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Cattolica, tre anni per scrivere una storia nuova

Presentato il Piano Strategico 2026-2028, guidato da tre indirizzi e articolato in cinque pilastri illustrati dal rettore Elena Beccalli. L'Arcivescovo: «L’Università crede che il futuro sarà come lo faremo noi». E sulle offese di Trump al Papa: «Mi dispiace per il popolo americano che deve vergognarsi del suo presidente»

di Annamaria BRACCINI

15 Aprile 2026
Piano Strategico Unicatt_04

«Il Piano strategico 2026-2028 non è un documento, ma un processo condiviso, iniziato 9 mesi fa, caratterizzato da 34 workshop tematici, cui hanno aderito 665 membri della comunità, dalle 1.711 persone che hanno risposto al questionario online, e da 54 proposte progettuali presentate attraverso una call for ideas partecipata e creativa». Elena Beccalli, rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, illustrando il Piano nella sede milanese dell’ateneo, non ha dubbi nel delineare, anzitutto, «l’approccio profondamente innovativo con il quale tutte le componenti hanno preso parte a questo progetto che oggi inizia». Il Piano era stato presentato in anteprima venerdì 10 aprile al Papa e lo sarà nei prossimi giorni nelle altre sedi di ateneo.

Accanto al Rettore, il Senato accademico, tanti docenti, studenti ed esponenti della società civile, e l’Arcivescovo, presidente dell’Istituto di Studi Superiori “Giuseppe Toniolo” (Ente fondatore dell’Università). Al suo arrivo monsignor Delpini è stato immediatamente intercettato dai giornalisti sul tema del giorno: le parole offensive rivolte da Donald Trump al Pontefice, da lui definite «una cosa così poco educata». Lapidaria, poi, la risposta: «Mi dispiace per il popolo americano che deve vergognarsi del suo presidente».

Gli indirizzi di missione e l’integrazione dei saperi  

Tre gli indirizzi che guidano la “visione” del Piano stesso, come ha spiegato Beccalli: «Valorizzare il profilo di ateneo cattolico non profit; favorire una piena integrazione tra la dimensione di comunità educante e quella di research university; costruire un luogo di esperienza del sapere e non solo di trasmissione del sapere. Ciò significa, per esempio, attivare proposte pedagogiche innovative come il service learning, fondato sul coinvolgimento della comunità studentesca in percorsi di cittadinanza attiva e partecipazione sociale».

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L’intervento del rettore Elena Beccalli

Da qui, quelli che sono stati definiti «i 5 pilastri, tra loro collegati, in cui si articola il Piano».

«Il primo riguardante l’istituzione di una scuola di integrazione dei saperi, in grado di potenziare l’interdisciplinarità dell’Ateneo nell’affrontare le grandi questioni del nostro tempo a partire da una prospettiva trasversale ed evitando il rischio di una parcellizzazione delle competenze». Il secondo, rappresentato dalla valorizzazione della ricerca, delle ricercatrici e dei ricercatori, «con l’obiettivo di rendere ancor più incisivo il profilo di research university, attraverso incentivi e premialità pari a 3 mln di euro».

L’offerta formativa e l’internazionalizzazione

Terzo pilastro, «un’offerta formativa di qualità che valorizzi l’esperienza del sapere negli spazi fisici e digitali, per un pieno sviluppo della comunità educante e ciò anche attraverso un rinnovamento dei contenuti e delle metodologie didattiche con particolare attenzione agli strumenti dell’intelligenza artificiale e lo sviluppo di percorsi in collaborazione con la piattaforma digitale internazionale FutureLearn per una formazione che abbracci l’intero arco della vita professionale».

Quarto fondamentale pilastro, l’internazionalizzazione attivata lungo due direttrici. «Da un lato, l’ampliamento della dimensione globale attraverso accreditamenti, attenzione ai ranking e a ulteriori dual degree in aggiunta ai 112 già attivi; dall’altro, un orientamento più identitario ispirato alla solidarietà, vòlto a proseguire nella realizzazione del Piano Africa». Una proiezione, quest’ultima, particolarmente sottolineata dal Rettore, che ha ricordato come «non si tratta di lavorare per l’Africa, ma con questi Paesi, proseguendo un cammino già tracciato che vede la Cattolica prima nel ranking italiano per scambio tra studenti».

