Il fuoco che arde e fa ardere il cuore. Come accadde ai discepoli di Emmaus, l’icona biblica scelta per la quattro giorni delle Comunità educanti – in programma da martedì 15 al 22 settembre e per la celebrazione del mandato ai catechisti battesimali, d’iniziazione cristiana dei ragazzi, dei cresimandi adulti, agli accompagnatori dei catecumeni e agli animatori dei gruppi di ascolto della Parola di Dio. Tutti coloro che si sono riuniti in Duomo in ben 1600 per un intenso incontro presieduto dall’Arcivescovo che ha definito questo momento di riavvio, all’inizio dell’anno pastorale, «una testimonianza bella e incoraggiante».
Preceduto da un momento musicale, il rito ha alternato la lettura del capitolo 24 del Vangelo di Luca – appunto con l’episodio dell’incontro tra i due discepoli in cammino verso Emmaus e Gesù –, con la preghiera, la riflessione, una testimonianza e l’intervento dell’Arcivescovo. Accanto a lui, in presbiterio, il vicario episcopale di Settore, don Giuseppe Como, il responsabile del Servizio diocesano per la Catechesi, don Matteo dal Santo e della sezione Apostolato biblico, don Davide Bertocchi, collaboratori e le équipe del Servizio.
Tre le trasformazioni che monsignor Delpini ha suggerito ai presenti, in riferimento alla pagina evangelica, o meglio, «tre cambiamenti decisivi – come spiega – che io affido a voi con il mandato di oggi».
La trasformazione della strada
La prima trasformazione è quella della “strada”. «C’è una strada che va lontano, un cammino per separarsi della comunità, per andare via da Gerusalemme, per perdersi in un paese attraente e pericoloso. I nostri ragazzi, adolescenti, giovani, adulti se ne vanno. Percorrono strade che portano lontano, diventano estranei alla comunità cristiana, indifferenti nei confronti di Gesù. Ci assedia il sospetto di aver fallito. Non siamo riusciti a realizzare l’iniziazione cristiana. Che cosa potrebbe, allora, accendere un fuoco degli indifferenti, dei dispersi, di quelli che erano vicini e sono diventati lontani?». Chiara la risposta: «è l’incontro con Gesù che spiega le scritture».

Da qui il compito affidato ai catechisti. «Ospitare l’ardore che suscita Gesù per far risplendere la rivelazione che le scritture custodiscono».
La trasformazione dei volti tristi
La seconda trasformazione riguarda, in realtà, l’intera comunità cristiana e una società fatta oggi di «volti tristi».
«La tristezza fa ammalare il mondo e tanti ne sono contagiati», sottolinea l’Arcivescovo. «Vedo volti tristi dappertutto: nelle scuole, negli uffici, sulla metropolitana, al supermercato, in autostrada, nel parco comunale. Che cosa potrebbe trasformare il volto triste in un volto lieto? Quale ardore potrebbe purificare il mondo e bruciarne l’infelicità?». Anche in questo caso c’è un’unica una possibilità. Solo incontrare «Gesù vivo, vincitore della morte, presenza amica e attenta può vincere l’infelicità dei discepoli. Il sospetto che Gesù sia una delusione è la radice di ogni tristezza; la rivelazione che Gesù ha compiuto le promesse ed è presente, trasforma la tristezza nella gioia di Pasqua».

La trasformazione dei discorsi
Infine, un cambiamento nei discorsi che, 2000 anni fa nel dialogo dei due discepoli e anche oggi, sono segnati dai toni deprimenti del lamento, dello scoraggiamento, dell’amarezza. La gente parla per elencare problemi, per lamentarsi di tutto, per mormorare di tutti. Che cosa potrebbe trasformare le parole tristi, grigie, scoraggianti? Quale ardore potrebbe accendere il desiderio di dire parole nuove e liete? Gesù si avvicina ai discepoli tristi e li ascolta: accoglie le loro parole sbagliate, raccoglie la loro desolazione, li ascolta. Gesù si avvicina e li introduce nella luce della Pasqua.
I catechisti sanno imparare a dire l’esperienza dell’incontro con Gesù, dell’accendersi della gioia allo spezzare del pane? I catechisti portano una buona notizia che aiuta anche gli altri a riconoscere la verità bella della vita e a proclamarla con franchezza?».
«Tre trasformazioni – conclude l’Arcivescovo –, ma il principio è uno solo: l’incontro con Gesù».

Il mandato
«Posso confidare che voi siate testimoni di questo incontro nella verità della carne non solo nella nebbia delle emozioni e dei sentimenti? Io vi affido a nome della Chiesa il mandato, perché so di potermi fidare di voi».
Perché, dice ancora il vescovo Delpini alla consegna del mandato, esemplificato da un cartoncino illustrato con una fiamma e arricchito da una preghiera, «Come un fuoco che rapidamente si diffonde, così funziona l’annuncio: da persona a persona, da cuore a cuore». E, infatti, i catechisti dovranno nei prossimi giorni dividere in due il cartoncino offrendone una parte ad altri.
La testimonianza
Particolarmente significativa la testimonianza portata, durante la celebrazione, da Lucia della Comunità pastorale milanese Maria Madre della Misericordia, che diventerà catechista istituita il prossimo 17 ottobre. Un cammino di fede, il suo, raccontato con semplicità e ricco di diverse tappe, fino alla scelta di compiere il cammino biennale per divenire ministro istituito, favorita, dapprima da un sacerdote amico e, poi, dai presbiteri della Cp, ma fatta anche «di incontri, di condivisione con altre persone per l’annuncio a tutti della buona notizia. Un ministero per la comunione che mi sta profondamente a cuore, ascoltando le differenze, magari anche nei contrasti, ma puntando sempre a quell’essere un cuor solo e un’anima sola della Chiesa degli inizi». Come a dire che «da soli non si fa nulla», perché «la gioia è partire insieme per una nuova e più partecipata proposta di fede», scandisce, infatti, Lucia.





