La Comunità La Scala ospita stranieri appena maggiorenni, usciti dalle residenze per minori non accompagnati. Col sostegno di 25 mila euro provenienti dai fondi dell'8x1000

di Massimo Pavanello
Incaricato diocesano Sovvenire

La_Scala

I., proveniente dal Bangladesh, oggi lavora nella ristorazione. Si è trasferito a Roma, si è sposato e ha aperto un piccolo ristorante. F. ha potuto specializzarsi in restauro e ora viaggia per l’Italia eseguendo delicati interventi di ripristino. R., invece, lavorando per una compagnia di installazione impianti ha potuto diplomarsi mediante un percorso di scuola/lavoro. T. e M., giunti dal Kossovo, hanno cominciato a comprare alcuni ettari di terra nel loro Paese: vogliono costruirvi casa e tornare ad abitare lì, a scegliere una vita di pace piuttosto che l’opzione della guerra.

Dall’inizio dell’esperienza (gennaio 2015), sono passati per la “Comunità La Scala” settantun ragazzi. E don Matteo Panzeri, anima del progetto, non finirebbe di elencare tutte le speranze accompagnate a maturazione. Ma rimettiamo ordine al flusso di coscienza.

La Comunità pastorale San Giovanni XXIII alla Barona ha avviato il Progetto “Comunità La Scala”, in collaborazione con Caritas Ambrosiana. Si tratta di una offerta per la seconda accoglienza di giovani stranieri che, divenuti maggiorenni, devono lasciare il sito per minori non accompagnati dove alloggiano. Spesso finendo nei dormitori pubblici. Col rischio di un fallimento sociale immaginabile.

«Al momento accogliamo dodici diciottenni provenienti dalle residenze per minori – conferma don Panzeri -. Sono ospitati presso un appartamento della parrocchia dei Santi Nazaro e Celso alla Barona. Vi staranno per un anno. I ragazzi hanno già in essere un percorso di inserimento al lavoro. Il limite di tempo permette loro di non dormire sugli allori». Durante questi mesi si creano amicizie. E molto spesso, trascorso l’arco temporale concordato, i giovani trovano una abitazione dove coabitare – in due o tre – avendo raggiunto una sufficiente autonomia.

Come tutti i progetti, anche questo è in fieri. Infatti, rivela il responsabile, «a partire dallo scorso dicembre, sono stati coinvolti altri appartamenti delle parrocchie. E alcuni privati hanno messo a disposizione loro proprietà. Con la regola di sempre: la partecipazione dell’ospite ai costi di gestione. L’obiettivo, ora, è quello di raggiungere una capacità complessiva di trentaquattro posti». Evidente è la valenza educativa della prassi descritta, che consente ai giovani di imparare a gestire le proprie risorse economiche inserendosi nel tessuto italiano.

La ricaduta positiva, tuttavia, non riguarda solo i diretti interessati. Ma pure la comunità che per loro si prodiga. «La presenza dei ragazzi è preziosa per la comunità cristiana – confida don Matteo -. Accanto a parrocchiani che di buon grado preparano e consumano la cena insieme, alcune famiglie accompagnano in amicizia un ragazzo ciascuno. Interessanti, poi, risultano le occasioni di conoscenza e confronto con i coetanei coinvolti nella Pastorale giovanile. Moltissimi di loro sono rimasti amici e giungono notizie spesso molto confortanti».

Un simile riscatto è stato senz’altro ottenuto anche attraverso la “Comunità La Scala” e a quanti, volontari o contribuenti, ne hanno permesso l’attuazione. Il canale dell’8×1000 irrora il progetto sin dall’origine. Quest’anno il Vicario episcopale di Milano monsignor Carlo Azzimonti ha attinto 25 mila euro da questo gettito, per girali alla comunità; dove opera pure una educatrice assunta.

I fatti narrati corroborano la famosa terzina dantesca: «Tu proverai sì come sa di sale/ lo pane altrui, e come è duro calle/ lo scendere e ‘l salir per l’altrui scale». Ma, al contempo, insinuano che vi sia differenza tra scala e “Scala”. L’8×1000 l’ha capito.

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