di Marcello VILLANI
Redazione

C’è una realtà benemerita nel decanato di Porlezza. Una realtà che dà ricovero a 72 anziani non autosufficienti e che è gestita dalle Minime Suore del Sacro Cuore, titolari della casa di riposo.
Suor Argia è superiora della Rsa “Lina Erba” di Porlezza. Una casa di riposo dedicata a una delle benefattrici che, tramite la donazione di un appartamento, diedero una parte dei soldi necessari a costruire, sulla casa ex Suore Orsoline, l’attuale istituto. La casa di riposo è nata a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, riunendo le varie case di riposo di Porlezza; è gestita da una ventina di suore delle quali dieci, che hanno passato la loro vita in questo istituto, sono diventate anziane e sono seminferme.
«Il numero delle suore è andato diminuendo – spiega suor Argia – anche perché molte sono state messe in comunità e qualcuna è deceduta. Noi suore curiamo soprattutto la sorveglianza morale. Ormai una sola di noi fa reperibilità di notte, le altre vanno a dire le preghiere al primo e secondo piano, avvicinano personalmente e aiutano a confortare religiosamente le ospiti…». Ormai si occupano della cura dell’anima più che del corpo dei loro ospiti, affidati per questo alle amorevoli mani di infermieri, fisioterapisti e medici specialisti (ortopedico, oculista, neurologo).
A dirigere la parte sanitaria il direttore Attilio Giossi, che è anche vicesindaco di Porlezza. «La nostra realtà è immersa tra le montagne – aggiunge la Superiora -. Abbiamo una casa che si affaccia per una parte sul lago e per un’altra sui monti. Abbiamo un parco molto grande e davanti un bel giardino. Le signore ospiti possono andare dove vogliono, le accompagniamo al mercato in carrozzina e a fare qualche compera. Abbiamo anche un centro diurno integrato per gli anziani autosufficienti intitolato a Maria Margherita Caiani, madre fondatrice delle Suore Minori, aperto dal mattino alle 8 fino alle 17. Un pulmino va a prendere gli anziani e poi li riaccompagna in famiglia la sera. Un servizio erogato a prezzi davvero concorrenziali e utilissimo. Diciamo che i nostri servizi sono molto richiesti».
Anche se i posti sono limitati e sempre occupati: «In effetti – ammette Suor Argia – il paese è invecchiato e le richieste sono molte. Molto spesso non riusciamo ad accettarle tutte. Anche nei dintorni ci sono case di riposo, ma appena è possibile avere il posto, i porlezzesi tornano qui da noi. Fortunatamente anche il Comune è molto attivo e ha un centro diurno per intrattenere al pomeriggio gli anziani. Diciamo che la rete sociale è buona». La commozione per la visita dell’Arcivescovo è stata grande: «Le nostre ospiti sono rimaste meravigliate di come le ha avvicinate tutte chiedendo chi fossero e da dove venissero. È stata una cosa veramente bellissima». C’è una realtà benemerita nel decanato di Porlezza. Una realtà che dà ricovero a 72 anziani non autosufficienti e che è gestita dalle Minime Suore del Sacro Cuore, titolari della casa di riposo.Suor Argia è superiora della Rsa “Lina Erba” di Porlezza. Una casa di riposo dedicata a una delle benefattrici che, tramite la donazione di un appartamento, diedero una parte dei soldi necessari a costruire, sulla casa ex Suore Orsoline, l’attuale istituto. La casa di riposo è nata a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, riunendo le varie case di riposo di Porlezza; è gestita da una ventina di suore delle quali dieci, che hanno passato la loro vita in questo istituto, sono diventate anziane e sono seminferme.«Il numero delle suore è andato diminuendo – spiega suor Argia – anche perché molte sono state messe in comunità e qualcuna è deceduta. Noi suore curiamo soprattutto la sorveglianza morale. Ormai una sola di noi fa reperibilità di notte, le altre vanno a dire le preghiere al primo e secondo piano, avvicinano personalmente e aiutano a confortare religiosamente le ospiti…». Ormai si occupano della cura dell’anima più che del corpo dei loro ospiti, affidati per questo alle amorevoli mani di infermieri, fisioterapisti e medici specialisti (ortopedico, oculista, neurologo).A dirigere la parte sanitaria il direttore Attilio Giossi, che è anche vicesindaco di Porlezza. «La nostra realtà è immersa tra le montagne – aggiunge la Superiora -. Abbiamo una casa che si affaccia per una parte sul lago e per un’altra sui monti. Abbiamo un parco molto grande e davanti un bel giardino. Le signore ospiti possono andare dove vogliono, le accompagniamo al mercato in carrozzina e a fare qualche compera. Abbiamo anche un centro diurno integrato per gli anziani autosufficienti intitolato a Maria Margherita Caiani, madre fondatrice delle Suore Minori, aperto dal mattino alle 8 fino alle 17. Un pulmino va a prendere gli anziani e poi li riaccompagna in famiglia la sera. Un servizio erogato a prezzi davvero concorrenziali e utilissimo. Diciamo che i nostri servizi sono molto richiesti».Anche se i posti sono limitati e sempre occupati: «In effetti – ammette Suor Argia – il paese è invecchiato e le richieste sono molte. Molto spesso non riusciamo ad accettarle tutte. Anche nei dintorni ci sono case di riposo, ma appena è possibile avere il posto, i porlezzesi tornano qui da noi. Fortunatamente anche il Comune è molto attivo e ha un centro diurno per intrattenere al pomeriggio gli anziani. Diciamo che la rete sociale è buona». La commozione per la visita dell’Arcivescovo è stata grande: «Le nostre ospiti sono rimaste meravigliate di come le ha avvicinate tutte chiedendo chi fossero e da dove venissero. È stata una cosa veramente bellissima».

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