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Percorsi ecclesiali

La Visita pastorale 2023-2024

Sirio 26 - 31 maggio 2024
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Intervista

Cinisello Balsamo, il gusto delle cose nuove

Così il decano don Federico Bareggi descrive la ripresa delle attività seguita alla pandemia nel Decanato in queste settimane visitato dall’Arcivescovo: «A lui chiediamo come essere Chiesa in questa città»

di Cristina CONTI

21 Novembre 2023
La celebrazione cittadina del Corpus Domini nel giugno scorso

Nei giorni scorsi è iniziata la Visita pastorale dell’Arcivescovo nel Decanato di Cinisello Balsamo, nella VII Zona pastorale. «Il nostro Decanato corrisponde alla città – spiega il decano, don Federico Bareggi -. In tutto ci sono 74 mila abitanti e 7 parrocchie. Due, Sant’Eusebio e San Giuseppe, che si trovano a nord, hanno formato una Comunità pastorale che si è realizzata dopo due anni. C’è una bella collaborazione tra le diverse realtà perché si punta molto sulla pastorale cittadina. In modo particolare per quanto riguarda la pastorale giovanile ci sono due preti giovani a servizio della città e suore ausiliarie diocesane a Sant’Eusebio».

Dopo la pandemia la frequenza alle attività è ripresa regolarmente?
Le attività sono riprese, il pieno ritmo si sta conquistando. Sicuramente siamo in un periodo in cui i numeri sono destinati a crescere, ma alcuni hanno comunque perso il passo. Quest’anno stiamo facendo il recupero dei Battesimi degli ultimi tre-quattro anni. Quasi tutto sta ripartendo con il gusto delle cose nuove. La frequenza della Messa subito dopo la pandemia era del 5% degli abitanti, adesso siamo arrivati al 6%. Anche nei percorsi di catechismo si nota la ripresa. Certo, alcune annate sono diverse dalle altre, ma c’è il desiderio forte di vivere insieme: qui la gente non è schiva.

Don Federico Bareggi

La crisi economica si sente molto?
Sono qui da un anno e mezzo e non so dire come fosse prima la situazione. La nostra è una città di periferia, dove le case costano meno che a Milano. In passato Cinisello era abitata da operai, adesso vivono qui infermieri, autisti del trasporto pubblico locale, guardie notturne: il livello economico è umile, ma non c’è povertà o la sensazione di una forte disoccupazione. La grande questione che emerge dai Centri d’ascolto è l’alloggio. Abbiamo due cooperative che cercano di dare risposte su questo tema, “La nostra casa”, cattolica, e Uniabita. Ci sono poi tre o quattro senzatetto che sono accompagnati dal Comune e dall’oratorio.

Quali i problemi più significativi?
Nelle periferie si fa molta fatica, soprattutto nel quartiere di Sant’Eusebio, dove c’è stata la malavita, e Crocetta, dove è forte la presenza di immigrati, soprattutto egiziani. La parrocchia di San Pietro Martire è molto impegnata e attenta al lavoro di integrazione perché lì più della metà della popolazione è islamica. Ma non ci sono gravi situazioni di degrado. Il problema più sentito direi che è quello degli anziani, che hanno bisogno di molto sostegno. Si aiutano tra loro, all’interno dei condomini, ma sono comunque tanti. Nella parrocchia centrale quest’anno abbiamo celebrato più di 200 funerali contro 63 battesimi. E purtroppo qualche funerale è stato celebrato senza la presenza di nessun parente. La frontiera è l’accompagnamento deli anziani. La cosa bella del nostro Decanato però è che la gente è sorridente, affettuosa, generosa anche nel tempo da dedicare agli altri e pronta all’aiuto.

L’immigrazione, diceva, è molto presente?
Le etnie ci sono tutte. Sri Lanka, Egitto, Sud America. Ma in particolare sono arabi. La nostra città è molto accogliente. In passato lo è stata con chi migrava dalle altre regioni italiane, adesso con chi viene dalle altre parti del mondo. L’integrazione c’è, ma è complessa. Da un punto di vista ecclesiale per sudamericani e filippini è più facile. Gli altri sono presenti prevalentemente in oratorio, ma le abitudini chiaramente sono diverse. C’è comunque dialogo con la comunità islamica e per alcuni eventi si fanno iniziative comuni. Nelle scuole il 40% degli alunni è straniero: qui le persone sono soprattutto rumene o provenienti dai Paesi dell’Est Europa, per cui l’integrazione è più facile.

Quali le attese per la visita dell’Arcivescovo?
Siamo tutti contenti che venga. La gente risponde volentieri. Ci piacerebbe che ci aiutasse a capire come essere Chiesa in questa città.

 

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