In Duomo la Messa presieduta dall’Arcivescovo. «Riconoscenza per il personale scolastico. Non abbiamo mai abbandonato gli studenti»

di Annamaria Braccini

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«Abbiamo fiducia in ciò che siamo e che siamo capaci di fare. Quando parliamo di scuola, di scuola pubblica, comprendiamo le scuole pubbliche statali e le scuole pubbliche paritarie: si devono riconoscere discriminazioni incomprensibili. Sarebbe giusto riconoscere il valore di tutta la scuola pubblica invece che mortificarne una parte. Abbiamo sofferto e soffriamo. Ma abbiamo fiducia nelle risorse che abbiamo, anche se intorno c’è scetticismo e scarso riconoscimento. Abbiamo dimostrato che ci stanno a cuore i ragazzi che ci sono affidati. Abbiamo inventato modalità inedite, talora faticose e complicate, ma siamo riusciti a stare in contatto con tutti, a fare scuola, a chiedere che studiassero, a verificare. Non è stato un tempo semplice e non siamo soddisfatti dei risultati. Ci è mancato molto il rapporto di presenza. Ma abbiamo fatto molto, abbiamo fatto bene. Il personale scolastico merita di essere riconosciuto, apprezzato: non hanno abbandonato gli studenti, come la Chiesa non ha abbandonato i fedeli. Abbiamo rivelato di essere all’altezza del compito».
Sono chiare le parole dell’Arcivescovo che, in Duomo, presiede la Messa per la fine dell’anno scolastico. Celebrazione, con rigoroso rispetto delle regole di sicurezza sanitaria, che, tra le navate, vede presidi e persone, a diverso titolo, impegnate nelle scuole di Milano (proprio per evitare spostamenti e affollamenti), riuniti per l’occasione, ma anche gli alunni, i genitori, tantissimi operatori del comparto collegati via televisione e streaming. Non mancano i rappresentanti delle Istituzioni e autorità tra cui il direttore generale dell’Ufficio scolastico della Lombardia, Augusta Celada e l’assessore all’Educazione e Istruzione del Comune di Milano, Laura Galimberti. Accanto all’Arcivescovo siedono, in altare maggiore, il vicario episcopale di settore, il vescovo monsignor Paolo Martinelli e il vicario episcopale della Zona Pastorale I-Milano, monsignor Carlo Azzimonti. Concelebrano il responsabile del Servizio per la Pastorale Scolastica, don Fabio Landi, don Gian Battista Rota, responsabile dell’Irc, i collaboratori nell’ufficio.
«La conclusione dell’anno scolastico non è mai solo un tempo che si esaurisce e noi abbiamo bisogno di celebrarlo», dice, don Landi nel suo indirizzo di saluto iniziale.
«Oggi chiediamo che il Signore ci aiuti a riconoscere il senso di tutto questo tempo che abbiamo vissuto, un tempo difficile, ma che ci ha fatto crescere, un tempo pieno di tante cose. Siamo contenti di poter salutare con simpatia questo lungo anno scolastico. Al suo termine, questa Celebrazione ci consente anche di salutarci tra noi ed è particolarmente bello. Per noi cristiani è l’Eucaristia è il luogo proprio dove raccoglierci, imparare a riconoscerci e a salutarci».
Parole – «che danno lo stile e l’atmosfera di questa Celebrazione così particolare» -, cui fa eco il Vescovo Mario, ringraziando tutti coloro che operano in ambito scolastico. «Devo dire la mia gratitudine e ammirazione per i tanti problemi inediti che sono stati affrontati, le questioni economiche ed educative; per ciò che i docenti hanno fatto, i dirigenti hanno organizzato, gli amministratori hanno reso possibile. Per tutti posso dire che i nostri alunni non sono stati abbandonati. Dopo questo anno scolastico così drammatico, guardiamo avanti con fiducia».
Uno sguardo positivo ribadito e indicato, con la logica dell’alleanza educativa, nell’omelia: «Noi siamo alleati perché ci dedichiamo a coltivare il futuro dei figli degli uomini. Io propongo l’alleanza. La Chiesa si dichiara alleata delle famiglie, perché la famiglia è la culla del futuro se genera vita, voglia di vivere e gratitudine per la vita. Ci interessano le persone, una per una, come Gesù chiama per nome i suoi discepoli perché siano apostoli. Conosciamo i ragazzi uno per uno, cerchiamo di aiutarli, di incoraggiarli, di non perderli, anche se non sempre ci riusciamo».
La speranza è rivolta al futuro da offrire a tutti. «C’è una missione da compiere, quella di essere protagonisti della storia che si deve scrivere. Non si tratta solo di un apprendimento per ripetere delle nozioni, di un addestramento per eseguire dei compiti, dei lavori, dei mestieri, come se le persone si riducessero a forza lavoro, a mano d’opera. Si tratta di far crescere una generazione di uomini e donne liberi, competenti, capaci di pensare, di spirito critico e di capacità costruttive, determinati a lavorare, a mettere a frutto i loro talenti per il bene comune, dotati di senso civico, consapevoli che si è al mondo per rispondere a una vocazione che merita di essere portata a compimento».
E, infine, la consegna: «Potremmo incontrarci su queste fondamenta che oggi si possono mettere in evidenza: la fiducia in quello che siamo e possiamo offrire; la cura per ciascuno, chiamato per nome, uno a uno; la cura per le condizioni che consentano a ciascuno di portare a compimento la loro vocazione. In particolare, invoco la benedizione del Signore per gli studenti che stanno per affrontare gli esami in questa forma a cui non siamo abituati. Personalmente aborrisco il termine “vacanze”. L’estate è tempo estivo, non tempo vuoto, non esistono tempi del nulla. Che, in questo tempo d’estate, si possano fare tante attività educative».
Anche qui, evidenti la speranza e l’auspicio: «Non solo ci venga detto tutto quello che non possiamo fare, ma anche che veniamo aiutati a portare a buon fine quello che è possibile fare».

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