Redazione

«Questi ragazzi si sono preparati a lungo sul tema “C’è di più” e questo significa per tutti l’augurio che ognuno di loro possa trovare nel Vangelo quel “di più” che giustamente attendono dalla vita». A dirlo è don Samuele Marelli, direttore della Fom che i cinquantamila di San Siro li “conosce” bene e sulla serietà con cui hanno compiuto il “Cammino dei 100 giorni” non ha dubbi.
«La presenza di così tanti ragazzi è un invito, per noi adulti, a non avere paura di osare. I giovani, quando si propone loro qualcosa di “vero” e profondo, sono convinti, pieni di passione perché si sentono interpellati in prima persona, per la loro vita».
Parole cui fanno eco quelle di Luca Cegani, al IV anno di Teologia, che, con il parroco e tanti educatori e genitori, accompagna i cresimandi della parrocchia di San Carlo Restellone, dove inizierà tra poco il suo inserimento pastorale. «Stare con i giovani e con la gente mi aiuta e mi fa comprendere quale sarà il mio percorso futuro. È bello vedere tanto entusiasmo e anche io, nel mio percorso di avvicinamento al sacerdozio, mi sento più vivo e partecipe. È uno scambio reciproco di doni». (Am.B.) «Questi ragazzi si sono preparati a lungo sul tema “C’è di più” e questo significa per tutti l’augurio che ognuno di loro possa trovare nel Vangelo quel “di più” che giustamente attendono dalla vita». A dirlo è don Samuele Marelli, direttore della Fom che i cinquantamila di San Siro li “conosce” bene e sulla serietà con cui hanno compiuto il “Cammino dei 100 giorni” non ha dubbi.«La presenza di così tanti ragazzi è un invito, per noi adulti, a non avere paura di osare. I giovani, quando si propone loro qualcosa di “vero” e profondo, sono convinti, pieni di passione perché si sentono interpellati in prima persona, per la loro vita».Parole cui fanno eco quelle di Luca Cegani, al IV anno di Teologia, che, con il parroco e tanti educatori e genitori, accompagna i cresimandi della parrocchia di San Carlo Restellone, dove inizierà tra poco il suo inserimento pastorale. «Stare con i giovani e con la gente mi aiuta e mi fa comprendere quale sarà il mio percorso futuro. È bello vedere tanto entusiasmo e anche io, nel mio percorso di avvicinamento al sacerdozio, mi sento più vivo e partecipe. È uno scambio reciproco di doni». (Am.B.)

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