Il messaggio del cardinale Tettamanzi: educare a vivere questo periodo

di Pino NARDI
Redazione

«A tutti il mio augurio di una felice esperienza educativa durante la prossima estate: un’esperienza che ridoni riposo fisico e mentale, condivisione di affetti veri e profondi, ricarica spirituale; un’esperienza che generi e alimenti la gioia di un autentico incontro con se stessi, con gli altri, con il Signore». Si conclude con questo augurio il Messaggio del cardinal Tettamanzi per le vacanze 2010, inviato in qualità di presidente della Conferenza episcopale lombarda, che verrà presentato martedì 22 giugno in una tavola rotonda in programma dalle 10 alle 12 in piazza Fontana 2 a Milano.
Il cuore della sua riflessione è proprio nel titolo, “Educare alla vacanza”, perché «il momento di vacanza diventi sempre più opportunità preziosa di crescita nella nostra “umanità”». L’Arcivescovo collega questo momento dell’anno come tassello dell’impegno della Chiesa italiana per i prossimi anni. «L’istanza educativa è una questione cruciale per il presente e il futuro. È una sfida che tutti ci interpella – scrive Tettamanzi -. Anche la Chiesa italiana testimonia la sua singolare sensibilità al riguardo proponendo a tutte le diocesi per il prossimo decennio un percorso pastorale tutto centrato sull’educazione. Del resto si è fatta sempre più viva la consapevolezza che la credibilità e l’efficacia dell’impegno educativo sono legate a una vera e propria “alleanza” tra tutti coloro – persone e istituzioni – ai quali sta a cuore la crescita umana integrale delle nuove generazioni. La famiglia, la scuola, la società civile, la comunità ecclesiale sono quindi chiamate, ancora una volta e in modo più convinto ed energico, a una feconda collaborazione nel trasmettere i valori che fanno l’uomo più uomo». E nello specifico dell’estate, «in questa prospettiva, educare alla vacanza significa intraprendere un lavoro intelligente e paziente che sappia precedere e affiancare ogni esperienza di viaggio e che trovi poi in questa stessa esperienza un coerente esercizio di autentica educazione».
Il Cardinale prende spunto da un passo di Luca: «Egli attraversava città e villaggi, insegnando e avvicinandosi a Gerusalemme». «Rilevo anzitutto come Gesù attraversi i luoghi – sottolinea -. Questo verbo evoca la leggerezza del cammino. Lui e i suoi discepoli non portano né due tuniche né bastone né borsa. La loro è una scelta di sobrietà: e questo dice rispetto per il territorio incontrato e per le persone che lo abitano. Sollecita l’incontro e la valorizzazione delle ricchezze locali. Manifesta un’asimmetria del bisogno: è lui, il pellegrino, a chiedere ospitalità. La pesantezza della dote che, in un certo senso, fa sentire a casa anche quando non lo si è, scompare per lasciare posto così all’incontro».
Secondo momento – uno stile del fare la vacanza – «le tappe compiute nelle città e nei villaggi, espressione popolare per indicare ogni luogo. Ovunque, infatti, è possibile arricchirsi di un incontro e offrire una parola o un gesto di solidarietà e di attenzione, condividendo momenti di vita, sogni per il futuro, dolori del presente. Nessuna terra è al riparo dalla preoccupazione e dalla stima di Dio e dei suoi testimoni».
Un’attenzione particolare l’Arcivescovo la rivolge anche a chi fa del turismo una professione e a coloro che studiano per questo. «Nella logica di un’alleanza educativa credo che i valori presenti nel testo evangelico – come valori trasversali ad ogni cultura – possano essere fatti propri anche dalla scuola e dalla scuola che di turismo si occupa. E con grande utilità! In realtà, ogni disciplina appresa all’interno del percorso scolastico sa sempre fare sintesi armonica tra la crescita personale e l’opportunità dell’incontro e della condivisione con gli altri. E questo è vero anche per le materie che rientrano nel settore della conoscenza turistica. Organizzare l’accoglienza alberghiera, conoscere le lingue, cucinare piatti tipici, promuovere territori… sono tutte attività che presuppongono sì una preparazione tecnica, ma unita sempre a una “visione dell’uomo e del mondo”. Proprio qui sta il segreto affascinante e coinvolgente della questione educativa. Essa è, radicalmente e totalmente, una “questione antropologica”: sia il modo con cui concepiamo noi stessi, sia quello con cui ci rapportiamo con gli altri sono contrassegnati dal percorso educativo sperimentato». «A tutti il mio augurio di una felice esperienza educativa durante la prossima estate: un’esperienza che ridoni riposo