L'ultima celebrazione diocesana presieduta dal cardinale Tettamanzi fu la processione eucaristica del 2014, in occasione del suo 80° compleanno. Riproponiamo la cronaca di quella serata

di Annamaria BRACCINI

Tettamanzi_Corpus Domini

L’ultima celebrazione diocesana presieduta dal cardinale Tettamanzi fu la processione eucaristica del Corpus Domini del 18 giugno 2014, in occasione del suo 80° compleanno. Riproponiamo la cronaca di quella serata.

Un inno, una preghiera, per ritrovare il dono la gioia, la cui fonte inesauribile è il Signore con il suo amore per noi, per ognuno di noi e per la vita del mondo intero. È questa la speranza, che si fa auspicio, nelle parole con cui il cardinale Tettamanzi conclude la Processione diocesana del Corpus Domini, da lui guidata alla presenza del cardinale Scola, dopo la Celebrazione presieduta nella chiesa di San Luigi Gonzaga. Come sempre un momento importante, che riassume in sé il significato pieno del mistero eucaristico, ma che quest’anno è anche un’occasione, voluta espressamente dall’Arcivescovo, per dire grazie al predecessore per il suo ministero episcopale a Milano, svolto dal 2002 al 2011, e per festeggiarne l’80° compleanno. «Ascoltare il suo messaggio che ci aiuti a continuare con gioia e fiducia ad andare incontro all’umano per annunciare il Vangelo», aveva infatti scritto il cardinale Scola nell’annunciare la scelta di celebrare insieme il Corpus Domini.

Ed è, appunto, una festa della fede ed ecclesiale, quella che muove con la Processione eucaristica dalla popolosa parrocchia di San Luigi alla volta della chiesa San Michele Arcangelo e Santa Rita, nel Decanato Vigentino, per le vie di una periferia, come quella della zona Corvetto, segnata dall’immigrazione e dalla presenza di tanti anziani.

Concelebrano il cardinale Scola, moltissimi sacerdoti, il Capitolo metropolitano, i vescovi ausiliari, i futuri tre nuovi vescovi, i Vicari episcopali. Ci sono i gonfaloni della Città di Milano, della Provincia, della Regione – istituzioni rappresentate rispettivamente dall’assessore Granelli, dal vicepresidente della Giunta provinciale Maerna e di quella regionale Mantovani -, accanto alle insegne delle Associazioni di volontariato, dell’Azione Cattolica, delle articolazioni ecclesiali e dei Movimenti, dell’Università Cattolica; non mancano i Diaconi permanenti, i Ministri straordinari dell’Eucaristia, i religiosi, le suore, i membri dei Consigli Pastorali, delle Confraternite e degli Ordini cavallereschi di antica memoria.

E, poi, naturalmente c’è la gente, migliaia di fedeli che in San Luigi ricevono prima l’Eucaristia e, poi, in processione, pregano e seguono in silenzio, accompagnano con il canto. In tanti si affacciano alle finestre, dove piccole fiammelle sono accese, qualcuno si inginocchia ai bordi della strada, mentre ci si fa guidare dal Vangelo, da brani delle epistole paoline e di Giacomo e, non a caso, dalle parole dell’Esortazione apostolica Evangelii Gaudium di Papa Francesco che «indicano l’urgenza dell’evangelizzazione nel mondo attuale».

Tra le mani dell’Arcivescovo emerito, che lo porta nel prezioso ostensorio ambrosiano, è il corpo del Signore che passa per le strade della grande metropoli – molti i musulmani che osservano fuori dai loro negozi ancora aperti -, è la “Gioia del Vangelo, la gioia eucaristica”, come si intitola quest’anno il Corpus Domini, che si fa presente e si mostra per intero dove ormai vive e convive il mondo con tante nazionalità e colori diversi, nei viali problematici della periferia dai nomi noti, con i palazzi della moderna edilizia popolare e quelli delle “minime”, ma anche nelle piccole traverse in cui sopravvivono le basse case d’epoca abitate da chi è qui da sempre.

