Nel Lecchese l’Arcivescovo ha presieduto la celebrazione eucaristica nel Santuario di Santa Maria Nascente. La sua omelia è stata un vero e proprio inno alla vita, «perché merita di essere cantata, anche se intorno a me sento spesso lamenti, desolazione e rassegnazione»

di Maurizio VILLA

Domenica 10 settembre monsignor Mario Delpini, nuovo Arcivescovo di Milano, ha presieduto la concelebrazione eucaristica nel Santuario mariano di Santa Maria Nascente a Bevera, in occasione della festa patronale. Nonostante le pessime condizioni atmosferiche, moltissimi fedeli hanno partecipato con raccoglimento e con devozione alla Santa Messa, preceduta da una processione alla quale si sono uniti le autorità dei Comuni nei quali sorge la comunità pastorale e dove è frammentato il territorio della parrocchia di Bevera. Hanno concelebrato don Virginio Riva e don Ambrogio Ratti (vicari parrocchiali della Comunità pastorale), don Marco Bassani (sacerdote diocesano fidei donum), padre Antonello Rossi (superiore dei Padri Missionari della Consolata di Bevera), unitamente ai confratelli padre Enrico Redaelli, padre Antonello Rossi e padre Giuseppe Sesana.

Don Marco Tagliabue, neo parroco della Comunità pastorale Maria Regina degli Apostoli (comprendente le parrocchie di Barzago, Bevera e Bulciago), ha così salutato l’Arcivescovo: «Siamo contenti di accoglierti in questo nostro giorno di festa. È la prima Messa che celebri da Arcivescovo presso una comunità parrocchiale. Qualche tempo fa, appena era stato pronunciato il tuo nome, avevi detto che Mario non è un gran nome, come Arcivescovo di Milano. Ma in questi giorni – nel clima dei santuari mariani, e soprattutto in questa festa di inizio della storia della Beata Vergine, ma anche del tuo ministero – il tuo nome è quindi come un po’ “riscattato”, perché associato a quello di Maria. Rimane un nome umile, piccolo, ma ricco di gioia: è la gioia del Vangelo che si trasmette con la grazia di Dio».

L’omelia di monsignor Delpini si può definire un inno alla vita, enunciata con tono molto espressivo e soprattutto linguaggio appropriato, di facile comprensione, ma al tempo stesso profondo di significati: «In questa occasione, celebrando la Natività di Maria, io canto la vita, perché merita di essere cantata. Perché la vita è l’intenzione di Dio. Perché la vita è l’opera dello Spirito, come dice San Paolo: lo Spirito tende alla vita. Dunque io canto l’inno alla vita, mentre tutto intorno mi sembra di raccogliere piuttosto voci di lamento, sospiri di scontento, persino imprecazioni di ribellione, come se la vita fosse qualcosa di cui lamentarsi, un peso da portare… Sembra che in molte parti oggi si usi lamentarsi della vita. La mentalità del nostro tempo sembra insinuare in tutti noi la persuasione che noi siamo dei condannati a morte. Io invece canto l’inno alla vita perché proclamo che siamo destinati non alla morte, ma alla vita eterna e felice. Io canto perché possiamo confidare nelle promesse del Dio della vita, possiamo lasciarci condurre dallo Spirito che tende alla vita. E canto la bellezza, l’altezza, la chiarezza di essere uomini, donne, persone chiamate a libertà. Io canto Maria, la giovane donna di Nazareth, la piena di grazia, una persona viva, una persona fatta di storia e di fede, di lutti e di paure, di domande e di canto, fatta di affetti e di progetti. Canto l’inno alla vita. Questa vita fatta di persone libere, che devono scegliere, assumere responsabilità, intraprendere un cammino e portare a compimento la loro vocazione… Ecco, canto alla vita e alla libertà dello Spirito. Canto a questo gusto di scegliere, di decidere, di impegnarsi, mentre tutt’intorno mi sembra di vedere una specie di desolazione, della rassegnazione; mi sembra di percepire la tristezza di persone che si sentono predestinate alla sconfitta, che si sentono vittime del destino, che si sentono come imprigionate nella schiavitù del vizio, o nella noia della mediocrità, o nell’insignificanza del loro destino. Persone che si sentono scoraggiate, perché dicono: “Ma io cosa posso fare in questo mondo, cosa conto, che ruolo ho; non conto niente, non sono considerato da nessuno, non posso cambiar nulla…”. Ecco, io oggi sono venuto qui a cantare la libertà di Maria che ha detto di sì e, dicendo di sì, ha avviato la storia dell’umanità. E dunque io voglio cantare l’inno a questa libertà di vivere, di scegliere, di decidere, di comprendere che la nostra vita è una vocazione. Perciò canto l’inno alla vita e invito anche voi a cantare con me…».

E prima della benedizione l’Arcivescovo si è rivolto all’assemblea con queste parole: «È la prima Messa che celebro come Arcivescovo in una Comunità pastorale, in un santuario dedicato alla Madonna: Quindi sono un po’ emozionato e invoco una grazia speciale nella prima Messa. Ma se c’è una grazia speciale vorrei darvela tutta, vorrei che voi poteste tornare a casa portando la benedizione del Signore con questa persuasione: la mia vita è benedetta dal Signore e, quando nei giorni più bui le cose sembrano andare male, mi dico “posso farcela, perché la mia vita è benedetta dal Padre”». Al termine della Messa Delpini si è concesso all’incontro con la gente, prima in chiesa e poi sotto il tendone-ristorante, dove ha condiviso l’agape fraterna con i sacerdoti presenti, si è congratulato con i volontari e si è concesso al bagno di folla e a numerosi selfies.

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