Le parole di Benedetto XVI: un'esistenza restituita alla verità, alla bellezza e alla bontà


Redazione

«Con la sua morte e risurrezione, Gesù Cristo ha liberato l’uomo dalla schiavitù radicale, quella del peccato, e gli ha aperto la strada verso la vera Terra promessa, il Regno di Dio, Regno universale di giustizia, di amore e di pace». Lo ha detto Benedetto XVI nel suo messaggio di Pasqua. Domenica, sul sagrato della basilica di San Pietro, il Santo Padre ha presieduto la Messa del giorno, al cui inizio il cardinale Angelo Sodano, decano del Collegio cardinalizio, aveva rivolto al Papa gli auguri esprimendo parole di comunione e vicinanza: «È con lei il popolo di Dio, che non si lascia impressionare dal “chiacchiericcio” del momento, dalle prove che talora vengono a colpire la comunità dei credenti». In questa solennità pasquale, ha aggiunto Sodano, «noi pregheremo per lei, perché il Signore, Buon Pastore, continui a sostenerla nella Sua missione a servizio della Chiesa e del mondo». «Con la sua morte e risurrezione, Gesù Cristo ha liberato l’uomo dalla schiavitù radicale, quella del peccato, e gli ha aperto la strada verso la vera Terra promessa, il Regno di Dio, Regno universale di giustizia, di amore e di pace». Lo ha detto Benedetto XVI nel suo messaggio di Pasqua. Domenica, sul sagrato della basilica di San Pietro, il Santo Padre ha presieduto la Messa del giorno, al cui inizio il cardinale Angelo Sodano, decano del Collegio cardinalizio, aveva rivolto al Papa gli auguri esprimendo parole di comunione e vicinanza: «È con lei il popolo di Dio, che non si lascia impressionare dal “chiacchiericcio” del momento, dalle prove che talora vengono a colpire la comunità dei credenti». In questa solennità pasquale, ha aggiunto Sodano, «noi pregheremo per lei, perché il Signore, Buon Pastore, continui a sostenerla nella Sua missione a servizio della Chiesa e del mondo». Cambiamenti profondi «La Pasqua – ha sostenuto il Pontefice nel messaggio pasquale – è la vera salvezza dell’umanità!». Se Cristo «non avesse versato il suo Sangue per noi, non avremmo alcuna speranza, il destino nostro e del mondo intero sarebbe inevitabilmente la morte», ma «la Pasqua ha invertito la tendenza: la Risurrezione di Cristo è una nuova creazione, come un innesto che può rigenerare tutta la pianta. È un avvenimento che ha modificato l’orientamento profondo della storia, sbilanciandola una volta per tutte dalla parte del bene, della vita, del perdono. Siamo liberi, siamo salvi!».Il popolo cristiano «è inviato in tutto il mondo a testimoniare questa salvezza, a portare a tutti il frutto della Pasqua, che consiste in una vita nuova, liberata dal peccato e restituita alla sua bellezza originaria, alla sua bontà e verità». Continuamente, ha rimarcato Benedetto XVI, «nel corso di duemila anni, i cristiani. specialmente i santi, hanno fecondato la storia con l’esperienza viva della Pasqua. La Chiesa è il popolo dell’esodo, perché costantemente vive il mistero pasquale e diffonde la sua forza rinnovatrice in ogni tempo e in ogni luogo». Anche oggi, ha sottolineato il Papa, «l’umanità ha bisogno di un “esodo”, non di aggiustamenti superficiali, ma di una conversione spirituale e morale. Ha bisogno della salvezza del Vangelo, per uscire da una crisi che è profonda e come tale richiede cambiamenti profondi, a partire dalle coscienze». Superare la cultura di morte Nel cuore del Pontefice tutti i popoli del mondo: «Al Signore Gesù chiedo che in Medio Oriente, e in particolare nella Terra santificata dalla sua morte e risurrezione, i popoli compiano un “esodo” vero e definitivo dalla guerra e dalla violenza alla pace e alla concordia. Alle comunità cristiane, che, specialmente in Iraq, conoscono prove e sofferenze, il Risorto ripeta la parola carica di consolazione e di incoraggiamento che rivolse agli apostoli nel cenacolo: “Pace a voi!”». Per quei Paesi latino-americani e dei Caraibi che sperimentano «una pericolosa recrudescenza dei crimini legati al narcotraffico», la Pasqua di Cristo «segni la vittoria della convivenza pacifica e del rispetto per il bene comune». La popolazione di Haiti, devastata «dall’immane tragedia del terremoto», compia «il suo “esodo” dal lutto e dalla disperazione ad una nuova speranza, sostenuta dalla solidarietà internazionale». I cittadini cileni, «prostrati da un’altra grave catastrofe, ma sorretti dalla fede», affrontino «con tenacia l’opera di ricostruzione». Nella forza di Gesù risorto, «in Africa si ponga fine ai conflitti che continuano a provocare distruzione e sofferenze e si raggiunga quella pace e quella riconciliazione che sono garanzie di sviluppo». Una preghiera particolare per «il futuro della Repubblica Democratica del Congo, della Guinea e della Nigeria». Il Risorto sostenga «i cristiani che, per la loro fede, soffrono la persecuzione e persino la morte, come in Pakistan». Ai Paesi afflitti dal terrorismo e dalle discriminazioni sociali o religiose, «Egli conceda la forza di intraprendere percorsi di dialogo e di convivenza serena». Ai responsabili di tutte le Nazioni, «la Pasqua di Cristo rechi luce e forza, perché l’attività economica e finanziaria sia finalmente impostata secondo criteri di verità, di giustizia e di aiuto fraterno. La potenza salvifica della risurrezione di Cristo investa tutta l’umanità, affinché essa superi le molteplici e tragiche espressioni di una “cultura di morte” che tende a diffondersi, per edificare un futuro di amore e di verità, in cui ogni vita umana sia rispettata e accolta». Gioie e dolori «La Pasqua – ha concluso Benedetto XVI – non opera alcuna magia. Come al di là del Mar Rosso gli ebrei trovarono il deserto, così la Chiesa, dopo la risurrezione, trova sempre la storia con le sue gioie e le sue speranze, i suoi dolori e le sue angosce. E tuttavia, questa storia è cambiata, è segnata da un’alleanza nuova ed eterna, è realmente aperta al futuro. Per questo, salvati nella speranza, proseguiamo il nostro pellegrinaggio, portando nel cuore il canto antico e sempre nuovo: “Cantiamo al Signore: è veramente glorioso!”».

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