L’Arcivescovo, in Duomo, ha incontrato i preadolescenti appartenenti ai gruppi dei “Cavalieri del Graal”. Tra domande e risposte, il dialogo ha toccato i temi della fede, della felicità, dell’amicizia

di Annamaria Braccini

incontro Arcivescovo e Cavalieri del Graal

750 ragazzi delle scuole Medie Inferiori riuniti in Duomo con i loro educatori e tanti altri collegati da remoto, per incontrare e ascoltare l’Arcivescovo e per dire, tutti insieme, “Io non voglio vivere inutilmente”. Così come si è intitolato il dialogo tra il vescovo Mario e i preadolescenti dei “Cavalieri del Graal” della Diocesi e della Lombardia, gruppi nati alla metà degli anni Ottanta da un’idea di don Giorgio Pontiggia all’Istituto Sacro Cuore di Milano e inseriti nel contesto di Comunione e Liberazione.
«Siamo adulti innamorati di Gesù e ragazzi delle Medie che sono amici di questi adulti. Ci contraddistingue una sfida, capire che la vita è bella e che, se Gesù ci vuole bene, è ancora più bella. Dobbiamo dire che la pandemia ci ha messo in discussine, ma ci ha fatto crescere e abbiamo scoperto che la felicità chiede una decisione personale per conquistarla. In questo tempo sono nate molte iniziative come dei giornalini e questo è stato utile per tutti noi», dice, nel suo saluto di apertura, don Marcello Brambilla responsabile, con Gloria Cuccato, dei “Cavalieri”.
Si avvia il dialogo con le domande poste dai ragazzi. Miryam chiede cosa sia la felicità. Una domanda bella sottolinea l’Arcivescovo, che aggiunge. «Qui vedete tante statue che rappresentano persone che hanno trovato la felicità e che ora sono presso Dio. Mi sembra che, talvolta, i ragazzi delle Medie si guardano allo specchio, non si piacciono e si chiedono se possono essere felici, se sono adatti alla vita e se meritano l’interesse di qualcuno. Io vi dico che così come siete andate bene, non recitate la parte di qualcun altro: siete adatti a essere felici»
Ma cosa è la felicità? «C’è quella banale, infantile della realizzazione di un desiderio immediato; quella che nasce da un’angoscia che svanisce, da un pericolo scampato e, poi, quella che è evasione e fantasia, frutto di un mondo immaginario che svanisce al primo contatto con la realtà. Io non ho una ricetta per la felicità, ma so che la ricetta di Dio si compone di 2 parole: tu sei amato di un amore che ti rende capace di amare. Per questo la tua vita è una vocazione a farti dono. Non guardarti allo specchio, ma guarda Gesù che te lo dice», scandisce l’Arcivescovo, rivolgendosi direttamente ai preadolescenti.
Un secondo gruppo di interrogativi è posto da 3 ragazzi in difficoltà a confrontarsi con i compagni atei: Letizia, “Come faccio a essere sicura della fede?”, Alberto, “Come faccio a conoscere veramente Dio?” e Pietro che sottolinea, “E’ come se la fede che mi hanno insegnato da piccolo fosse un vestito da bambino che non mi va più bene”.
Chiara la risposta. «Mi impressiona un poco che alcuni siano incerti sulla loro fede e altri certi di essere atei. Forse dovremmo tutti porci domande, ma prima di questo c’è la domanda più radicale: “Siamo nati per andare a finire nel niente o per raggiungere una vita felice?” La cultura oggi ci vuole spensierati, capricciosi, pieni di esigenze. Penso, invece, che la vostra età sia il momento per porsi la domanda radicale e che la risposta per sciogliere questo mistero difficile, viene da Gesù che ha vinto la morte ed è risorto. Io ci credo, e così i vostri educatori e i genitori, perché abbiamo incontrato Gesù vivo. Se prendi il Vangelo, preghi, vai a Messa, capisci che il Signore ti ascolta, è nel tuo cuore e nella tua comunità. Questo non è un buon proposito, ma un cammino di amicizia che si fa insieme nel quale dovete aiutarvi gli uni gli altri. La domanda sulla fede ha, dunque, 3 risposte: decidi se sei fatto per vivere o per morire; andare incontro a Gesù e camminare nella Chiesa con gli altri».
Si torna, con Caterina, sul tema dell’amicizia. «Una delle cose più belle della vita», osserva il vescovo Mario. Ma chi sono i veri amici? «Quelli con cui si sta volentieri non per fare disastri o il male perché ci si sente forti insieme. In realtà, qui non si tratta di amici, ma di complici. Ci sono anche quelli che stanno in compagnia per non fare niente e sono i panchinari. Ma, poi, ci sono quelli che stanno bene insieme per fare qualcosa di bello e di bene. La vera amicizia è ciò che rende migliori, che incoraggia a vivere bene la vocazione. La tua vita è benedetta da Dio: siate benedizione per quelli che vi incontrano. Questa è la verità della vita e della felicità. Non perdere oggi l’occasione per amare; non sottovalutarti mai perché sei fatto a immagine di Dio e non dimenticare la vocazione a essere felice».
A conclusione, l’Arcivescovo riceve la tessera del “Graal”: scoppia l’applauso prima della preghiera del “Cavaliere” recitata coralmente e della benedizione.

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