consentirà l’incontro con gli universitari previsto per il 30

di Annamaria Braccini

Festa del Perdono
L'Arcivescovo alla parrocchia del Policlinico in occasione di una Festa del Perdono

Giovedì 25 marzo, alle 10, l’Arcivescovo presiederà la celebrazione nella Solennità dell’Annunciazione presso la “sua” parrocchia. Infatti l’Arcivescovo di Milano è anche parroco della chiesa dell’Annunciata, oggi interna all’Università degli Studi, antica sede della Ca’ Granda. Don Giuseppe Scalvini, cappellano della Fondazione Policlinico Ospedale Maggiore Ca’Granda, che ha invitato l’Arcivescovo, spiega: «Essendo rimasta la chiesa dell’Annunciata nella completa pertinenza del Policlinico, ne è di fatto una parte. Per questo l’Arcivescovo, che è il parroco, il 25 marzo ogni due anni viene a celebrare la Festa del Perdono».

Naturalmente non sono purtroppo mancate, in questi mesi, occasioni in cui l’Arcivescovo è venuto in Policlinico. La Messa sarà anche un modo per fare memoria di chi non ce l’ha fatta, stare accanto a chi ancora combatte e ringraziare quanti sono stati generosamente operativi in ospedale…
Sicuramente quest’anno ha visto diverse visite dell’Arcivescovo. La situazione che abbiamo vissuto e che stiamo vivendo ha fatto sì che anche come parroco di fatto desiderasse portare la sua presenza in un luogo che diviene emblematico per tutti gli ospedali della Diocesi. Siamo grati all’Arcivescovo che ha sempre attenzione nei nostri confronti perché, vestendo realmente il suo ruolo di parroco della Ca’ Granda – ossia dell’ospedale – , si rende sempre disponibile.

Disponibile – e, anzi, molto legato – anche nei riguardi del mondo universitario (alla Messa partecipano tradizionalmente docenti e studenti della “Statale”) che sta vivendo un momento molto particolare. Come dice don Marco Cianci, cappellano dell’Ateneo e responsabile della Sezione Università della Pastorale giovanile.

Nonostante le ripetute chiusure e la didattica a distanza, come è oggi la vita universitaria?  
Certo non mancano le difficoltà, ma posso dire che l’Università è viva e vivace. I giovani fanno rete, si incontrano, seppure con modalità differenti dal passato, cercano un senso e vogliono essere protagonisti di questo tempo e del futuro.

Per la sua esperienza, la richiesta di proposte serie, spirituali e cristianamente ispirate, si è acuita nel periodo della pandemia o si è un poco persa?
Anche in questo caso, sono personalmente testimone dell’impegno con il quale ragazze e ragazzi partecipano a iniziative di crescita umana e nella fede. La Celebrazione quotidiana, le riflessioni, le Lectio, i dialoghi su temi religiosi e sociali registrano sempre molte presenze. È un bel segno che fa ben sperare. Per esempio, il pomeriggio del 25 marzo, in occasione della Festa del Perdono, la stessa cappellania della Statale promuove un incontro (alle 16.30) sulla Via Crucis di Lucio Fontana con Nadia Righi, direttrice del Museo Diocesano “Carlo Maria Martini”. La Festa del Perdono, voluta da papa Pio II, Enea Silvio Piccolomini, nel 1459, ci pare un’occasione privilegiata per entrare nel mistero della Pasqua attraverso la sofferenza di Cristo. Rivisitare l’opera di Lucio Fontana sarà occasione per andare nel profondo della domanda umana rispetto alla sofferenza e, nel contempo, rispetto al perdono, dimensione che travolge la logica e il dolore.

Era in calendario anche un dialogo tra l’Arcivescovo e alcuni universitari?
Sì. Era previsto il prossimo 30 marzo. Tuttavia la situazione non lo permette, perciò lo rimandiamo a quando sarà possibile. Ogni anno l’Arcivescovo visita un ateneo e siamo molto felici che, in questo 2021, abbia scelto di venire tra noi. Sarà un momento di confronto a 360° che, però, ci auguriamo possa essere utile per tutti, in primis per il mondo universitario, ma anche per i giovani in generale e per chi è impegnato nella formazione.

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