Pierluigi Malavasi, direttore dell’Alta Scuola per l’Ambiente dell’Università cattolica del Sacro Cuore, commenta l’enciclica «Laudato si’», «che sollecita ad elaborare e a praticare un modello di sviluppo equo e sostenibile»

di Pino NARDI

Pierluigi Malavasi

«L’unità dell’esperienza, tra intenzione di approfondire i problemi e scelta individuale, accompagna la lettura dell’enciclica, che sollecita a elaborare e a praticare un modello di sviluppo equo e sostenibile». Pierluigi Malavasi, direttore dell’Alta Scuola per l’Ambiente (Asa) dell’Università cattolica del Sacro Cuore, commenta l’enciclica di papa Francesco Laudato si’.

Professore, come ha accolto questa enciclica?
L’enciclica è un canto, una lode a Dio e alle sue creature, il cui esordio è tratto dal contenuto e dal linguaggio delle Laudes creaturarum (o Cantico di frate sole) di san Francesco. È un mondo e racconta di popoli in cammino. È un’invocazione e salgono al cielo urla di dolore per trasformare la violenza in conversione. Questa è la scelta di papa Francesco. Attraverso le Laudes, datate tra il 1225 e il 1226, richiama a quella novità della letteratura italiana delle origini che l’enciclica ripropone come un emblema e un’esigenza dell’evangelizzazione oggi. Con un nuovo linguaggio, quello della prossimità e della gratitudine, della lode e della lotta per la giustizia, l’amore e la pace. Niente di questo mondo ci è indifferente.

Il Papa sostiene che «un vero approccio ecologico diventa sempre un approccio sociale, che deve integrare la giustizia nelle discussioni sull’ambiente». Come valuta questa lettura?
Fin dal suo esordio sul soglio pontificio, Francesco parla della vocazione del custodire. Che abbraccia l’intero creato e «ha una dimensione che riguarda tutti». Nell’omelia del 19 marzo 2013, nella solennità di san Giuseppe, dedica al mondo le parole «dell’aver cura di ogni persona, con amore, specialmente di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore». Francesco indica la via della riconciliazione tra ecologia umana ed ecologia ambientale, tra diritti delle persone e salvaguardia del pianeta. Indirizza il suo pensiero alla fragilità, che chiede di essere accolta, e alla responsabilità umana, «custode» della bellezza della creazione. Offre le indicazioni per «una nuova saggezza ecologica». Ed è il linguaggio che con «confidenza» e «tenerezza» indica la profondità della sfida. L’adozione di un lessico popolare, comprensibile a tutti e coinvolgente, è la scelta che introduce all’ecologia integrale di papa Bergoglio. Espressione peculiare dell’accostamento del pontefice, articolata e approfondita in vari testi successivi, è la vocazione del custodire intrecciata in modo indissolubile alla nozione di responsabilità.

La salvaguardia del creato è un tema caro agli ultimi pontefici. E l’enciclica arriva alla vigilia dei 50 anni dalla chiusura del Concilio…
Certo, a 50 anni dalla chiusura del Concilio Vaticano II, l’enciclica ne riprende lo spirito di apertura verso il mondo contemporaneo, di gioia e speranza. L’educazione, per coltivare e custodire i doni di Dio, è coscienza critica, invocazione e progetto. Coscienza critica rispetto alla banalità del male, all’avidità dello sfruttamento delle risorse che sfocia nella distruzione. Invocazione di un rinnovamento della terra, di una Pentecoste che trasformi e vivifichi, di uno Spirito creatore che si diffonda e rigeneri la fraternità umana. Progetto come cura delle relazioni e promozione del dialogo a sostegno di un’ecologia della mente e dei comportamenti. Progetto e pedagogia dell’ambiente per camminare, costruire e confessare la gioia della fede.

Custodia del creato ed Expo: nel messaggio all’Esposizione universale il Papa ha anticipato alcuni temi, tra i quali la globalizzazione della solidarietà…
Una tra le questioni chiave dell’enciclica sulla cura della casa comune è proprio la richiesta di globalizzare la solidarietà. Nel messaggio inaugurale in occasione dell’Expo, papa Francesco richiama la rilevanza della manifestazione per comprendere i drammi del cibo, tra abbondanza e scarsità, denutrizione e obesità. Il tema dell’Esposizione deve tradursi «nella coscienza dei volti di milioni di persone che oggi hanno fame, che oggi non mangeranno in modo degno di un essere umano». È un metodo, quello a cui Francesco ci accosta, che unisce l’argomentazione all’agire personale. Persiste il paradosso: c’è cibo per tutti gli abitanti della terra, ma lo spreco e le disuguaglianze socioeconomiche richiedono di rigenerare la fraternità. Tutto parte da lì: dalla percezione dei volti.

Quali ricadute potrà avere l’enciclica nell’impegno mondiale contro inquinamento, degrado e fame?
La stesura dell’enciclica incrocia le principali questioni ambientali, che hanno una dimensione globale e precede di alcuni mesi l’United Nations Climate Change Conference (COP21), principale appuntamento internazionale del 2015 (30 novembre-11 dicembre) sullo stato del pianeta. Nel simposio che si terrà a Parigi le Nazioni sono chiamate a prendere ufficialmente posizione sul cambiamento climatico, problema che sintetizza in modo icastico la sostanziale noncuranza con cui le politiche internazionali hanno trattato il pianeta. Laudato si’ incoraggia, promuove e sostiene l’esigenza di una governance dello sviluppo umano, di buone pratiche di ricerca e formazione su scala internazionale e locale: accordi politici multilaterali e progetti dei territori richiedono responsabilità e cooperazione.

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