Per iniziativa del parroco, del sindaco e delle associazioni attivato un servizio di consegna a domicilio della spesa e dei farmaci agli anziani

di Sabino ILLUZZI

muggio Cropped

La situazione che stiamo vivendo è certamente drammatica ma può essere occasione per fare del bene, per riscoprire il senso di comunità, per dar vita con creatività a forme inedite di vicinanza alle persone, soprattutto le più deboli.

È quanto sta avvenendo nella città di Muggiò dove le parrocchie, l’amministrazione comunale e numerose associazioni hanno dato vita a una rete sociale, nello spirito di quella alleanza per il bene spesso sollecitata dall’arcivescovo di Milano, per aiutare chi è più fragile e più esposto ai rischi del coronavirus: gli over 65.

A Muggiò gli over 65 sono circa 9 mila e di questi oltre 1.400 rappresentano un nucleo familiare singolo. Nell’ambito delle iniziative promosse per affrontare l’emergenza sanitaria il Comune, le parrocchie, le associazioni di volontariato e la Società Multiservizi hanno attivato tre servizi essenziali per i cittadini con più di 65 anni: consegna a domicilio della spesa, dei farmaci e dei pasti. Le realtà caritative coinvolte nel progetto hanno ottenuto dalla Fondazione Comunità Monza Brianza una donazione di 10 mila euro per poter acquistare il cibo per la distribuzione ai poveri. Promotori dell’iniziativa il sindaco, Maria Fiorito, e il parroco, don Maurizio Tremolada, che hanno contattato le associazioni della città trovando subito una risposta generosa ed entusiastica, che a oggi coinvolge quasi 200 volontari.

Il servizio è molto semplice, chi ha bisogno telefona segnalando la lista di generi alimentari o di medicinali di cui necessita. I volontari si preoccupano di organizzare poi il ritiro e la consegna di alimenti e di farmaci. La rete è ormai collaudata e riesce a evadere le richiese in giornata, più efficiente dei grandi supermercati. L’organizzazione non è banale, perché tutto deve essere costruito in modo che le persone non si incontrino, se non per la consegna di guanti e mascherine. E poi ci sono le attenzioni da tenere nello svolgimento del servizio, per cui ad esempio per le famiglie in quarantena è stato creato un sistema per fare credito evitando il passaggio di soldi potenzialmente infetti. Tutto gira su Whatsapp. La città è stata divisa in 4 zone e in ciascuna operano un paio di associazioni.

«Con la nostra associazione Polis insieme a Caritas – racconta Emi Colombo – ci occupiamo del centro. Siamo una settantina di persone tra cui oltre 40 giovani sotto i 25 anni, alcuni dei quali si stanno impegnando per la prima volta in un gesto di carità, di volontariato. Tutti abbracciano la circostanza, per come si presenta, con l’intuizione che dietro al loro gesto di generosità ci sta un bene per loro – anche se, a volte, non messo a fuoco con chiarezza – e un bene per le persone a cui rendono un servizio. Di tanto in tanto sulla chat in cui passano turni e avvisi inviamo qualche articolo o discorso che sta aiutando a recuperare le ragioni di tutto questo darsi da fare, sperando che queste testimonianze possano essere utili per tutti».

«Sicuramente – continua Emi – quella che stiamo vivendo con tutte le altre associazioni – da Caritas alla San Vincenzo, al Banco Alimentare, ad Afi, alle parrocchie – è un’esperienza forte di presenza cristiana che si interroga e mette in gioco le nostre persone nella loro interezza, con le abilità personali, le competenze professionali e la disponibilità semplice, che prende la forma delle risposte concrete di fronte al drammatico bisogno che ci circonda. Parlando con gli anziani per raccogliere gli ordini per la spesa, abbiamo capito che molti di loro, pur sostenuti dalla fede, stanno vivendo la solitudine del loro isolamento con ansia: lo smarrimento nasce dal fatto che non capiscono fino in fondo cosa sta accadendo ma percepiscono che proprio loro sono i soggetti più vulnerabili. Per provare a dare conforto abbiamo pensato al “caffè in compagnia”, una telefonata nel pomeriggio per sapere come stanno o per recitare insieme una decina del Rosario. Anche in questo caso non sono mancati amici che si sono prestati al gesto. Non si tratta di fornire un supporto psicologico, ma semplicemente di condividere un momento: come ci ha detto il Papa, “siamo tutti sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati , ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, bisognosi di confortarci a vicenda… L’inizio della fede è saperci bisognosi di salvezza”».

Continuando a parlare con le associazioni scopri un altro aspetto carico di speranza. I ragazzi coinvolti non si stanno limitando a distribuire medicinali e spese, ma si sono prestati a supportare l’attività di Caritas e San Vincenzo che hanno volontari mediamente anziani, tenuti quindi a stare in casa in questo periodo. Una sorta di scambio valoriale e generazionale. La Commissione per l’animazione sociale della Zona pastorale V ha condiviso con l’arcivescovo sentimenti di ammirazione e stima per questa iniziativa, che – diciamo dal basso – sta concretizzando quell’alleanza desiderata dai sindaci e dalle comunità cristiana della Zona per costruire insieme percorsi di ecologia integrale con a tema il «prendersi cura insieme della città». In questa situazione-occasione, l’alleanza sta avvenendo senza un «progetto», come a richiamarci che è Gesù in realtà che opera, sostenendo «il cammino di un popolo che è disposto a pensare insieme, a lavorare insieme, a sperare insieme», scrive l’arcivescovo in Benvenuto, futuro!, il Discorso alla città per sant’Ambrogio 2019.

 

 

 

 

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