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Milano

Bambini in guerra, un racconto che è un monito di pace

Presentato alla Cattolica il libro di Arnoldo Mosca Mondadori, Anna Pozzi e Cristina Castelli che raccoglie voci di piccoli dai conflitti in ogni parte del mondo. Il cardinale Tolentino de Mendonça: «I bambini sono maestri e la loro voce è profetica»

di Alvise SPERANDIO

16 Febbraio 2026
Bambini in guerra

da Vatican News

«Basta guerre, vogliamo la pace». Il grido dei piccoli, si fa grande, per cambiare il cuore dei grandi che dai piccoli dovrebbero imparare. È, questo, il messaggio che emerge dal libro Lettere dei bambini ai fabbricanti di armi, una raccolta di storie, voci e immagini dei bambini e delle bambine colpiti dalle guerre a Gaza, in Ucraina, Myanmar, Congo e Sud Sudan. Scritto da Arnoldo Mosca Mondadori, Anna Pozzi e Cristina Castelli, per Piemme – Il Battello a Vapore, con illustrazioni di Ilaria Urbinati, il libro che uscirà giovedì 19 febbraio è stato presentato sabato 14 febbraio, all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

L’incontro ha visto come protagoniste le voci dei bambini delle scuole lombarde che hanno letto alcune delle lettere più significative raccolte nel libro. Alla presentazione, moderata dal giornalista Giangiacomo Schiavi, oltre agli autori hanno preso parte il cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, il rettore della Cattolica Elena Beccalli per un saluto di benvenuto, e don Paolo Alliata, vicario della parrocchia dell’Incoronata e scrittore. 

Libro Mosca Mondadori Pozzi Castelli
La copertina del libro

Per un movimento di pace

Più che un punto di arrivo, il volume è un punto di partenza: gli ideatori di questa originalissima iniziativa editoriale hanno già iniziato a spedirlo ai consigli di amministrazione e ai dirigenti delle fabbriche d’armi per chiedere loro di convertirsi e rinunciare a seminare morte. Puntano a creare un portale dove inserire altri scritti in arrivo da tutte le zone del mondo per implementare i contributi e creare un vero e proprio movimento di opinione, inoltre, attraverso delle schede didattiche, il materiale è a disposizione delle scuole affinché i ragazzi possano rifletterci e lavorarci, diventando i migliori testimonial della pace.

La molla che fa cambiare la vita

Lettere dei bambini ai fabbricanti di armi è nato da un fatto straordinario, come ha raccontato Arnoldo Mosca Mondadori.

Un imprenditore, Vito Alfieri Fontana, titolare di un’impresa di successo che produceva mine antiuomo, un giorno dimentica in auto un catalogo d’illustrazione dei suoi ordigni e il figlio, che se ne accorge, gli chiede: «Insomma papà, tu sei un assassino?». È la molla che fa leva sulla coscienza dell’uomo che da allora, non solo chiude l’azienda, ma anche si impegna in prima persona per andare a bonificare nei Balcani i campi minati che lui stesso aveva contribuito a creare.

«Dunque le novità di cui il mondo ha bisogno nascono anche nei cuori degli uomini più difficili da toccare. Basta che li raggiunga la voce di un bambino», scrive nell’introduzione l’autore, che è presidente della Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti.

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La spinta di papa Francesco

«Ho condiviso il mio proposito di realizzare una raccolta degli scritti dei bambini con papa Francesco – spiega l’autore – che mi ha dato una risposta incoraggiante: “Mi piace l’idea del libro. Avanti!”. Da qui è iniziato un percorso, che con la pubblicazione ha raggiunto il suo primo traguardo, ma ora prosegue per diventare una cassa di risonanza internazionale».

«Il libro fa parte di una iniziativa più grande che non si fermerà finché non cesseranno le guerre in tutto il mondo. Se il mondo ascoltasse i bambini, il mondo cambierebbe, perché loro ci insegnano la vita».  

incontro presentazione libro Mosca Mondadori Pozzi Castelli
I relatori dell’incontro

Bambini e armi, il binomio impensabile

«Nelle nostre aule ospitiamo centinaia di presentazioni di libri, ma quella odierna ha un tono speciale perché il libro non è scritto con il linguaggio accademico, non è il frutto di un lavoro intellettuale, ma nasce da un’esperienza sapienziale – ha detto il rettore Elena Beccalli -. Non vorremmo mai associare le parole bambini e armi, eppure siamo costretti a farlo».