E il cardinale Tettamanzi, allora, dà voce al «al grido che sale dal cuore come risposta della nostra fede a quanti, in un mondo travagliato e spesso disperato, sono tentati di ritenere che la gioia non esista, che sia un grande inganno, una tremenda e irreparabile illusione». «Rinnova in noi la tua gioia, Signore»: chiede, Tettamanzi, a nome di tutti, di vedere questa gioia con gli occhi, sentirla con le orecchie, di toccarla con le mani, di saperla portare, come missionari e testimoni credibili, con i piedi che percorrono «il campo che è il mondo».

«Questi occhi non sono sempre occhi pieni di gioia. Guariscili dalle invidie, dai pregiudizi, dai sospetti, dalle chiusure e rendili capaci di scoprire i segni della tua presenza accanto a noi e in noi», scandisce, aggiungendo: «Mentre ancora abbondano attorno a noi i profeti di sventura e i maestri di tristezza e di sfiducia, le nostre orecchie sperimentino la gioia di lasciarsi riempire della tua Parola». La preghiera è anche per la guarigione delle nostre labbra: «Liberale dalla chiacchiera, dalla maldicenza e dalla lamentela che feriscono la comunità ecclesiale e la società civile. Dona la gioia di vivere incoraggiandoci a vicenda, tutti insieme, con parole di saggezza, di rispetto, di stima e di amore».

Il pensiero è alle mani – al concreto di chi soccorre nella sofferenza – e ai piedi che sanno camminare per il mondo senza paura. «Le nostre mani siano guidate a costruire, a unire, a incoraggiare, a sostenere; mani così forti, così libere, così abitate dalla gioia che non teme più nulla da saper fermare la mano che ruba, la mano violenta, la mano che rovina il mondo. I nostri piedi che stasera hanno percorso le strade della città conoscano la fatica e la gioia di attraversare il mondo, di percorrere le strade dei nostri paesi e di inoltrarsi nelle vie dell’esperienza umana, portando la testimonianza luminosa e coraggiosa della tua vita risorta, Signore. I nostri piedi conoscano la gioia missionaria di essere cristiani che escono dalle abitudini comode, dai rifugi timorosi, dalle pratiche stanche e vuote».

In San Michele e Santa Rita – molti i fedeli aggiuntisi strada facendo – risuona la professione di fede, il canto dell’adorazione e la benedizione eucaristica portata dal cardinale Tettamanzi in chiesa e all’esterno, sulla piazza e che pare portare la gioia e la pace implorate dal Signore che si fa vicino.

E, infine, prima di un lungo applauso e dello stingersi attorno a loro della gente, il saluto e l’abbraccio calorosissimo tra i due Cardinali, con Scola che dice: «Grazie dell’ampiezza della testimonianza che ha svolto come Arcivescovo e che continua a svolgere. Faremo nostra la sua esortazione e preghiera al termine di questo gesto così significativo che, attraverso la partecipazione anche delle autorità civili, mostra il nesso con la vita buona di cui ha tanto bisogno la nostra città». Il riferimento è alle tragedie di questi giorni: «Pensiamo al travaglio di queste morti violente, a coloro che ci hanno lasciato, come vittime e ai loro familiari, a quanti hanno alzato la mano contro il fratello in termini così inconcepibilmente inaccettabili. Guardiamo loro con gli occhi della misericordia, dando il tempo dell’espiazione e del riscatto

Portiamo nel cuore l’incorporazione a Gesù che questa celebrazione ci documenta e ci testimonia. Cerchiamo di vivere bene questo tempo estivo che ci attende anche nella preghiera e nel raccoglimento, non dimenticando gli anziani che sono spesso soli, i malati, gli immigrati, i carcerati e tutti coloro che sono nel bisogno. Affidiamoci alla Madre del Signore e, in questa sorta di Santuario a lei dedicato, anche a Santa Rita, perché ci accompagni in ogni nostra giornata».

L’invito è a ritrovarsi tutti in Duomo, sabato 28 giugno, per l’ordinazione episcopale dei tre nuovi Vescovi ausiliari.

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