fisico e mentale, condivisione di affetti veri e profondi, ricarica spirituale; un’esperienza che generi e alimenti la gioia di un autentico incontro con se stessi, con gli altri, con il Signore». Si conclude con questo augurio il Messaggio del cardinal Tettamanzi per le vacanze 2010, inviato in qualità di presidente della Conferenza episcopale lombarda, che verrà presentato martedì 22 giugno in una tavola rotonda in programma dalle 10 alle 12 in piazza Fontana 2 a Milano.Il cuore della sua riflessione è proprio nel titolo, “Educare alla vacanza”, perché «il momento di vacanza diventi sempre più opportunità preziosa di crescita nella nostra “umanità”». L’Arcivescovo collega questo momento dell’anno come tassello dell’impegno della Chiesa italiana per i prossimi anni. «L’istanza educativa è una questione cruciale per il presente e il futuro. È una sfida che tutti ci interpella – scrive Tettamanzi -. Anche la Chiesa italiana testimonia la sua singolare sensibilità al riguardo proponendo a tutte le diocesi per il prossimo decennio un percorso pastorale tutto centrato sull’educazione. Del resto si è fatta sempre più viva la consapevolezza che la credibilità e l’efficacia dell’impegno educativo sono legate a una vera e propria “alleanza” tra tutti coloro – persone e istituzioni – ai quali sta a cuore la crescita umana integrale delle nuove generazioni. La famiglia, la scuola, la società civile, la comunità ecclesiale sono quindi chiamate, ancora una volta e in modo più convinto ed energico, a una feconda collaborazione nel trasmettere i valori che fanno l’uomo più uomo». E nello specifico dell’estate, «in questa prospettiva, educare alla vacanza significa intraprendere un lavoro intelligente e paziente che sappia precedere e affiancare ogni esperienza di viaggio e che trovi poi in questa stessa esperienza un coerente esercizio di autentica educazione».Il Cardinale prende spunto da un passo di Luca: «Egli attraversava città e villaggi, insegnando e avvicinandosi a Gerusalemme». «Rilevo anzitutto come Gesù attraversi i luoghi – sottolinea -. Questo verbo evoca la leggerezza del cammino. Lui e i suoi discepoli non portano né due tuniche né bastone né borsa. La loro è una scelta di sobrietà: e questo dice rispetto per il territorio incontrato e per le persone che lo abitano. Sollecita l’incontro e la valorizzazione delle ricchezze locali. Manifesta un’asimmetria del bisogno: è lui, il pellegrino, a chiedere ospitalità. La pesantezza della dote che, in un certo senso, fa sentire a casa anche quando non lo si è, scompare per lasciare posto così all’incontro».Secondo momento – uno stile del fare la vacanza – «le tappe compiute nelle città e nei villaggi, espressione popolare per indicare ogni luogo. Ovunque, infatti, è possibile arricchirsi di un incontro e offrire una parola o un gesto di solidarietà e di attenzione, condividendo momenti di vita, sogni per il futuro, dolori del presente. Nessuna terra è al riparo dalla preoccupazione e dalla stima di Dio e dei suoi testimoni».Un’attenzione particolare l’Arcivescovo la rivolge anche a chi fa del turismo una professione e a coloro che studiano per questo. «Nella logica di un’alleanza educativa credo che i valori presenti nel testo evangelico – come valori trasversali ad ogni cultura – possano essere fatti propri anche dalla scuola e dalla scuola che di turismo si occupa. E con grande utilità! In realtà, ogni disciplina appresa all’interno del percorso scolastico sa sempre fare sintesi armonica tra la crescita personale e l’opportunità dell’incontro e della condivisione con gli altri. E questo è vero anche per le materie che rientrano nel settore della conoscenza turistica. Organizzare l’accoglienza alberghiera, conoscere le lingue, cucinare piatti tipici, promuovere territori… sono tutte attività che presuppongono sì una preparazione tecnica, ma unita sempre a una “visione dell’uomo e del mondo”. Proprio qui sta il segreto affascinante e coinvolgente della questione educativa. Essa è, radicalmente e totalmente, una “questione antropologica”: sia il modo con cui concepiamo noi stessi, sia quello con cui ci rapportiamo con gli altri sono contrassegnati dal percorso educativo sperimentato». – – Il messaggio del cardinale Tettamanzi (https://www.chiesadimilano.it/or/ADMI/pagine/00_PORTALE/2010/messaggio_vacanze.pdf) – Tavola rotonda in Curia – L’Arcivescovo in visitaai campeggi in Trentino – In Valsassina pochi preti per i tanti turisti – Viaggi-gemellaggi nelle missioni

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