Don Diego Pirovano, responsabile dell’Ufficio diocesano, commenta le considerazioni dei Vescovi lombardi nella lettera sulla ricezione della “Amoris Laetitia”: «Importante la distinzione tra il tema del discernimento e quello dell’accesso ai Sacramenti»

di Annamaria BRACCINI

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Hanno scritto ai sacerdoti, alle famiglie, alle comunità per aiutare ciascuno a comprendere meglio e, soprattutto, a non banalizzare l’Esortazione apostolica post-sinodale Amoris Laetitia. Sono i Vescovi lombardi che, definendo il pronunciamento di papa Francesco «un documento ricchissimo», invitano a valorizzarne il senso con discernimento. Nella Lettera intitolata Camminiamo, famiglie! si parla anche di un Ufficio che accolga e dia speranza ai fedeli che si trovano in situazione familiare e coniugale di difficoltà. Servizio che, nella nostra Diocesi, esiste già da tre anni e di cui è responsabile don Diego Pirovano, che spiega: «L’Ufficio diocesano per l’accoglienza dei fedeli separati funziona molto bene, sia dal punto di vista della quantità degli appuntamenti e delle situazioni che abbiamo trattato – ormai ci avviciniamo circa ai mille casi dal settembre 2015 – ma anche per la qualità dei cammini avviati. L’attività e il percorso di discernimento che anche la lettera dei Vescovi richiama non si svolge totalmente nell’Ufficio, ma trova in esso un utile supporto anche per i sacerdoti».

Nel documento si fa riferimento anche alla questione molto dibattuta e delicata dell’accesso ai Sacramenti di separati e divorziati. La Cel come si posiziona?
Si situa in assoluta continuità e comunione con il documento pontificio, cercando di istruire ulteriormente il popolo di Dio, sacerdoti compresi, per evitare il rischio di cadere in un’esigenza di praticità eccessiva. L’invito è alla prudenza e alla pazienza, ma anche a non sfuggire la responsabilità di offrire risposte coraggiose, quando necessario.

Quali sono i punti qualificanti di questa lettera?
Ne indicherei tre. Anzitutto il richiamo, direi, inevitabile, al documento dei Vescovi della Regione pastorale di Buenos Aires che, come è detto proprio nella lettera Cel, viene presentato dal Papa stesso come ciò che esprime la sua intenzione nel modo più corretto e come magistero autentico per la ricezione di AL. Un secondo punto è il passaggio – discreto, ma significativo soprattutto per gli “addetti ai lavori” – in cui i Vescovi lombardi scrivono: «Pretendere “prontuari” più determinati e casistici per il discernimento tradirebbe l’alta consegna che abbiamo ricevuto». Credo che questa sia una risposta a chi chiedeva dei vademecum, prontuari pratici facilmente applicabili per condurre il discernimento in modo, forse, un po’ troppo sbrigativo. A tale atteggiamento i nostri Vescovi sembrano resistere, indicando la necessità di metterci tutti nel processo che il Papa ha avviato.

Quale il terzo punto?
Mi sembra molto importante la distinzione tra il tema del discernimento e quello dell’accesso ai Sacramenti rispetto alle «diverse forme di esclusione attualmente praticate in ambito liturgico, pastorale, educativo e istituzionale», come vengono definite dall’Esortazione e dalla Cel. Mi riferisco, per esempio, all’insegnamento della religione, a ruoli liturgici come i Ministri straordinari della Comunione eucaristica, alle figure del padrino e della madrina nel Sacramenti. Il rimando preciso è al n. 299 dell’Amoris Laetitia. Questo ambito, si dice con chiarezza, è regolato a livello di Conferenza episcopale italiana e dal Codice di Diritto canonico ed è solo lì che deve essere rivista la disciplina delle esclusioni: si potrebbe dire nel contesto più ampio della cosiddetta “Disciplina dei Sacramenti”.

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