In viaggio verso Assisi don Mario Bonsignori, responsabile diocesano del Servizio per la Disciplina dei Sacramenti, applica ad Acutis il singolare metodo che utilizza con i ragazzi a cui amministra la Cresima

di Emilia Flocchini

Carlo Acutis
Carlo Acutis

Il pellegrinaggio degli ambrosiani verso Assisi è ormai iniziato. Il pullman organizzato da Duomo Viaggi conta 32 passeggeri, distanziati secondo le norme anti-Covid, a cui si aggiungeranno altri sei viaggiatori, già arrivati ad Assisi.

Pellegrini tra i pellegrini, i sacerdoti di Santa Maria Segreta, il parroco don Maurizio Corbetta e il vicario per la pastorale giovanile don Matteo Baraldi, e donr Mario Bonsignori, responsabile del Servizio per la Disciplina dei Sacramenti.

Quest’ultimo spesso si reca nelle comunità parrocchiali per amministrare le Cresime, per cui ha ideato un metodo perché sia i ragazzi, sia le loro famiglie, possano trattenere almeno qualche concetto utile per la loro fede, anche dopo il Sacramento ricevuto. Durante l’omelia, infatti, tira fuori da sotto i paramenti una mela e chiede a un cresimando se sa come si dica «mela» in dialetto milanese: la risposta è «Pomm».

Qual è il legame tra una mela e la vita dei cresimandi? Come le è venuta questa idea?
L’idea mi è venuta perché, di un’omelia, ragazzi e adulti tendono a ricordare poche cose: per fissarle ci vuole qualcosa di concreto. Così mi sono basato sui capisaldi della vita di fede: cosa fa un ragazzo del dopo Cresima se non prega, se non partecipa all’Eucaristia? Quale ambito ha per vivere la fede, almeno nel nostro territorio, se non l’oratorio? A questo si aggiunge la devozione, nel senso di confidenza affettuosa, alla Vergine Maria. Quando ho legato insieme questi concetti, Preghiera, Oratorio, Messa e Maria, ho notato che le iniziali delle parole compongono la parola Pomm. I ragazzi non conoscono il dialetto, ma i genitori e i nonni invece sì, quasi sempre. Concludo quindi dicendo loro che, da ora in poi, devono essere «ragazzi del Pomm».

Questi concetti, secondo lei, come si radicano nella vita del novello Beato?
Cominciamo dalla Preghiera, che non è venuta mai meno in tutta la sua vita.

Esatto: basti pensare al suo spirito d’intercessione per i vivi e per i defunti…
E la forma più alta di preghiera è la Messa, l’Eucaristia. Se è vero, come raccontano le testimonianze, che faceva di tutto per partecipare alla Messa, è evidente che non era un cristiano da Messa domenicale: lì trovava l’alimento per la sua fede. Se poi pensiamo che precedeva o seguiva la Messa con almeno mezz’ora di Adorazione eucaristica, possiamo comprendere come alimentasse ulteriormente la propria preghiera.

Quanto all’esperienza di oratorio, invece?
Ha fatto l’aiuto catechista, quindi non solo ci metteva piede, ma partecipava alla vita dell’oratorio. Sicuramente lo faceva con grande ingegno: da lì lui si è reso conto di come bambini e genitori non riconoscessero la presenza reale di Gesù nell’ostia consacrata: ecco quindi la mostra sui miracoli eucaristici. Poi i compagni del Leone XIII l’hanno confermato, tramite il video girato per promuovere il volontariato dell’istituto.

Infine, Maria…
Diceva il Rosario tutti i giorni, per cui la sentiva al pari di una seconda madre che, come a Cana di Galilea, invita a fare quello che Gesù dirà. Possiamo quindi affermare con sicurezza che Carlo è stato un autentico «ragazzo del Pomm».

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