L'Arcivescovo scrive ai migranti richiamando il compito educativo verso le seconde generazioni: «Sappiamo che la nostra è una società in cui il significato originale e sorprendente della Natività è spesso dimenticato, se non scomparso. Una grave crisi, in particolare, investe i grandi e autentici valori della famiglia»

di Pino NARDI
Redazione

«Sentitevi interpellati: la società attende la vostra testimonianza; la scuola attende la vostra partecipazione; le iniziative di solidarietà attendono la vostra adesione; i poveri aspettano il vostro aiuto e la vostra condivisione; la famiglia chiede la vostra fedeltà nell’amore e nella dedizione d’ogni giorno; i figli domandano il vostro amore sincero e forte; la Chiesa invoca il vostro impegno per una vita veramente rinnovata perché conforme a Gesù e al suo Vangelo».
Lo sostiene il cardinale Tettamanzi nella Lettera natalizia rivolta ai migranti. Ormai una tradizione per l’Arcivescovo, un modo per essere vicino da pastore a questi “nuovi figli” venuti da lontano. «Carissimi fratelli e sorelle migranti, sono felice di rivolgervi l’augurio bello e grande di questi giorni, l’annuncio di gioia che il cristiano porta nel mondo, la parola antica e familiare che ha varcato i confini di ogni Paese: buon Natale! Gesù è nato a Betlemme! Dio è in mezzo a noi! È in noi! Non ci dimentica mai! Dio è fedele per sempre! È in ogni momento con noi e nel suo amore vuole che non ci separiamo mai da lui!».
Tettamanzi ricorda a loro il messaggio del Papa: «Certamente questo Natale assume un significato tutto particolare dopo che papa Benedetto XVI ci ha donato il suo Messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, dal titolo Una sola famiglia umana. Parole meravigliose, queste, che ci ricordano immediatamente gli episodi legati alla nascita di Gesù, Maria e Giuseppe che cercano di salvarsi dai poteri malvagi migrando in Egitto e poi ritornano a Nazaret: sempre in fuga, sempre in esilio. Ma sempre uniti! E tra loro, adorato dai pastori e dai Magi dell’Oriente, c’è il Figlio di Dio. In questa famiglia, salda nonostante le difficoltà, c’è la salvezza fatta persona, c’è l’Emmanuele, il Dio che viene ad abitare in noi».
Ecco le parole di Benedetto XVI: «È questo uno dei messaggi principali del Natale che spiegano le parole del Santo Padre: “La fraternità umana è l’esperienza, a volte sorprendente, di una relazione che accomuna, di un legame profondo con l’altro, differente da me, basato sul semplice fatto di essere uomini. Assunta e vissuta responsabilmente, essa alimenta una vita di comunione e condivisione con tutti, in particolare con i migranti; sostiene la donazione di sé agli altri, al loro bene, al bene di tutti, nella comunità politica locale, nazionale e mondiale”».
Un’attenzione particolare il Cardinale la dedica alle nuove generazioni dei migranti, che recepiscono modelli culturali non sempre positivi. «C’è un’altra espressione nei brani di Vangelo di questi giorni che mi pare particolarmente significativa per i nostri auguri di quest’anno. Dopo i racconti dell’infanzia di Gesù e del ritorno della Sacra Famiglia a Nazaret, l’evangelista Luca scrive: “Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui” (Luca 2,40). Che cosa ci insegna? Ecco: nella normalità della vita di una famiglia, accolta ormai nella quotidianità di un nuovo Paese, occorre il coraggio di continuare a crescere, scegliendo progetti di vita che conducano verso un sempre migliore inserimento e una sempre più completa integrazione nel contesto sociale e culturale del Paese. Sappiamo che la nostra è una società in cui il significato originale e sorprendente del Natale è spesso dimenticato, se non scomparso. Una grave crisi, in particolare, investe i grandi e autentici valori della famiglia, così come l’ha pensata, amata e voluta Dio dall’eternità. I vostri figli sperimentano ogni giorno l’oscurarsi di quei valori che loro avete insegnato con convinzione e con amore. E voi a questo assistete con sofferenza, quasi impotenti».
