Matteo Fabris, responsabile Fom per questa fascia d'età, sottolinea il significato dell'appuntamento di CityLife: «A ciascun ragazzo dobbiamo dire: sei di valore perché sei tu. Per questo presentiamo le figure di coetanei “santi” non come supereroi, ma come testimoni, di cui fare i compagni del proprio viaggio nella vita»

di Claudio URBANO

Matteo Fabris
Matteo Fabris

Una sera attorno a CityLife per scoprire le vite straordinarie dei propri coetanei, testimoni della fede. Sarà questa per gli adolescenti della diocesi la Notte dei Santi, di nuovo nel cuore della città. Passeggiando nel nuovo distretto milanese delle “Tre Torri” i ragazzi saranno invitati a entrare negli oratori delle parrocchie vicine per conoscere le storie di alcuni compagni di viaggio. Carlo Acutis, Chiara “Luce” Badano, Matteo Farina, Marco Gallo, Sandra Sabattini: giovani come loro che la Chiesa ha già proclamato Beati, o comunque indicato come modello di santità. Qualcuno, come Carlo, Chiara e Matteo, è stato un esempio nella fede anche nel periodo della malattia; per Marco come per Sandra la fine della vita terrena è arrivata invece ancor più bruscamente, con un incidente stradale. «Ma naturalmente non sono diventati santi solo perché sono morti – rileva Matteo Fabris, responsabile della Fom (la Fondazione degli oratori milanesi) per la formazione degli adolescenti -. La loro straordinarietà non sta tanto nel cosa, ma in come hanno vissuto. Nella Notte dei Santi vogliamo quindi raccontare le loro storie fermandoci, per così dire, un attimo prima della loro morte. Dopo un momento di accoglienza iniziale i ragazzi potranno fare diversi percorsi: in ogni tappa verrà raccontata la vita di uno di questi loro coetanei, con diverse modalità, attraverso immagini o con piccole animazioni teatrali. Dopo ogni racconto ci sarà un momento di riflessione, in cui gli adolescenti saranno invitati a chiedersi: a me, ragazzo di 15 anni, cosa dice la vita di questo santo? Come penso al tema del dolore? Oppure, come affronto le domande che mi porto dentro? Ogni tappa sarà quindi anche l’occasione per riflettere su se stessi, perché le vite straordinarie dei santi sono in realtà soprattutto vite ordinarie, vite di crescita».

L’obiettivo è insomma quello di togliere ai santi l’etichetta. «Perché di solito di un santo si dice che era il migliore in una particolare cosa – sottolinea ancora Fabris -. Per esempio, che Carlo Acutis era un genio dell’informatica. Oppure, per prendere un esempio che tutti conoscono, che San Francesco parlava con gli uccellini o faceva cose mirabolanti. Ma non sono tanto questi gli aspetti importanti. Piuttosto, possiamo accorgerci che anche San Francesco ha compiuto nella sua vita scelte che, naturalmente con forme e in modalità diverse, ciascuno può fare. Agli adolescenti vogliamo quindi raccontare questi giovani santi non tanto nella veste del supereroe, ma in quella del testimone: il primo – spiega Fabris – fa cose grandiose, il secondo le vive nella quotidianità. Le loro storie ci testimoniano non tanto che sono stati i migliori, ma il modo in cui hanno vissuto, affidandosi a Dio».

Fabris insiste sul punto della fiducia, fondamentale per gli adolescenti di oggi: «Sicuramente questi giovani santi hanno incontrato delle persone attraverso le quali si sono affidate a Dio. Anche per i ragazzi oggi è importante affidarsi a qualcuno che voglia il loro bene e che li voglia guidare».

La riflessione si allarga all’Anno speciale per gli adolescenti, indetto dalla diocesi sia per guardare con particolare attenzione a questa fascia d’età, molto colpita dagli stravolgimenti portati dalla pandemia, sia per rinnovare il progetto pastorale dedicato a loro. Per gli oratori e gli educatori, spiega Fabris, il mandato è semplice: dedicare ancora maggiori energie agli adolescenti. E soprattutto, avere un’attenzione personale per ciascuno di loro. Torna l’aspetto della fiducia. «Anche tra di noi tendiamo a dire che qualcuno vale perché sa fare al massimo una certa cosa al massimo – ammonisce Fabris -. Ciascuno invece va guardato con occhi diversi; a ciascun ragazzo dobbiamo dire: sei di valore perché sei tu. E poi aiutarlo a chiedersi: quali sono le tue qualità? Quali sono invece gli aspetti su cui puoi migliorare?».

Così anche l’educatore non è semplicemente qualcuno che si fa seguire, come fanno i personaggi famosi coi propri followers. Con una felice crasi, nella sua lettera agli adolescenti l’Arcivescovo ha invece suggerito loro di essere fellowers (da fellow, compagno), ovvero di seguire dei compagni di viaggio. Perché – nota Fabris – «se sei follower di qualcuno la persona a cui guardi va semplicemente avanti per la sua strada. Il compagno di viaggio invece ha uno sguardo su di te, fa con te il cammino, ma non ti dice dove andare. Piuttosto, ti dice come andare. C’è un come, dunque, che qualifica il cammino di ciascuno». 

Così anche i giovani santi le cui vite saranno al centro della notte del 31 ottobre potranno essere per i ragazzi nuovi compagni di viaggio. E gli adolescenti – è l’invito dell’Arcivescovo – potranno essere tra loro ciascuno un compagno per l’altro.

 

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