La Pastorale giovanile dà appuntamento in piazza Santo Stefano: convocati gli stranieri tra i 20 e i 30 anni che vivono, lavorano o studiano in città. Lo scopo è anzitutto quello di una conoscenza reciproca

di Luisa BOVE
Redazione

L’ultima novità della Diocesi è la nascita dell’Osservatorio “Nuovi giovani” che vedrà la luce sabato 23 ottobre. Per quella data, infatti, sono stati convocati con una lettera di invito gli stranieri tra i 20 e i 30 anni che vivono, lavorano o studiano a Milano. L’iniziativa parte dalla Pastorale giovanile, che dà appuntamento per sabato mattina, dalle 9.30 alle 12.30, presso una sala attigua alla chiesa di S. Stefano (piazza S. Stefano), a due passi dall’Università Statale. L’invito – scritto da monsignor Severino Pagani, responsabile della Pastorale giovanile, e da don Stefano Nespoli, della Pastorale dei migranti – è girato tra i giovani attraverso le cappellanie etniche che già durante l’anno intercettano tanti ragazzi.
A questo primo incontro sono attesi 20-25 giovani: hanno già confermato la loro presenza alcuni latinoamericani, filippini, cinesi, rumeni, un africano e un thailandese. Lo scopo, spiega don Nespoli, è anzitutto quello di una conoscenza reciproca. Per questo, nella lettera firmata insieme a monsignor Pagani, suggerisce ai ragazzi qualche domanda per partire dalla loro “storia migratoria”: come hai vissuto il tuo arrivo a Milano? Ti sei sentito accolto? Che cosa e chi ti ha aiutato di più? Cosa chiederesti a questa città per vivere meglio il tuo essere cittadino? Spunti utili per avviare il confronto tra chi ha vissuto l’esperienza della migrazione e che – come si legge nella lettera – «ha una propria storia unica da raccontare, fatta di gioie e dolori, incontri e scontri, successi e insuccessi. E ciascuno ha vissuto e vive la propria vita con particolari che possono solo essere intuiti da chi questa esperienza non l’ha vissuta. Mantenendo rapporti col proprio Paese natale più o meno frequenti, innamorandosi più o meno del Paese che li ha accolti, è possibile investigare come ciascuno si scopra unico nella sua esperienza migratoria». E ancora: «C’è chi pianta le radici e chi progetta il suo ritorno, chi ormai si sente più italiano e chi vive col piede in due scarpe, chi sa apprezzare questa duplice appartenenza e chi la vive come una forte lacerazione, interiore soprattutto. C’è chi ha tanti amici italiani e chi li ha solo della propria nazione».
Punto di partenza per l’incontro, spiegano gli organizzatori, «è la nostra città, il fatto che ciascuno la abita e la vive, per studio o per lavoro, e che in essa sta progettando il proprio futuro o, quanto meno, qui sta vivendo gli anni della propria giovinezza. Milano è città piena di opportunità ma anche di forti contraddizioni, una città nella quale un giovane può crescere ma può anche trovarsi smarrito. E forse, per un giovane straniero i rischi e le fatiche sono ancora più evidenti».
Proprio per “raccogliere” tutte queste fatiche, è nata l’idea di un incontro amichevole tra coetanei, offrendo loro un luogo di ascolto e di condivisione sincera. «Ci piacerebbe confrontarci, scambiarci opinioni e idee per conoscerci e fare qualche passo insieme», dicono i responsabili dell’Osservatorio. «Lo scopo di questo nostro ritrovarci – chiariscono monsignor Pagani e don Nespoli – non è quello di trovare soluzioni immediate ai problemi che possono esserci nei giovani migranti, ma più semplicemente ci si vorrebbe ascoltare per conoscersi, raccontare un poco della propria storia per riflettere insieme su come la città e la Chiesa di Milano possano, ciascuno per quel che le compete, vivere un reale incontro dove non c’è più straniero e italiano, ma giovani che camminano sulla stessa strada».
«Nei prossimi mesi – dice don Stefano – vorremmo capire come rispondere alle esigenze di questi “nuovi giovani”. Tra loro c’è chi resterà qui a vivere, ma anche chi tornerà al suo Paese». Il tempo però che trascorrono qui per motivi di studio, di lavoro o per esigenze della famiglia, potrà trovare spazi di amicizia proprio grazie all’Osservatorio. Quello di sabato prossimo infatti vuole essere solo il primo appuntamento, ma a questo altri ne seguiranno, forse anche 5 o 6 incontri nel corso dell’anno e non è escluso che con il passaparola altri amici si aggiungeranno, magari anche di altre nazionalità. Milano può fare paura, ma se i giovani immigrati non vengono isolati e lasciati soli, ma li si aiuta a creare una “rete” di amici è più facile anche per loro vivere con maggiore serenità in terra lontana. La Pastorale giovanile vuole scommettere su questa possibilità con la