Allora una preghiera e un augurio: «Preghiamo il Signore Gesù in questo nuovo Natale. Preghiamo con fede Maria, la sua e nostra madre, e san Giuseppe: che ci accompagnino e ci sostengano con la loro dolce e potente intercessione. Poi con buona volontà collaboriamo tutti insieme a realizzare progetti nuovi e belli per le nostre famiglie, in particolare per l’educazione umana e cristiana dei nostri figli». Ma a Natale non si può dimenticare anche il lungo cammino di integrazione nelle nostre città. Scrive il Cardinale: «Saremo "nuovi cittadini" solo se ci distingueremo per il nostro contributo positivo alla ricostruzione morale e spirituale di questo nostro Paese. Solo un impegno nuovo, intelligente e coraggioso, ci farà accettare con gioia la terra che abbiamo scelto a nostra nuova casa. Da sentimenti onesti e buoni possono nascere comportamenti degni del nome cristiano».
In conclusione, nella Lettera ricorda due importanti appuntamenti: «Il primo è il VII Incontro mondiale delle famiglie che il Santo Padre ha deciso di tenere nel 2012 qui a Milano. Lo ringraziamo per tale scelta e gli promettiamo di prepararci a questo Incontro. Mi sento allora di invitarvi ad una riflessione attenta e seria sul senso autentico, sugli aspetti positivi e sulle difficoltà della famiglia migrante nell’ambito del lavoro e della festa». E secondo: «Quest’anno la nostra Diocesi ricorda i 400 anni dalla canonizzazione di san Carlo Borromeo e si sente impegnata a camminare con lui sulla strada che Dio ha voluto per noi, la strada della santità. Santi per vocazione è il titolo della Lettera che ho rivolto a tutti i fedeli della Chiesa ambrosiana. Ti chiedo di leggerla e soprattutto ti invito a rispondere generosamente a questa stupenda vocazione che Dio ci ha dato per la nostra piena felicità, per una gioia che non conosce tramonto». «Sentitevi interpellati: la società attende la vostra testimonianza; la scuola attende la vostra partecipazione; le iniziative di solidarietà attendono la vostra adesione; i poveri aspettano il vostro aiuto e la vostra condivisione; la famiglia chiede la vostra fedeltà nell’amore e nella dedizione d’ogni giorno; i figli domandano il vostro amore sincero e forte; la Chiesa invoca il vostro impegno per una vita veramente rinnovata perché conforme a Gesù e al suo Vangelo».Lo sostiene il cardinale Tettamanzi nella Lettera natalizia rivolta ai migranti. Ormai una tradizione per l’Arcivescovo, un modo per essere vicino da pastore a questi “nuovi figli” venuti da lontano. «Carissimi fratelli e sorelle migranti, sono felice di rivolgervi l’augurio bello e grande di questi giorni, l’annuncio di gioia che il cristiano porta nel mondo, la parola antica e familiare che ha varcato i confini di ogni Paese: buon Natale! Gesù è nato a Betlemme! Dio è in mezzo a noi! È in noi! Non ci dimentica mai! Dio è fedele per sempre! È in ogni momento con noi e nel suo amore vuole che non ci separiamo mai da lui!».Tettamanzi ricorda a loro il messaggio del Papa: «Certamente questo Natale assume un significato tutto particolare dopo che papa Benedetto XVI ci ha donato il suo Messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, dal titolo Una sola famiglia umana. Parole meravigliose, queste, che ci ricordano immediatamente gli episodi legati alla nascita di Gesù, Maria e Giuseppe che cercano di salvarsi dai poteri malvagi migrando in Egitto e poi ritornano a Nazaret: sempre in fuga, sempre in esilio. Ma sempre uniti! E tra loro, adorato dai pastori e dai Magi dell’Oriente, c’è il Figlio di Dio. In questa famiglia, salda nonostante le difficoltà, c’è la salvezza fatta persona, c’è l’Emmanuele, il Dio che viene ad abitare in noi».Ecco le parole di