Monsignor Delpini siederà a tavola con i «carissimi». Il servizio sarà garantito dai volontari dell’Opera che quest’anno festeggia il centenario. Il centro diurno e i servizi di mensa, docce, guardaroba sono stati aperti anche durante la pandemia

di Luisa BOVE

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Da un secolo l’Opera Cardinal Ferrari accoglie, protegge, cura vecchi e nuovi disagi, cercando di non lasciare solo nessuno. Un’istituzione storica nata a Milano nel 1921 e che quest’anno festeggia il suo centenario. A causa della pandemia ospiti e volontari vivranno una Pasqua particolare.

«In questo anno di restrizioni e misure di sicurezza – dicono all’Opera -, la Pasqua sarà dedicata ai nostri “carissimi” (così chiamano i loro assistiti, ndr), ai senza fissa dimora, le persone sole seguite e prese in carico nel nostro Centro diurno. Purtroppo non ci sarà possibile ospitare persone esterne, come invece era consuetudine per noi. Sarà una Pasqua diversa, certo, ma con il calore di una vera casa».

Il 4 aprile, giorno di Pasqua, alle 11.30 sarà celebrata la Messa nel cortile esterno e alle 13 ci sarà il pranzo pasquale con un centinaio di «carissimi». «Con loro siederà, come spesso accade, l’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, che nutre un grande affetto per noi e per i nostri “carissimi” ed è un dono prezioso. Non mancherà l’assessore per lo Sviluppo città metropolitana, giovani e comunicazione, Stefano Bolognini, affezionato amico. Una ventina di volontari saranno impegnati a servire e a rendere intima e gioiosa l’atmosfera».

I commensali saranno distribuiti in tre locali (salone, sala mensa e sala gialla) con tre posti ogni due tavoli, per garantire il corretto distanziamento e il rispetto delle normative anti Covid-19 per evitare il rischio contagio. «La drammatica pandemia ancora in corso ci sta mostrando come non sia solo una gravissima emergenza sanitaria, ma sempre più drammaticamente economica e sociale. Sembra volerci ricordare perché è nata l’Opera Cardinal Ferrari e perché ancora oggi è un pezzo importante della storia di Milano».

I volontari hanno continuato a lavorare anche durante la pandemia. Nel 2020 sono stati distribuiti oltre 36 mila pasti; più di 1300 pacchi viveri; gli ingressi alle docce sono stati 6.600 e al guardaroba 1500; 960 gli accessi alla lavanderia, 528 al barbiere e 84 al pedicure. L’anno scorso un centinaio le persone accolte al Centro diurno dove hanno trascorso le giornate in un luogo sicuro e accogliente. L’Opera è «la casa di chi non ha casa», rifugio, luogo di riparo e ripartenza per i “carissimi”, persone che hanno perso tutto, ma non la dignità e la speranza di affrancarsi da una vita difficile. La dignità in cose semplici, mai scontate: il pranzo completo, la doccia rigenerante, gli abiti decorosi, la casa in cui sentirsi a proprio agio e l’aiuto dal quale partire e ripartire.

«La solidarietà, il sostegno, l’aiuto fattivo e concreto sono le orme tracciate dal cardinal Ferrari sulle quali si muove il nostro aiuto, giorno dopo giorno». Il pasto caldo per Gianni, una stanza confortevole per Mary, gli abiti puliti e ordinati grazie alla collaborazione dei volontari come Enza, il pacco viveri per le famiglie in difficoltà… «Crediamo che per contrastare la disuguaglianza e l’emarginazione – concludono all’Opera – sia necessario creare legami tra le persone affinché insieme possano realizzare una rete che tuteli e sorregga le persone che vivono in povertà. Le disuguaglianze generano emarginazione non armonia. A chi ha perso tutto diamo la possibilità di esprimere se stessi con dignità superando le difficoltà».

 

 

 

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