certezza che «più ci sarà condivisione e più ne usciremo tutti arricchiti». L’ultima novità della Diocesi è la nascita dell’Osservatorio “Nuovi giovani” che vedrà la luce sabato 23 ottobre. Per quella data, infatti, sono stati convocati con una lettera di invito gli stranieri tra i 20 e i 30 anni che vivono, lavorano o studiano a Milano. L’iniziativa parte dalla Pastorale giovanile, che dà appuntamento per sabato mattina, dalle 9.30 alle 12.30, presso una sala attigua alla chiesa di S. Stefano (piazza S. Stefano), a due passi dall’Università Statale. L’invito – scritto da monsignor Severino Pagani, responsabile della Pastorale giovanile, e da don Stefano Nespoli, della Pastorale dei migranti – è girato tra i giovani attraverso le cappellanie etniche che già durante l’anno intercettano tanti ragazzi.A questo primo incontro sono attesi 20-25 giovani: hanno già confermato la loro presenza alcuni latinoamericani, filippini, cinesi, rumeni, un africano e un thailandese. Lo scopo, spiega don Nespoli, è anzitutto quello di una conoscenza reciproca. Per questo, nella lettera firmata insieme a monsignor Pagani, suggerisce ai ragazzi qualche domanda per partire dalla loro “storia migratoria”: come hai vissuto il tuo arrivo a Milano? Ti sei sentito accolto? Che cosa e chi ti ha aiutato di più? Cosa chiederesti a questa città per vivere meglio il tuo essere cittadino? Spunti utili per avviare il confronto tra chi ha vissuto l’esperienza della migrazione e che – come si legge nella lettera – «ha una propria storia unica da raccontare, fatta di gioie e dolori, incontri e scontri, successi e insuccessi. E ciascuno ha vissuto e vive la propria vita con particolari che possono solo essere intuiti da chi questa esperienza non l’ha vissuta. Mantenendo rapporti col proprio Paese natale più o meno frequenti, innamorandosi più o meno del Paese che li ha accolti, è possibile investigare come ciascuno si scopra unico nella sua esperienza migratoria». E ancora: «C’è chi pianta le radici e chi progetta il suo ritorno, chi ormai si sente più italiano e chi vive col piede in due scarpe, chi sa apprezzare questa duplice appartenenza e chi la vive come una forte lacerazione, interiore soprattutto. C’è chi ha tanti amici italiani e chi li ha solo della propria nazione».Punto di partenza per l’incontro, spiegano gli organizzatori, «è la nostra città, il fatto che ciascuno la abita e la vive, per studio o per lavoro, e che in essa sta progettando il proprio futuro o, quanto meno, qui sta vivendo gli anni della propria giovinezza. Milano è città piena di opportunità ma anche di forti contraddizioni, una città nella quale un giovane può crescere ma può anche trovarsi smarrito. E forse, per un giovane straniero i rischi e le fatiche sono ancora più evidenti».Proprio per “raccogliere” tutte queste fatiche, è nata l’idea di un incontro amichevole tra coetanei, offrendo loro un luogo di ascolto e di condivisione sincera. «Ci piacerebbe confrontarci, scambiarci opinioni e idee per conoscerci e fare qualche passo insieme», dicono i responsabili dell’Osservatorio. «Lo scopo di questo nostro ritrovarci – chiariscono monsignor Pagani e don Nespoli – non è quello di trovare soluzioni immediate ai problemi che possono esserci nei giovani migranti, ma più semplicemente ci si vorrebbe ascoltare per conoscersi, raccontare un poco della propria storia per riflettere insieme su come la città e la Chiesa di Milano possano, ciascuno per quel che le compete, vivere un reale incontro dove non c’è più straniero e italiano, ma giovani che camminano sulla stessa strada».«Nei prossimi mesi – dice don Stefano – vorremmo capire come rispondere alle esigenze di questi “nuovi giovani”. Tra loro c’è chi resterà qui a vivere, ma anche chi tornerà al suo Paese». Il tempo però che trascorrono qui per motivi di studio, di lavoro o per esigenze della famiglia, potrà trovare spazi di amicizia proprio grazie all’Osservatorio. Quello di sabato prossimo infatti vuole essere solo il primo appuntamento, ma a questo altri ne seguiranno, forse anche 5 o 6 incontri nel corso dell’anno e non è escluso che con il passaparola altri amici si aggiungeranno, magari anche di altre nazionalità. Milano può fare paura, ma se i giovani immigrati non vengono isolati e lasciati soli, ma li si aiuta a creare una “rete” di amici è più facile anche per loro vivere con maggiore serenità in terra lontana. La Pastorale giovanile vuole scommettere su questa possibilità con la certezza che «più ci sarà condivisione e più ne usciremo tutti arricchiti». – – La testimonianza di Berta

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