Si parlerà del disagio scolastico degli studenti delle superiori, nuova fascia a rischio di abbandono dopo l’innalzamento dell’obbligo, e dei necessari strumenti di sostegno a partire dal doposcuola

adolescenti

«Adolescenti dispersi» è il tema del seminario che Caritas Ambrosiana organizza sabato 30 novembre, dalle 9.30 alle 12.30, nel Salone Monsignor Bicchierai della propria sede di Milano (via San Bernardino 4; info e iscrizioni: tel. 02.76037.259/265; doposcuola@caritasambrosiana.it; www.caritasambrosiana.it). Al centro le scuole superiori e il doposcuola tra obbligo e opportunità, con interventi di Francesco Dell’Oro (esperto di orientamento e autore) e Alberto Morlacchi (responsabile della Fondazione Clerici di Parabiago).

Da quando l’obbligo scolastico è stato portato a 16 anni (2006), una nuova fascia di studenti, quella degli adolescenti, rimane particolarmente esposta alla dispersione. Parliamo in particolare di chi ha già avuto un percorso accidentato, ricco di fatiche e frustrazioni, tra elementari e medie, e deve ora affrontare un radicale cambiamento, nella direzione della complessità, usufruendo spesso di minore sostegno individuale rispetto alle scuole di grado inferiore.

Per questi ragazzi non soltanto raggiungere il diploma del terzo o del quinto anno è veramente arduo, ma è molto difficile anche terminare il biennio. I dati infatti parlano chiaro: in Italia il 14% degli studenti non arriva al diploma. In Unione Europea, dove l’obiettivo è di scendere sotto il 10% entro il 2020, siamo agli ultimi posti, nonostante un miglioramento negli ultimi anni.

Per contrastare il rischio di dispersione di questi studenti, nella Diocesi di Milano sono nate alcune esperienze di accompagnamento pomeridiano rivolte ai ragazzi della scuola superiore. In molti casi, però, i doposcuola faticano a organizzarsi per fornire una proposta e un sostegno adeguati.

Chi sono questi adolescenti e che domande portano ai volontari dei doposcuola? C’è necessità di competenze diverse rispetto a quelle impiegate con i ragazzi della primaria e della secondaria di primo grado? Come si costruisce una relazione con questi “quasi adulti”, ancora dipendenti da un accompagnamento seppur per lo più sfuggenti?

La sfida del sostegno agli studenti della scuola superiore chiede da un lato di tener fermi i capisaldi del doposcuola tradizionalmente rivolto ai più piccoli, dall’altro di ideare forme e approcci nuovi adatti alle peculiarità dell’adolescenza e della scuola di secondo grado.

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