Presso la sede di Caritas Ambrosiana, l’Ac presenta il libro del consigliere speciale per la programmazione strategica presso la Mae Fah Luang Foundation a Bangkok, nel quale 42 persone raccontano come sono riuscite a cambiare il loro mondo

di Marta VALAGUSSA

Sandro Calvani con papa Francesco
Sandro Calvani con papa Francesco

L’Azione Cattolica ambrosiana, insieme a Caritas Ambrosiana e in collaborazione con Editrice Ave, invita tutti alla presentazione de Le stelle non hanno paura di sembrare lucciole, di Sandro Calvani, scritto insieme a Lilly Ippoliti e Dhebora Mirabelli. L’appuntamento è per mercoledì 4 aprile, alle 18, presso la sede di Caritas Ambrosiana (via San Bernardino 4, Milano). Intervengono l’autore Sandro Calvani, consigliere speciale per la programmazione strategica presso la Mae Fah Luang Foundation a Bangkok, e Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana; modera Gianni Borsa, giornalista corrispondente da Bruxelles dell’Agenzia Sir.

Basato sulla straordinaria esperienza internazionale di Calvani, il libro presenta una dopo l’altra, come perle preziose, le storie di 42 persone, le più diverse, che raccontano come sono riuscite a raggiungere la felicità e a cambiare il loro mondo. La prefazione, “Le utopie possibili”, è a cura di Enrico Giovannini, professore ordinario di Statistica economica presso il Dipartimento di economia e finanza (Def) dell’Università di Roma Tor Vergata e portavoce dell’Alleanza Italiana per lo sviluppo sostenibile (ASviS): «Non è semplice scrivere una prefazione che possa aggiungere qualcosa alla straordinaria ricchezza delle storie descritte in queste pagine e dell’introduzione dell’autore. Ma tant’è, e quando una persona eccezionale come Sandro Calvani ti affida un compito, l’unica risposta possibile è: “Obbedisco”. Leggendo queste pagine, qualcuno forse penserà che le storie qui narrate siano inventate, per quanto sembrano distanti dalle storie che occupano, quotidianamente, le televisioni, le pagine dei giornali, i siti web. Invece no, sono storie di quarantadue persone vere, e leggerle tutte insieme (…) fa capire l’insensatezza della visione della vita che va per la maggiore, cioè una competizione continua a tutti i livelli, spesso vissuta all’insegna del noto motto machiavellico “il fine giustifica i mezzi”, e non una cooperazione tra uguali per migliorare il mondo».

 

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