Tradizionale appuntamento di inizio anno pastorale, un’occasione di confronto e dialogo con chi guida il cammino della Chiesa ambrosiana. Parla monsignor Agnesi

di Luisa BOVE

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A pochi giorni dall’apertura del nuovo anno pastorale l’arcivescovo Mario Delpini incontra i decani della Diocesi, i membri del Consiglio episcopale milanese e i responsabili degli uffici di curia. L’appuntamento è per lunedì 2 e martedì 3 settembre al Centro pastorale di Seveso (via San Carlo 2), dove alla prima giornata parteciperanno anche i rappresentanti dell’Usmi (religiose), Cism (religiosi) e Ciis (istituti secolari), in tutto una novantina di persone. «L’assemblea dei decani ha la caratteristica di essere operativa – spiega infatti il Vicario generale monsignor Franco Agnesi -, coinvolgendo coloro che sul territorio ambrosiano rappresentano l’elemento nevralgico che fa passare la “corrente” buona, non solo pungente, capace di incoraggiare e dare fiducia al cammino che stiamo compiendo».

La prima giornata, a partire dalla proposta pastorale dell’Arcivescovo, sarà ricca di contenuti…
Sì, sono tre i temi messi a fuoco. Si inizia dalla proposta pastorale La situazione è occasione, già conosciuta, ma che verrà illustrata dall’Arcivescovo in dialogo con i decani. La seconda riflessione riguarda la fraternità fra il clero e la formazione permanente, a partire da contenuti, modalità, forme e regia che i decani devono attuare nella cura dei preti e del loro ministero. Si tratta di trovare le formule per farlo: per alcuni appuntamenti (come gli incontri nelle Zone pastorali con l’Arcivescovo) risulta facile, per altri invece occorre più fantasia.

Ci sarà un’attenzione particolare anche ai consacrati e ai laici?
Sì, perché l’ambito della vita del clero comprende anche la dimensione di fraternità e di servizio che coinvolge i consacrati e i laici: è bene quindi che siano formati in modo comunitario e condiviso. Questo tema è una scommessa: si tratta di percorrere insieme i sentieri di vita fraterna che ricadono sulla formazione tra il clero non chiusa in se stessa, ma aperta anche a coloro che, tra consacrati e laici, si fanno carico della responsabilità pastorale.

E la terza riflessione su cosa punta?
Sull’attuazione del Sinodo minore “Chiesa dalle genti” nel territorio. Dal testo sinodale è emersa la necessità di rivedere il volto della Chiesa, in particolare i decanati e gli strumenti di partecipazione. In realtà l’Arcivescovo allarga il discorso e dice: dobbiamo domandarci se siamo consapevoli che siamo già Chiesa dalle genti e come la stiamo vivendo. Questo lavoro non può durare una stagione perché, dopo la scoperta della Chiesa dalle genti presente nei nostri territori, dobbiamo domandarci come servirla, custodirla, incoraggiarla e raccoglierla. Ne parleremo con i decani attraverso presentazioni, ascolto di esperienze in atto e testimonianze. Lunedì sera avremo anche un concerto del Coro Elikya, una delle espressioni visive più interessanti della Chiesa dalle genti, che si propone nella sua attrattiva, bellezza e capacità di coinvolgimento.

I lavori continueranno con comunicazioni sulla Curia e sulla vita pastorale…
La seconda giornata sarà dedicata all’attività di governo della Diocesi, quindi su alcuni ambiti che si stanno riorganizzando (Ufficio amministrativo, Avvocatura, Pastorale scolastica…) e sui nuovi scenari pastorali sempre soggetti a modifiche perché il mondo cambia (salute, ecumenismo e dialogo interreligioso, cultura, politica e bene comune). Concluderemo con alcune comunicazioni relative al cammino della Diocesi.

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