Redazione

La mattina del 12 giugno si è concluso nel Duomo di Milano il lungo cammino di preparazione al sacerdozio (almeno sei anni) per i 17 nuovi preti ordinati dal cardinale Dionigi Tettamanzi.
Per molti di questi nuovi preti la parrocchia e l’oratorio sono stati fondamentali nella decisione di intraprendere il cammino verso il sacerdozio, perché è facendo il chierichetto, il catechista o l’animatore, che ha iniziato a farsi sentire la vocazione sacerdotale.
I vissuti e le storie personali dei nuovi preti sono molto diverse tra loro, ma tutti importanti e significativi. È curioso notare, scorrendo le loro biografie, che solo tre seminaristi provengono da Milano città, gli altri sono cresciuti in provincia: a Varese, Lecco, Como, in Brianza o nell’ hinterland milanese.
Guardando all’età anagrafica, i preti ordinati sabato sono nati tra gli anni Settanta e Ottanta. I due più giovani (Giorgio Longo e Matteo Missora) hanno 24 anni e per la loro ordinazione è stata necessaria la dispensa del Vescovo, mentre il più anziano (Marco Ferrandi) è del 1954. «Quando a 55 anni – dice – capisci che il Signore non si accontenta di ciò che finora ti ha dato, ma ti chiama a una vita ancora più piena e realizzi che lo fa perché ti vuole bene, questo mi basta per guardare con ottimismo al futuro».
Se in quest’ultimo caso si deve parlare di “vocazione adulta”, per un paio di candidati la chiamata si è fatta sentire in tenera età, anche se poi ha avuto il tempo di crescere e maturare negli anni del Seminario Minore, quando ancora esisteva.
Dei 17 sacerdoti, 8 sono laureati (in Economia, Fisica, Giurisprudenza, Ingegneria gestionale e biomedica, Lingue, Matematica, Architettura); molti hanno avuto esperienze lavorative, anche gratificanti, ma poi la vocazione al sacerdozio ha imposto un cambiamento di rotta. Tra loro c’è anche un maresciallo della Guardia di Finanza (Andrea Rabassini) con tanto di servizio attivo in caserma a Torino e a Ponte Tresa.
A unire tutti il comune “sì” alla chiamata di Dio e la decisione di affidarsi completamente a Lui, come recita lo slogan che hanno scelto per la loro classe di ordinazione, tratto dal Salmo 15: «Nelle tue mani è la mia vita». La mattina del 12 giugno si è concluso nel Duomo di Milano il lungo cammino di preparazione al sacerdozio (almeno sei anni) per i 17 nuovi preti ordinati dal cardinale Dionigi Tettamanzi.Per molti di questi nuovi preti la parrocchia e l’oratorio sono stati fondamentali nella decisione di intraprendere il cammino verso il sacerdozio, perché è facendo il chierichetto, il catechista o l’animatore, che ha iniziato a farsi sentire la vocazione sacerdotale.I vissuti e le storie personali dei nuovi preti sono molto diverse tra loro, ma tutti importanti e significativi. È curioso notare, scorrendo le loro biografie, che solo tre seminaristi provengono da Milano città, gli altri sono cresciuti in provincia: a Varese, Lecco, Como, in Brianza o nell’ hinterland milanese.Guardando all’età anagrafica, i preti ordinati sabato sono nati tra gli anni Settanta e Ottanta. I due più giovani (Giorgio Longo e Matteo Missora) hanno 24 anni e per la loro ordinazione è stata necessaria la dispensa del Vescovo, mentre il più anziano (Marco Ferrandi) è del 1954. «Quando a 55 anni – dice – capisci che il Signore non si accontenta di ciò che finora ti ha dato, ma ti chiama a una vita ancora più piena e realizzi che lo fa perché ti vuole bene, questo mi basta per guardare con ottimismo al futuro».Se in quest’ultimo caso si deve parlare di “vocazione adulta”, per un paio di candidati la chiamata si è fatta sentire in tenera età, anche se poi ha avuto il tempo di crescere e maturare negli anni del Seminario Minore, quando ancora esisteva.Dei 17 sacerdoti, 8 sono laureati (in Economia, Fisica, Giurisprudenza, Ingegneria gestionale e biomedica, Lingue, Matematica, Architettura); molti hanno avuto esperienze lavorative, anche gratificanti, ma poi la vocazione al sacerdozio ha imposto un cambiamento di rotta. Tra loro c’è anche un maresciallo della Guardia di Finanza (Andrea Rabassini) con tanto di servizio attivo in caserma a Torino e a Ponte Tresa.A unire tutti il comune “sì” alla chiamata di Dio e la decisione di affidarsi completamente a Lui, come recita lo slogan che hanno scelto per la loro classe di ordinazione, tratto dal Salmo 15: «Nelle tue mani è la mia vita».

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