Infine, il quinto pilastro dedicato alle attività di fundraising, «facendo leva su principi identitari e istituzionali, guidati dall’idea del dono come reciprocità. Una finalità che va oltre la raccolta di risorse e abbraccia il rafforzamento delle relazioni con gli Alumni (gli ex studenti) e gli interlocutori esterni per sostenere progettualità strategiche e garantire l’accesso ai nostri Corsi a giovani meritevoli, ma privi di mezzi».

I valori fondativi

E tutto, con un Piano «per costruire insieme il futuro del nostro Ateneo e scrivere una pagina nuova della nostra storia», ha concluso, tra gli applausi, la professoressa Beccalli che ha ringraziato tutte le componenti, tra cui il Toniolo e il Comitato di indirizzo di Ateneo.

Un Piano, insomma, guidato dai valori fondativi – per una felice coincidenza la presentazione si è tenuta nella moderna Aula Gemelli, in cui è affissa una grande immagine del fondatore – ossia, «la centralità della persona, la responsabilità, la promozione del bene comune, la qualità della proposta formativa, la solidarietà declinata soprattutto in termini di inclusione, il servizio svolto dall’Università nella sua funzione sociale».  

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L’intervento dell’Arcivescovo

Responsabilità a cui ha fatto riferimento anche l’Arcivescovo nel suo intervento, e che trova un’immediata risposta nei “numeri” dell’Università Cattolica. che non si esauriscono, tuttavia, nel semplice aspetto quantitativo: oltre 45 mila iscritti all’anno accademico 2025-2026, 1344 docenti in organico, 5713 a contratto, 1240 persone per il comparto tecnico-amministrativo, 1358 studenti e studentesse ospiti nei Collegi dei Campus in 4 città; oltre 556 mila ore di lezione, 108 Corsi di Laurea, 200 Master: 233 unità con il titolo di dottore di ricerca, 159 strutture per la ricerca, oltre 600 Università partner in 97 Paesi del mondo.   

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L’intervento dell’Arcivescovo

«È proprio della tradizione cristiana e dell’identità cattolica far germogliare, nel presente, la responsabilità di guardare alla realtà con realismo, di reagire al fatalismo, di propiziare una coralità di contributi, di convocare molti per una impresa comune, di stimare la scienza e la ricerca senza farne idoli indiscutibili; di riconoscere la presenza, molto accentuata oggi, di tendenze individualistiche e di pressioni capitalistiche con la presunzione della finanza di essere dominatrice inappellabile», ha indicato monsignor Delpini, esprimendo «la gratitudine, l’incoraggiamento, la benedizione» e richiamando anche le difficoltà che la Cattolica si trovò ad affrontare ai suoi inizi. «Si appronta una strategia perché si vuole affrontare una sfida e conseguire un esito desiderabile. Si potrebbe anche dire che si predispone un piano strategico per conseguire una vittoria. Non sono nel nostro stile i linguaggi polemici e guerreschi, si deve però onestamente riconoscere che ci sono fattori ostili e che la rassegnazione non è un atteggiamento che ci è permesso. Per questo – ha proseguito –  il Piano strategico non è un adempimento burocratico o di comunicazione, è un’iniziativa, cioè dichiara la responsabilità e la determinazione di fronte alle sfide dell’Università. La coralità è una dinamica promettente, esprimendo la fierezza di avere un’originalità che è il coraggio di esporsi, di avere un programma di lavoro a cui tutti contribuiscano. Oggi c’è un grande impegno di molti a dire che il futuro è una minaccia, ma in questo grigiore della mentalità corrente, l’Università dimostra di credere che il futuro sarà come lo faremo noi e ciò ci deve rendere fieri e coraggiosi».

A terminare l’affollata presentazione è stato, infine, il direttore artistico di Radio Deejay, Linus, che si è confrontato con due studenti – di cui uno originario del Sud Sudan -, con Margherita Lanz, docente di Metodologia della ricerca psicologica applicata e con Maddalena Baitieri dell’Ufficio Ricerca.

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