Monsignor Severino Pagani, vicario episcopale per la Pastorale giovanile, lancia il nuovo progetto della Diocesi per rispondere ai bisogni dei giovani di oggi


Redazione

«Proponiamo una grande convergenza pastorale per creare nuovi centri giovanili. Il nuovo progetto di Pastorale giovanile diocesana sta lavorando perché si costituiscano questi Centri giovanili, in unità pastorali più significative e missionarie rispetto a ogni singola parrocchia. Confidiamo nella partecipazione entusiasta di tutto il popolo di Dio». Monsignor Severino Pagani, vicario episcopale per la Pastorale giovanile, lancia il nuovo progetto della Diocesi per rispondere ai bisogni dei giovani di oggi.

Nell’attuale confusione politica e culturale si può pensare a qualcosa di promettente e di concreto verso i giovani?
Oggi dei giovani parlano tutti. Sono indubbiamente la più grande risorsa che abbiamo, anche se talvolta vengono considerati come un problema. L’analisi è complessa: qui si può dire poco, tuttavia circa gli interventi possibili bisogna distinguere i livelli. Primo: ci sono i grandi interventi strutturali a favore dei giovani che toccano le crisi e il costume dominante. Il diffuso degrado della cultura politica, gli incerti interventi sull’economia di fronte ai quali i giovani non hanno potere, le contraddizioni degli adulti i quali non si manifestano sufficientemente responsabili, divisi tra loro senza pudore, al di là delle dichiarazioni di circostanza. La ricchezza, poca o tanta che sia, è distribuita male e gli ostentati mal esempi irritano l’intelligenza e l’emotività delle nuove generazioni. Secondo: ci sono le grandi questioni di senso che i giovani soffrono sulla loro pelle talvolta senza averne piena coscienza; il senso della vita, la durata dell’amore, la gestione del corpo, l’impegno dello studio, la capacità educativa della famiglia, la costruzione del futuro, il valore e la qualità della libertà, e perfino la questione di Dio. Su queste cose c’è molto lavoro da fare, ci vogliono veri educatori che spesso non ci sono sia nella Chiesa come nella società civile. A volte i giovani sono vittima di una triste industria del divertimento e della trasgressione, vere fabbriche di profitto che ingannano i giovani.

Cosa può fare la comunità cristiana?
La comunità cristiana innanzitutto deve esserci, o deve diventare, cristiana davvero. Molte volte la comunità è così debole che rischia di difendere se stessa e il suo passato e non ha lo slancio per aggredire il futuro. Tutto questo non senza il disagio di molti, preti e laici, nella comunità. Anche nelle comunità ci sono elementi spuri del cristianesimo ed egoismi mascherati che sono più incisivi della verità del Vangelo. Non è solo o prevalentemente questione del clero. Le comunità, i laici cristiani, i battezzati e anche quelli che vanno in chiesa sono così poco cristiani che non riescono a trasmettere il Vangelo e quindi non convincono i giovani. Anche per i genitori non è facile questo compito. Molti giovani sono lontani dalla Chiesa anche se hanno bisogno di Dio e di vere relazioni che conducano a Lui. Non dobbiamo solo sostenere i valori, ma essere capaci di creare simpatia nei confronti dei valori. Se i veri cristiani sono pochi, la cosa è semplice: la fede non viene trasmessa e tutta la società, non semplicemente la Chiesa, ne soffre. I giovani cercano futuro e relazioni, se non li trovano, se ne vanno rimanendo da soli a vincere le loro pigrizie e i loro egoismi.

