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Intervista

Bressan: «Religioni in empatia tra loro per costruire la pace»

Il Vicario episcopale presenta l’incontro del 28 febbraio in via Conservatorio all'Unimi per i 30 anni della Comunità Religiosa Islamica Italiana, al quale parteciperanno esponenti musulmani, il rabbino Arbib e l’Arcivescovo: «Un futuro comune nasce dalla stima vicendevole»

di Annamaria BRACCINI

26 Febbraio 2024
Papa Francesco e il Grande Imam di Al - Azhar Al-Tayyeb ad Abu Dhabi il 4 febbraio 2019 (foto Vatican News)

Sarà un incontro di dialogo importante, quello di mercoledì 28 febbraio, alle 17, presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Milano (via Conservatorio 7), per festeggiare i 30 anni della Comunità Religiosa Islamica Italiana (Coreis) e che sarà concluso dall’Arcivescovo (vedi qui la locandina). «Dal 1993 la Coreis ha la sua sede centrale a Milano, in via Meda, dove tutti i venerdì è aperta la moschea di Al-Wahid», conferma monsignor Luca Bressan, vicario episcopale e presidente della Commissione diocesana per l’Ecumenismo e il Dialogo.

Il 28 febbraio ricorda anche due altri anniversari importanti…
Sì. Si è pensato di unire il trentennale della Comunità al quinto anniversario della firma della Dichiarazione sulla Fratellanza umana per la Pace mondiale e la Convivenza comune, siglata ad Abu Dhabi da papa Francesco e dall’imam Ahmad al-Tayyeb, presidente del Consiglio dei Saggi Musulmani. Inoltre ricorrono anche i 5 anni della “Carta della Mecca”, promossa dalla Lega Musulmana Mondiale per sostenere le attività di prevenzione di ogni radicalismo. La logica è quella di sottolineare le scelte e i contesti nei quali le religioni si impegnano a essere strumenti e attori di pace. Per questo motivo – oltre, ovviamente ai vertici della Coreis con il presidente, Abu Makr Moretta, e il vicepresidente, l’imam Yahya Pallavicini -, ci sarà anche rav Alfonso Arbib, rabbino capo di Milano. Un segno che testimonia di come le religioni vogliano lavorare, essendo portatrici di pace in questi momenti di forte tensione internazionale e anche di incomprensione, come ci ha ricordato il cardinale Pizzaballa nei giorni scorsi a Milano (leggi qui).

L’evento si svolge in un luogo laico per eccellenza, l’Università degli Studi, ma che ha ospitato spesso dialoghi interreligiosi. Anche questa è una scelta precisa?  
Senza dubbio e intende evidenziare anche l’impegno di tutta la città, come dimostra la presenza della vicesindaco Anna Scavuzzo, che vuole portare il sostegno del Comune in questo cammino. Così come ci sarà anche fra’ Francesco Ielpo, il commissario di Terra Santa per l’Italia, che offrirà la sua testimonianza di pace, sia per la sua biografia personale (avendo vissuto tanti anni in Siria), sia per il ruolo che riveste attualmente.

Questi sforzi di dialogo in terre relativamente lontane dal Medio Oriente, e che tuttavia richiamano immediatamente il conflitto in atto, possono indicare un cammino di incontro sempre possibile?
Ricordo quanto è stato detto sia dall’Arcivescovo, sia da rav Arbib nell’incontro del gennaio scorso al Memoriale della Shoah: occorre avere empatia, come ha sottolineato anche il Patriarca latino di Gerusalemme. Alla pace si contribuisce, infatti, creando empatia e legami, facendo vedere la stima vicendevole che nutriamo tra noi, l’interesse che abbiamo gli uni per gli altri, nella costruzione di un futuro comune. L’altro elemento che vorrei non fosse mai dimenticato è la nostra radice locale, in cui lavorare perché ci sia pace a Milano e che, da qui, possa irradiarsi nel mondo.

Forse ci si poteva aspettare una più ampia presenza di voci musulmane…
Il lavoro a cui alludevo è appunto come immaginare un allargamento della base di dialogo, alla quale possano partecipare altre realtà islamiche presenti in Diocesi per impegnarsi sempre più e meglio in un percorso di pacificazione.