Benedetto XVI: «È questo uno dei messaggi principali del Natale che spiegano le parole del Santo Padre: “La fraternità umana è l’esperienza, a volte sorprendente, di una relazione che accomuna, di un legame profondo con l’altro, differente da me, basato sul semplice fatto di essere uomini. Assunta e vissuta responsabilmente, essa alimenta una vita di comunione e condivisione con tutti, in particolare con i migranti; sostiene la donazione di sé agli altri, al loro bene, al bene di tutti, nella comunità politica locale, nazionale e mondiale”».Un’attenzione particolare il Cardinale la dedica alle nuove generazioni dei migranti, che recepiscono modelli culturali non sempre positivi. «C’è un’altra espressione nei brani di Vangelo di questi giorni che mi pare particolarmente significativa per i nostri auguri di quest’anno. Dopo i racconti dell’infanzia di Gesù e del ritorno della Sacra Famiglia a Nazaret, l’evangelista Luca scrive: “Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui” (Luca 2,40). Che cosa ci insegna? Ecco: nella normalità della vita di una famiglia, accolta ormai nella quotidianità di un nuovo Paese, occorre il coraggio di continuare a crescere, scegliendo progetti di vita che conducano verso un sempre migliore inserimento e una sempre più completa integrazione nel contesto sociale e culturale del Paese. Sappiamo che la nostra è una società in cui il significato originale e sorprendente del Natale è spesso dimenticato, se non scomparso. Una grave crisi, in particolare, investe i grandi e autentici valori della famiglia, così come l’ha pensata, amata e voluta Dio dall’eternità. I vostri figli sperimentano ogni giorno l’oscurarsi di quei valori che loro avete insegnato con convinzione e con amore. E voi a questo assistete con sofferenza, quasi impotenti».Allora una preghiera e un augurio: «Preghiamo il Signore Gesù in questo nuovo Natale. Preghiamo con fede Maria, la sua e nostra madre, e san Giuseppe: che ci accompagnino e ci sostengano con la loro dolce e potente intercessione. Poi con buona volontà collaboriamo tutti insieme a realizzare progetti nuovi e belli per le nostre famiglie, in particolare per l’educazione umana e cristiana dei nostri figli». Ma a Natale non si può dimenticare anche il lungo cammino di integrazione nelle nostre città. Scrive il Cardinale: «Saremo "nuovi cittadini" solo se ci distingueremo per il nostro contributo positivo alla ricostruzione morale e spirituale di questo nostro Paese. Solo un impegno nuovo, intelligente e coraggioso, ci farà accettare con gioia la terra che abbiamo scelto a nostra nuova casa. Da sentimenti onesti e buoni possono nascere comportamenti degni del nome cristiano».In conclusione, nella Lettera ricorda due importanti appuntamenti: «Il primo è il VII Incontro mondiale delle famiglie che il Santo Padre ha deciso di tenere nel 2012 qui a Milano. Lo ringraziamo per tale scelta e gli promettiamo di prepararci a questo Incontro. Mi sento allora di invitarvi ad una riflessione attenta e seria sul senso autentico, sugli aspetti positivi e sulle difficoltà della famiglia migrante nell’ambito del lavoro e della festa». E secondo: «Quest’anno la nostra Diocesi ricorda i 400 anni dalla canonizzazione di san Carlo Borromeo e si sente impegnata a camminare con lui sulla strada che Dio ha voluto per noi, la strada della santità. Santi per vocazione è il titolo della Lettera che ho rivolto a tutti i fedeli della Chiesa ambrosiana. Ti chiedo di leggerla e soprattutto ti invito a rispondere generosamente a questa stupenda vocazione che Dio ci ha dato per la nostra piena felicità, per una gioia che non conosce tramonto».

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