Una ricerca condotta dall'Università Cattolica fotografa una città più aperta all'accoglienza degli stranieri di quanto non ci si aspetterebbe

di Cristina CONTI
Redazione

La scuola milanese accoglie bene i bambini stranieri. Anzi, è multiculturale. È quanto emerge dalla ricerca Nuovi modelli per l’integrazione (Erickson, 288 pagine, 18.50 euro), condotta da un’équipe di studiosi dell’Università Cattolica di Milano, sulle scuole ad alta percentuale di alunni di cittadinanza non italiana. Nove esperienze pilota presenti nel capoluogo lombardo, che testimoniano chiaramente di non essere classi ghetto. Tutt’altro. Un esempio per la società di oggi.
«Con l’apertura dell’anno le scuole primarie si trovano ad affrontare l’accoglienza di iscritti di prima e seconda generazione. Bambini italiani a tutti gli effetti, che parlano italiano, ma che non hanno per legge cittadinanza italiana. La presenza di alunni immigrati è un fenomeno ormai consolidato. È fuorviante parlare ancora di emergenza nella scuola, perché da noi ormai bambini sono accolti in modo maturo», spiega Milena Santerini, docente di Pedagogia generale presso la facoltà di Scienze della formazione e curatrice della ricerca.
Le scuole primarie prese in esame dallo studio, di cui due sono direzioni didattiche e sette invece istituti comprensivi, sono collocate in zone mediamente periferiche, prevalentemente a Sud di Milano, e presentano un numero molto alto di alunni immigrati. Si va da un minimo del 19 per cento a un massimo del 51,9 per cento, contro una media cittadina che raggiungeva, nell’anno scolastico 2007/2008, il 15 per cento.
Nelle grandi metropoli ormai è inevitabile che ci siano quartieri in cui la presenza di immigrati è più alta. È di solito nelle zone più periferiche della città infatti che si concentrano gli stranieri, dove i prezzi delle case sono più bassi e anche il costo della vita è inferiore. Nascono così le scuole multiculturali, dove si sperimentano nuove strategie che coinvolgono tutti: gli alunni immigrati, quelli italiani e le famiglie di entrambi.
Laboratori comuni, incontri periodici, che non separano i ragazzi, ma che favoriscono il dialogo tra italiani e stranieri, attenzione alle tradizioni e ai costumi del Paese di provenienza, studio della lingua italiana non solo come insieme di nozioni, ma anche come approfondimento culturale. Questi i principali strumenti di cui gli istituti si avvalgono per facilitare l’integrazione e affrontare positivamente la sfida della nuova cittadinanza dovuta all’alta percentuale di bambini immigrati.
«La scuola fa il suo dovere, ha resistito e riesce a rispondere a una situazione sociale che in questo momento è un po’ difficile. In Italia oggi ci sono ancora molte restrizioni normative e sociali che limitano i diritti delle persone immigrate, ma la scuola riesce ad andare avanti imperterrita. Nonostante tutto», aggiunge la Santerini. Ma questi grandi passi avanti devono scontrarsi con la difficile situazione economica. Classi unificate, diminuzione degli insegnanti, riduzione del tempo pieno. «Le risorse oggi sono sempre minori. Non è facile far fronte a tutto. I tagli non sempre permettono di portare avanti i percorsi come si vorrebbe. Molto sta nelle mani degli insegnanti, dipende da come impostano le lezioni», sottolinea la Santerini.
La città multiculturale, insomma, dove le culture si incontrano e si confrontano pacificamente, potrebbe proprio partire dai bambini. «La scuola non può prescindere dal contesto sociale in cui è immersa e non può esimersi dal confrontarsi con i problemi che si affrontano oggi giorno anche nel mondo degli adulti», conclude la Santerini. La scuola milanese accoglie bene i bambini stranieri. Anzi, è multiculturale. È quanto emerge dalla ricerca Nuovi modelli per l’integrazione (Erickson, 288 pagine, 18.50 euro), condotta da un’équipe di studiosi dell’Università Cattolica di Milano, sulle scuole ad alta percentuale di alunni di cittadinanza non italiana. Nove esperienze pilota presenti nel capoluogo lombardo, che testimoniano chiaramente di non essere classi ghetto. Tutt’altro. Un esempio per la società di oggi.«Con l’apertura dell’anno le scuole primarie si trovano ad affrontare l’accoglienza di iscritti di prima e seconda generazione. Bambini italiani a tutti gli effetti, che parlano italiano, ma che non hanno per legge cittadinanza italiana. La presenza di alunni immigrati è un fenomeno ormai consolidato. È fuorviante parlare ancora di emergenza nella scuola, perché da noi ormai bambini sono accolti in modo maturo», spiega Milena Santerini, docente di Pedagogia generale presso la facoltà di Scienze della formazione e curatrice della ricerca.Le scuole primarie prese in esame dallo studio, di cui due sono direzioni didattiche e sette invece istituti comprensivi, sono collocate in zone mediamente periferiche, prevalentemente a Sud di Milano, e presentano un numero molto alto di alunni immigrati. Si va da un minimo del 19 per cento a un massimo del 51,9 per cento, contro una media cittadina che raggiungeva, nell’anno scolastico 2007/2008, il 15 per cento.Nelle grandi metropoli ormai è inevitabile che ci siano quartieri in cui la presenza di immigrati è più alta. È di solito nelle zone più periferiche della città infatti che si concentrano gli stranieri, dove i prezzi delle case sono più bassi e anche il costo della vita è inferiore. Nascono così le scuole multiculturali, dove si sperimentano nuove strategie che coinvolgono tutti: gli alunni immigrati, quelli italiani e le famiglie di entrambi.Laboratori comuni, incontri periodici, che non separano i ragazzi, ma che favoriscono il dialogo tra italiani e stranieri, attenzione alle tradizioni e ai costumi del Paese di provenienza, studio della lingua italiana non solo come insieme di nozioni, ma anche come approfondimento culturale. Questi i principali strumenti di cui gli istituti si avvalgono per facilitare l’integrazione e affrontare positivamente la sfida della nuova cittadinanza dovuta all’alta percentuale di bambini immigrati.«La scuola fa il suo dovere, ha resistito e riesce a rispondere a una situazione sociale che in questo momento è un po’ difficile. In Italia oggi ci sono ancora molte restrizioni normative e sociali che limitano i diritti delle persone immigrate, ma la scuola riesce ad andare avanti imperterrita. Nonostante tutto», aggiunge la Santerini. Ma questi grandi passi avanti devono scontrarsi con la difficile situazione economica. Classi unificate, diminuzione degli insegnanti, riduzione del tempo pieno. «Le risorse oggi sono sempre minori. Non è facile far fronte a tutto. I tagli non sempre permettono di portare avanti i percorsi come si vorrebbe. Molto sta nelle mani degli insegnanti, dipende da come impostano le lezioni», sottolinea la Santerini.La città multiculturale, insomma, dove le culture si incontrano e si confrontano pacificamente, potrebbe proprio partire dai bambini. «La scuola non può prescindere dal contesto sociale in cui è immersa e non può esimersi dal confrontarsi con i problemi che si affrontano oggi giorno anche nel mondo degli adulti», conclude la Santerini.

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