La presentazione del libro assume un particolare valore alla luce del “Piano Africa” in cui l’università è coinvolta e che ha il suo pilastro proprio nell’educazione, «una delle leve più efficaci per cambiare i paradigmi e per avviare processi di dialogo, riconciliazione e pace. Questo libro – ha proseguito – è un’eredità viva di papa Francesco. E come ci ha ricordato papa Leone pochi giorni fa, citando proprio il discorso che Bergoglio tenne ai leader mondiali presenti al summit sui diritti dei bambini, “non possiamo abituarci a questa nuova normalità”. Libri come questo sono piccoli semi di speranza che dal basso possono smuovere le cose».

Le coautrici

Anna Pozzi è giornalista e saggista, esperta di migrazioni e di tratta di essere umani; Cristina Castelli è responsabile dell’Unità di ricerca sulla resilienza della Cattolica Sacro Cuore. «Questo è molto più di un libro. È un movimento di resistenza apolitico, – scrivono nell’introduzione – di opposizione tenace e ostinata alla guerra e a tutte le forme di violenza, sopruso, sopraffazione, violazione dei diritti umani, specialmente dei più piccoli». In tutto il mondo sono 56 i conflitti in corso; nel 2024 le vittime sono state 240 mila, i profughi e sfollati 123 milioni; sono quasi 500 milioni i bambini coinvolti in zone di guerra; la spesa militare ha raggiunto la cifra record di 2.718 miliardi di euro.

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Il pubblico presente

La potenza terapeutica del disegno

«I bambini ci indicano la strada per fabbricare vita», ha affermato Anna Pozzi, mentre Cristina Castelli si è soffermata sull’importanza dei disegni: «Papa Francesco ci ha insegnato che sono proprio i più piccoli a porre le domande più grandi e difficili. Con questo lavoro abbiamo cercato di creare un’oasi di pace, un laboratorio di ricostruzione in cui il disegno invita all’azione, perché aiuta il bambino a essere attivo e a esprimere le proprie emozioni, liberandosi dall’inibizione che l’esperienza della guerra provoca, condividendo il suo dolore. Per elaborare un trauma così – ha proseguito Cristina Castelli – ci vuole tempo: il disegno è uno strumento prezioso perché aiuta a fare memoria e a superare il trauma».

Don Alliata ha citato alcuni passi dei celebri La guerra delle campane di Gianni Rodari e Il sergente nella neve di Mario Rigoni Stern, rimarcando come «ognuno di noi, ogni giorno, possa nel suo piccolo contribuire a fare la pace o meno».

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Il cardinale de Mendonça: «Fondiamo una cattedra dei bambini»

Nella riflessione conclusiva il cardinale José Tolentino de Mendonça ha lanciato l’ipotesi di una cattedra dei bambini all’università «perché, come diceva papa Francesco, i bambini sono maestri, sanno illuminare e cambiare il mondo. La luce dei loro occhi è capace di dire agli adulti che c’è un percorso da fare».

Secondo il porporato presentare il libro all’interno dell’ateneo chiama una domanda radicale: «Cosa accade quando la voce dei bambini arriva alla società? Le lettere che qui leggiamo sono una testimonianza e anche un varco. La voce di bambini ha una qualità profetica, è capace di esprimere le contraddizioni del mondo con disarmante chiarezza».

Il porporato ha infine ricordato la preghiera di papa Leone coi piccoli dell’ospedale Bambino Gesù: «Signore, insegnaci a riconoscere il tuo volto in ogni bambino che soffre». «Questo libro è un tentativo ostinato e necessario di denunciare che la violenza e la guerra è un male fintamente incurabile. Questi bambini – ha concluso il prefetto del Dicastero per la Cultura – vedono una chiarezza che a noi adulti è preclusa: le armi che uccidono, la guerra che non ha senso, soprattutto: che si può vivere diversamente».