Il teologo ambrosiano insignito in virtù della sua grande conoscenza di San Tommaso d’Aquino e in generale del pensiero medievale: «Un riconoscimento che onora anche la Chiesa di Milano»

di Annamaria Braccini

Festa dei Fiori 2013
Monsignor Inos Biffi

Il riconoscimento è prestigioso – il “Premio Internazionale Bonifacio VIII per una cultura di pace: Città di Anagni 2021” -, così come di alto profilo spirituale e intellettuale è monsignor Inos Biffi, al quale il Comitato scientifico con il suo presidente, monsignor Enrico dal Covolo (assessore del Pontificio comitato di scienze storiche), ha deciso di conferirlo. Nelle motivazioni si legge, infatti che monsignor Biffi, sacerdote ambrosiano, teologo di fama internazionale, professore emerito presso la Facoltà teologica dell’Italia settentrionale e la Facoltà di Teologia di Lugano, «è uno dei massimi conoscitori del pensiero di san Tommaso d’Aquino e in generale del pensiero medievale».

A lui abbiamo chiesto con quale spirito riceve il premio: «Mi ha colpito questa scelta quando mi è stata comunicata l’assegnazione, perché non avevo una particolare conoscenza di tale riconoscimento, anche se devo dire che Bonifacio VIII mi ha sempre attratto, avendone avuto grande stima. Era un uomo ferreo, certamente con dei limiti, ma aveva un profondo senso della Chiesa e della sua autorità, rappresentando, quindi, ai miei occhi una figura di grande prestigio, mentre quella di Celestino V mi pare – a prescindere dalla santità – una figura piuttosto scialba».

Nel titolo del Premio conferitole dall’Accademia Bonifaciana si parla di «una cultura di pace». Quale contributo può dare alla pace dei nostri giorni la conoscenza della teologia medievale?
Credo che l’insegnamento possa essere rinvenuto nella possibilità del superamento di contrasti che, senza puntigliosità, potrebbero essere sciolti, credendo che, con buona volontà, è sempre possibile un’intesa: se non una coincidenza, ma almeno una coesistenza di idee e opinioni.

Lei è sacerdote diocesano, docente, membro di diverse Accademie e dottore honoris causa della Biblioteca Ambrosiana. La cultura continua a essere un aspetto peculiare della nostra Chiesa?
Penso di sì. Per esempio porto nel cuore la figura di Sant’Ambrogio, della cui Opera Omnia bilingue sono stato co-curatore. A lui ho dedicato le mie più vive energie, nel metterne in luce l’afflato poetico, la capacità singolare di governo, la mistica insospettabile e sorprendente.

Questo riconoscimento onora, anzitutto, lei, ma anche la Chiesa ambrosiana…
Chiaramente rendo grazie a Dio di questo premio e ne sono contento, ma credo che faccia onore anche alla mia Chiesa, la Chiesa di Ambrogio, la Chiesa di Milano.

 

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