Il documento, approvato dall’Arcivescovo dopo un confronto col Consiglio presbiterale e con l’aiuto del Consiglio episcopale, è in vigore dal 23 giugno. Lo presenta monsignor Tremolada

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«Le sfide poste dalla trasformazione in atto nel mondo contemporaneo esigono ora di maturare nuove scelte che, alla luce della tradizione, sappiano guidare con prudenza l’azione pastorale, recependo anche le recenti indicazioni date in materia dalla Santa Sede e dalla Chiesa che è in Italia».

Questa la premessa con cui l’Arcivescovo, cardinale Angelo Scola, dopo un confronto con il Consiglio presbiterale e con l’aiuto del Consiglio episcopale milanese, approva con Decreto il Direttorio Diocesano per la Celebrazione delle Esequie.

Articolato in 3 capitoli – “Le condizioni attuali”, “La Celebrazione liturgica”, “Le ceneri” – per un totale di 21 temi trattati, Il testo, presentato all’Assemblea dei Decani del 16 maggio scorso, è in vigore a partire dalla Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù (23 giugno 2017) e prevale, laddove vi fossero difformità, con le precedenti disposizioni diocesane in materia, anche quelle proposte dal Sinodo diocesano 47°.

Tremolada: «Un argomento molto importante per la pastorale»

Abbiamo approfondito le ragioni del pronunciamento con monsignor Pierantonio Tremolada, vicario episcopale per l’Evangelizzazione e i Sacramenti.

Perché la scelta di un Direttorio riformulato?
Perché questo è un argomento molto importante per la Pastorale, riguardando un momento estremamente delicato, ma anche assai significativo, nell’esperienza delle persone. Il lutto, il confronto con la morte, sono realtà che segnano profondamente, ma che diventano anche occasione di annuncio del Vangelo. Una visione cristiana della morte, la capacità di creare quel clima di speranza che consente di affrontarla senza disperazione, la rilevanza che hanno i legami con la persona che ci ha lasciato, sono contesti che la Chiesa, da sempre, considera meritevoli di grande cura e considerazione.

Non vi è dubbio che la sempre maggiore richiesta di cremazione spinga a ripensare anche la questione della sepoltura, tanto che uno dei primi ambiti trattati nel testo è appunto questo…
Ci ha molto colpito che la prassi della cremazione, nel giro di poco tempo, sia diventata prioritaria: di fatto, in questo momento, la percentuale delle richieste di cremazione rispetto a quelle di tumulazione è molto alta. Le ragioni potrebbero essere tante, ma questo dato ci fa pensare e deve essere assunto pastoralmente. Ricordo che il recente intervento della Santa Sede sulle ceneri sottolinea proprio la necessità di una simile attenzione, indicando in modo preciso di non disperderle, ma di tumularle per ragioni evidenti. Infatti la possibilità di avere un luogo dove potersi recare per pregare, ricordando la persona scomparsa, e di collocare le ceneri in un spazio ben preciso e riconosciuto dalla comunità cristiana di appartenenza, non è certo secondaria Questi sono soltanto alcuni dei problemi che dicono quanto sia rilevante tale aspetto.

Le “Sale del Commiato”: di che cosa si tratta?
È una realtà, questa, che ancora una volta segna il cambiamento in atto. Si tratta di luoghi dove le salme vengono collocate nell’attesa delle esequie celebrate in chiesa. Per molte ragioni, ormai, è quasi impossibile che il defunto possa essere accolto nella propria casa. Anche il tempo che trascorre dal momento del decesso alla celebrazione del funerale vero e proprio, domanda un luogo dove conservare temporaneamente le spoglie mortali. Per questo abbiamo sviluppato una riflessione che consenta di comprendere il senso di un ambiente in cui inserirsi come cristiani in maniera positiva, pur in un passaggio complesso e doloroso.  Le “Sale” rispondono a questa necessità. (Annamaria Braccini)

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