Questo il titolo del volume curato da monsignor Paolo Martinelli e pubblicato da Glossa, che raccoglie le relazioni tenute in Diocesi nel corso dell’Anno dedicato alla Vita consacrata. I contributi dei responsabili di Cism, Usmi e Ciis

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Monsignor Paolo Martinelli

La Vita consacrata «sta attraversando una stagione che definirei più di transizione piuttosto che di crisi». Così afferma don Claudio Silvano Cacioli, Ispettore Salesiano e presidente Cism Lombardia, nel volume curato da monsignor Paolo Martinelli (Vescovo ausiliare e Vicario episcopale per la Vita consacrata maschile) Custodi dello stupore. La Vita Consacrata: Vangelo, profezia e speranza, (Glossa Editrice), che raccoglie le relazioni tenute nelle diverse giornate di studio che hanno accompagnato l’Anno della Vita Consacrata (29 novembre 2014 – 2 febbraio 2016), promosse dall’Arcidiocesi di Milano e dalla Conferenza Episcopale Lombarda, in collaborazione con il Centro Studi di Spiritualità della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale e gli organismi di comunione della vita consacrata (Cism-Usmi-Ciis).

Il volume

I diversi autori discutono sulla situazione della Vita consacrata oggi, considerando i cambiamenti epocali in atto dal punto di vista culturale, sociale e antropologico. Il quadro che ne emerge mostra la necessità di scelte coraggiose. La Vita consacrata ritrova autenticità quando non teme la storia e assume le sfide del tempo presente come ingredienti della propria esperienza spirituale, mostrando i tratti dell’uomo nuovo rinato nel battesimo. Abbandonata ogni sterile autoreferenza, la Vita consacrata è chiamata a una fattiva immanenza nel popolo di Dio. A sua volta la comunità cristiana deve riconoscere l’essenzialità di questo carisma peculiare alla vita e alla missione della Chiesa. In questo modo la Vita consacrata, fedele al Vangelo di Cristo, sarà capace di profezia, sostenendo i fratelli e le sorelle nella perseveranza, anche nel tempo della “cultura del provvisorio”; sarà segno della pienezza escatologica a cui tutti sono chiamati, mostrando la capacità straordinaria della sequela di Cristo di umanizzare la vita.

Sfidati a uscire

«A fronte di certezze che hanno caratterizzato per decenni uno stile di vita comunitaria, un impegno apostolico e un ruolo all’interno della concreta esperienza ecclesiale di un territorio – scrive ancora don Cacioli – siamo sfidati a uscire verso una terra di cui non conosciamo ancora né i confini, né le potenzialità, né gli immancabili rischi». Come vivere questo tempo? Tra vita consacrata e Chiesa particolare è necessaria «una sincera e reciproca conoscenza e collaborazione nella quotidianità della vita» e «non solo nei momenti di crisi, di fatica, di decisioni gravi da assumere». Ciò richiede «una profonda revisione degli organismi di partecipazione, sia a livello diocesano, sia nella vita consacrata, capace di abbandonare il solo criterio della rappresentatività per un confronto sereno e schietto sulla concretezza delle sfide che ci accomunano nella quotidianità». Ai Pastori si chiede di richiamare «la Vita Consacrata al suo insostituibile compito nella Chiesa e nella Società: offrire al mondo, in particolare ai giovani, la testimonianza gioiosa, visibile, credibile e comunitaria che “Dio esiste e il suo Amore può colmare una vita” (Cost. Sal.)».

Comunione nella fraternità

Nello stesso volume Madre Paola Paganoni, Superiora Generale delle Orsoline di San Carlo e presidente Usmi Lombardia, scrive che come religiose «stiamo imparando a pensarci, più di quanto fosse accaduto prima, dentro lo spazio concreto della Chiesa locale», innanzitutto vivendo «in modo più comunionale la vita fraterna», perché questo è «uno dei segni più visibili e leggibili dai nostri contemporanei». Dall’altra parte «la Chiesa locale ha imparato e sta imparando, essa pure, talvolta con qualche difficoltà, a conoscere la natura della vita consacrata superando una visione solo strumentale di essa». Si tratta di vivere «nella disponibilità all’aiuto reciproco, alla comunicazione profonda, come vita consacrata in una rete di presenze, in progettualità condivise intercongregazionali, con presbiteri, associazioni diocesane, laici, caratterizzate da una “sinodalità” vissuta e operante».

L’importanza degli Istituti secolari

Maria Rosa Zamboni, segretaria del Ciis di Brescia, ricorda l’importanza degli Istituti secolari. Si tratta di «cristiani che vivono la loro consacrazione in mezzo al mondo e che lavorano per la sua santificazione, rimanendo in mezzo a esso». Infatti «il luogo della nostra testimonianza è l’umano»; nella Chiesa locale «vi attinge la forza e la grazia per poter essere nel mondo». Si tratta non solo di «portare la Chiesa e il suo insegnamento al mondo», ma anche «il mondo alla Chiesa, far conoscere le istanze, i problemi, i progetti dell’uomo contemporaneo». Così «offriamo ai Pastori la nostra collaborazione perché la Chiesa tutta continui a camminare a fianco dell’uomo contemporaneo».

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