Come deve evolversi la tradizione ambrosiana per interpretare il nuovo di cui giovani hanno bisogno?
Tra le molte, due cose dobbiamo fare: la prima, preparare tra gli adulti nuovi educatori capaci di stare con i giovani; la seconda, è creare nuovi centri giovanili. L’oratorio è prezioso, ma non basta più, soprattutto per i giovani. Ci sforziamo di creare nuovi centri di aggregazione che siano capaci di interpretare le modalità con le quali i giovani oggi si incontrano. Ci dobbiamo impegnare a creare giuste esigenze nei giovani di oggi. I centri giovanili che vorremmo costruire devono diventare luoghi culturali, relazionali e spirituali attraenti e significativi. Ci siamo tutti impegnati nell’elaborare progetti, ma ora ci vogliono soprattutto persone che sappiano con sacrificio educare con la loro presenza. Anche le risorse economiche della comunità potrebbero essere impiegate maggiormente in questa direzione. «Proponiamo una grande convergenza pastorale per creare nuovi centri giovanili. Il nuovo progetto di Pastorale giovanile diocesana sta lavorando perché si costituiscano questi Centri giovanili, in unità pastorali più significative e missionarie rispetto a ogni singola parrocchia. Confidiamo nella partecipazione entusiasta di tutto il popolo di Dio». Monsignor Severino Pagani, vicario episcopale per la Pastorale giovanile, lancia il nuovo progetto della Diocesi per rispondere ai bisogni dei giovani di oggi.Nell’attuale confusione politica e culturale si può pensare a qualcosa di promettente e di concreto verso i giovani?Oggi dei giovani parlano tutti. Sono indubbiamente la più grande risorsa che abbiamo, anche se talvolta vengono considerati come un problema. L’analisi è complessa: qui si può dire poco, tuttavia circa gli interventi possibili bisogna distinguere i livelli. Primo: ci sono i grandi interventi strutturali a favore dei giovani che toccano le crisi e il costume dominante. Il diffuso degrado della cultura politica, gli incerti interventi sull’economia di fronte ai quali i giovani non hanno potere, le contraddizioni degli adulti i quali non si manifestano sufficientemente responsabili, divisi tra loro senza pudore, al di là delle dichiarazioni di circostanza. La ricchezza, poca o tanta che sia, è distribuita male e gli ostentati mal esempi irritano l’intelligenza e l’emotività delle nuove generazioni. Secondo: ci sono le grandi questioni di senso che i giovani soffrono sulla loro pelle talvolta senza averne piena coscienza; il senso della vita, la durata dell’amore, la gestione del corpo, l’impegno dello studio, la capacità educativa della famiglia, la costruzione del futuro, il valore e la qualità della libertà, e perfino la questione di Dio. Su queste cose c’è molto lavoro da fare, ci vogliono veri educatori che spesso non ci sono sia nella Chiesa come nella società civile. A volte i giovani sono vittima di una triste industria del divertimento e della trasgressione, vere fabbriche di profitto che ingannano i giovani.Cosa può fare la comunità cristiana?La comunità cristiana innanzitutto deve esserci, o deve diventare, cristiana davvero. Molte volte la comunità è così debole che rischia di difendere se stessa e il suo passato e non ha lo slancio per aggredire il futuro. Tutto questo non senza il disagio di molti, preti e laici, nella comunità. Anche nelle comunità ci sono elementi spuri del cristianesimo ed egoismi mascherati che sono più incisivi della verità del Vangelo. Non è solo o prevalentemente questione del clero. Le comunità, i laici cristiani, i battezzati e anche quelli che vanno in chiesa sono così poco cristiani che non riescono a trasmettere il Vangelo e quindi non convincono i giovani. Anche per i genitori non è facile questo compito. Molti giovani sono lontani dalla Chiesa anche se hanno bisogno di Dio e di vere relazioni che conducano a Lui. Non dobbiamo solo sostenere i valori, ma essere capaci di creare simpatia nei confronti dei valori. Se i veri cristiani sono pochi, la cosa è semplice: la fede non viene trasmessa e tutta la società, non semplicemente la Chiesa, ne soffre. I giovani cercano futuro e relazioni, se non li trovano, se ne vanno rimanendo da soli a vincere le loro pigrizie e i loro egoismi.Come deve evolversi la tradizione ambrosiana per interpretare il nuovo di cui giovani hanno bisogno?Tra le molte, due cose dobbiamo fare: la prima, preparare tra gli adulti nuovi educatori capaci di stare con i giovani; la seconda, è creare nuovi centri giovanili. L’oratorio è prezioso, ma non basta più, soprattutto per i giovani. Ci sforziamo di creare nuovi centri di aggregazione che siano capaci di interpretare le modalità con le quali i giovani oggi si incontrano. Ci dobbiamo impegnare a creare giuste esigenze nei giovani di oggi. I centri giovanili che vorremmo costruire devono diventare luoghi culturali, relazionali e spirituali attraenti e significativi. Ci siamo tutti impegnati nell’elaborare progetti, ma ora ci vogliono soprattutto persone che sappiano con sacrificio educare con la loro presenza. Anche le risorse economiche della comunità potrebbero essere impiegate maggiormente in questa direzione. – – Il Servizio diocesano accompagna i primi passi – Esperienza/1: Centrogiovane alle Colonne – Esperienza/2: Centro storico di Busto Arsizio

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