«Benedico tutti voi, chi vi ha accompagnato, le vostre comunità: tutti e anche questa città che oggi mi sembra particolarmente confusa e arrabbiata». Dice così l’Arcivescovo in una Cattedrale nella quale risuonano le sirene e i rumori della guerriglia urbana che all’esterno sta devastando piazza del Duomo. Ma tra le navate, la celebrazione vigiliare vespertina della Dedicazione della Chiesa madre di tutti i fedeli ambrosiani, con la suggestiva liturgia per l’istituzione dei ministeri presieduta da monsignor Delpini, è l’immagine di una comunità che, nella serenità e nella gioia, si riunisce intorno ai candidati. Sette donne e sette uomini: sei catechisti, cinque accoliti e tre lettori.
Concelebrato dai sacerdoti delle parrocchie e comunità pastorali di provenienza, dal Vicario episcopale di settore don Giuseppe Como, dal responsabile del Servizio per la Catechesi don Matteo Dal Santo, con i collaboratori e dai canonici del Capitolo metropolitano, il rito è un punto di arrivo e di ripartenza, dopo due anni di formazione e discernimento, e si colloca nel cammino sinodale della Chiesa ambrosiana, sottolineando l’importanza del contributo che i laici, adeguatamente preparati, possono offrire alla vita ordinaria delle comunità cristiane. Nel 2025 in Diocesi, per le prime istituzioni volute da papa Francesco, i laici coinvolti furono 14, mentre quelli che si stanno preparando per il prossimo anno sono 34.

Dopo l’«Eccomi» degli istituendi, a tutti si rivolge l’Arcivescovo, che nella sua omelia esprime una precisa e molto concreta indicazione di come dovrebbe essere l’impegno di lettori, catechisti e accoliti.
Donare la propria disponibilità
«Una Chiesa chiusa in se stessa, preoccupata dell’organico da completare, rischia di non vedere quanti ambiti di missione sono disertati da cristiani abituati a farsi servire, piuttosto che a servire. Ma una rinnovata, lieta, coraggiosa disponibilità allo Spirito incoraggia piccoli esercizi di immaginazione e l’avviarsi di percorsi inediti per rinnovare l’annuncio del Vangelo e la convocazione dei fratelli e sorelle».
Per questo, una decina di minuti prima dell’inizio della Messa, i ministri devono trovarsi in chiesa. Per quanto riguarda i lettori, per chiarire il senso delle Letture del giorno, per «predisporre l’assemblea ad ascoltare e a cantare con prove e qualche istruzione», perché «ciascuno possa sentirsi accolto, anche a chi entra con fatica in chiesa per difficoltà motorie, chi non riesce a sentire le parole pronunciate, perché non c’è una particolare attenzione a chi ha difficoltà d’udito, chi non può leggere testi e foglietti per le difficoltà di vista».
La chiesa come casa di preghiera
Dall’«impressione che le comunità cristiane preghino troppo poco», nascono ulteriori consegne. «Mi immagino che le chiese siano sempre aperte e che ogni giorno, in un orario conveniente, ci sia una preghiera comunitaria: la Messa, se possibile, una celebrazione della parola, se c’è il lettore istituito che se ne fa carico, un’adorazione eucaristica, se c’è un accolito istituito. Ogni giorno la comunità ha bisogno di un luogo per pregare insieme, perché la casa che il Signore vuole è casa di preghiera. Non è né un museo, né un monumento per i grandi eventi. Mi immagino che per ogni “incontro di catechismo” non solo si accolgano volentieri quelli che vengono, ma si pensi anche a quelli che non vengono, non perché non vogliono, ma perché nessuno si ricorda che bisognerebbe aiutarli superando le difficoltà della disabilità e contrastando l’inclinazione all’oblio di chi non esce di casa solo perché nessuno va a cercarlo».
E ancora, immagina l’Arcivescovo, che «il Consiglio pastorale prenda in considerazione la situazione di analfabetismo in fatto di dottrina e di vita cristiana e che il catechista istituito sia incoraggiato a proporre percorsi di catechesi per adulti. Che la visita alle famiglie nel tempo natalizio o pasquale sia immaginata come una occasione di annuncio e di catechesi», perché «le attività pastorali si svolgono sotto la responsabilità del parroco, ma non possono essere avviate solo in base al numero dei preti, ma all’ardore missionario».
L’esempio della visita alle famiglie
Un esempio, quello della visita alle famiglie, che si può realizzare, suggerisce monsignor Delpini, «anche in occasione della richiesta del battesimo dei bambini, dell’iscrizione alla catechesi d’iniziazione cristiana dei ragazzi, del percorso dei fidanzati e dell’accompagnamento dei catecumeni. Il catechista istituito può rendersi utile per un’adeguata preparazione, per far conoscere metodologie, rendersi disponibile per le sostituzioni. Mi immagino che la preparazione e la organizzazione della visita sia affidata al catechista istituito: non per il banale e necessario adempimento di predisporre un calendario e un orario, ma per preparare parole da dire, i messaggi da consegnare, lo stile dell’incontro e la verifica delle reazioni».
Insomma, tutto ciò per cui sono stati istituiti i tre ministeri e che si chiarifica nell’esortazione letta dall’Arcivescovo che stende le mani, consegnando, poi, alle nuove lettrici il libro della Sacra Scrittura, agli accoliti la pisside con il Pane da consacrare e, ai catechisti la croce.





