Questo il tema al centro del convegno di studi «Mai senza l’altro», che sarà trasmesso in streaming sul canale YouTube della Facoltà

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«Mai senza l’altro. L’imperativo etico della fratellanza» è il tema del convegno di studi promosso dalla Facoltà teologica dell’Italia settentrionale martedì 16 febbraio, che sarà trasmesso in streaming sul canale YouTube della Facoltà.

Il fenomeno della pandemia ha contribuito tragicamente a evidenziare anche alla coscienza comune che l’interdipendenza è un dato reale. Non è retorico parlare di destini comuni e di una responsabilità che impongono di superare la miopia dei particolarismi. Di fondo, però, non è soltanto e primariamente una questione di reciproca convenienza, ma di verità e di giustizia.

La categoria antropologica capace di intercettare la radice di questo compito è la fratellanza. Benché iscritta nel manifesto del movimento politico-culturale emblematico della Modernità occidentale, è diagnosi condivisa che, rispetto alla libertà e all’uguaglianza, la fraternità abbia patito un sostanziale oblio. Si dovrebbe precisare: a danno di una libertà ripiegata nell’individualismo e di un egualitarismo che ha seminato il terrore.

A quali condizioni si può considerare la fraternità un diritto? La prospettiva giuridico-costituzionale (che nel convegno sarà illustrata dal professor Filippo Pizzolato) fornisce un quadro storico e problematico della convivenza all’insegna della prossimità e del patto sociale nell’orizzonte del bene comune.

L’interrogativo sulle radici della fraternità sollecita una riflessione sulle categorie di identità e di alterità non definibili per contrapposizione (tema dell’intervento del professor Jean-Luc Nancy), ma nel reciproco legame che rinvia a un vincolo originario. Al riscatto dalla conflittualità e dalla discriminazione non è adeguata una concezione utilitaristica e convenzionale dei rapporti, perché ciò che conferisce unicità ad ogni persona è lo stesso che fonda la necessità del riconoscimento di altri.

Proprio perché la questione eminentemente politica ha una matrice religiosa, le tradizioni religiose sono direttamente interpellate in ordine al loro contributo all’edificazione di una fratellanza che, se non è universale, non è degna del suo progetto. Sullo sfondo di una secolarizzazione che ha consolidato la privatizzazione e la deistituzionalizzazione del fenomeno religioso, si assiste a un graduale mutamento di paradigma (ne parlerà il professor Kurt Appel): dall’ostracismo nei confronti delle tradizioni religiose – considerate interpreti di un’egemonia incompatibile con l’ideale democratico –, alla loro convocazione come risorse di senso per l’edificazione di una communitas che non livelli le differenze, ma le integri nell’obiettivo della cura della vita umana nel rispetto del cosmo.

Nell’amore per i fratelli – fino al dono della vita (cfr. 1Gv 3,16) – la fede cristiana ravvisa il distintivo cristologico della sua scaturigine e la vocazione fondamentale della propria testimonianza (al centro della relazione del professor Duilio Albarello). Quali sono le forme di una presenza pubblica che nella fedeltà al Vangelo onorano la responsabilità politica della causa comune?

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