L’enciclica riletta da un “fidei donum” ambrosiano in Perù: «Molte volte proprio quello che possediamo ci toglie la libertà di vivere relazioni fraterne e gioiose»

di don Gianbattista INZOLI
Fidei donum ambrosiano a Huacho (Perù)

volontari Huacho (Perù)

Leggendo l’enciclica Laudato si’ mi sono lasciato condurre, come chi si lascia guidare dalla curiosità, dallo stile di papa Francesco: diretto e semplice, capace di valorizzare il lavoro e la parola delle diverse Chiese, delle Conferenze episcopali nel mondo, delle persone di altre confessioni, di studiosi esperti in materia. E così, condotto per mano, sono giunto alla fine, raccogliendo anche i piccoli suggerimenti che i bambini possono comprendere e vivere, come l’invito a pregare ringraziando per il cibo, quando ci sediamo a tavola.

Poi mi sono soffermato e mi sono riconosciuto in una lettura non settoriale dell’ecologia, ma capace di toccare gli orizzonti più profondi dell’uomo, i desideri più grandi, vedendo come questa enciclica si inserisca bene in tutto il pensiero sociale della Chiesa, con chiari collegamenti a Caritas in veritate per il tema dell’economia mondiale (con la riflessione sulla sobrietà e sulla solidarietà) e con una chiara visione derivata dalla sensibilità della Chiesa latino-americana circa la scelta preferenziale per i poveri, per gli ultimi, esclusi nella grande scena del mondo. I poveri sono coloro che per primi pagano, di persona, l’uso e l’abuso della natura, delle acque, dell’energia, della tecnologia. L’enciclica ci insegna un modo semplice di dialogare con tutti e di valorizzare tutti, ma anche di andare in profondità, riconoscendo le implicanze universali di un piccolo gesto quotidiano.

Mi sono sentito provocato a declinare, con semplicità, nella mia realtà questa riflessione alta.

Un invito alla conversione

Ciò che avanza sulle nostre tavole, nei nostri armadi, nelle nostre soffitte e scantinati è sottratto ai poveri, come diceva Sant’Ambrogio citato nella Populorum Progressio: «Non è del tuo avere, che tu fai dono al povero; tu non fai che rendergli ciò che gli appartiene».

Il cammino missionario è un cammino dove impari ad avere sempre meno esigenze, perché l’incontro col povero ti permette di vedere che è possibile vivere felici con poco o con nulla. Quello che ci manca, molte volte, è proprio quello che possediamo, che ci toglie la libertà di vivere relazioni fraterne e gioiose. Solo quando riusciamo a condividere quello che siamo e quello che abbiamo, diventiamo umanità nuova, umanesimo nuovo. Molte volte, visitando la casa dei poveri esco con in mano qualcosa, normalmente un frutto, un piatto di cibo. È la bellezza della solidarietà. «Ecologia è allora un appello a una profonda conversione interiore» (Ls 217). Una conversione che tocca il modo di pensare, di vivere il quotidiano, la cultura, il riposo, le comodità, le risorse economiche ed energetiche, il mio modo stesso di pregare.

L’enciclica è anche un invito alla ricerca e al dialogo su questi temi cruciali e importanti per il futuro dell’umanità. Dove la misura del bene è da misurarsi a partire dagli ultimi, ovunque si trovino.

 

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