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Stati Uniti

Minneapolis prega per Alex Pretti, vittima di un agente Ice: appelli alla pace e al dialogo

La città dello stato del Minnesota si è riunita nella basilica di Santa Maria per ricordare Alex Pretti, l'infermiere ucciso da un agente ICE. Padre Griffith, Coakley e Hebda invitano alla riflessione

di Maddalena MALTESEAgenSir

26 Gennaio 2026
Un rosario accanto a foto incorniciata di Alex Pretti al suo memoriale (Foto AFP/SIR)

Hanno sfidato il gelo, quello che taglia il respiro e indurisce le mani, pur di esserci. Domenica sera, con il termometro fermo a meno dodici gradi, centinaia di cittadini di Minneapolis hanno riempito la basilica di Santa Maria, la prima basilica degli Stati Uniti, per una messa e un momento di preghiera in memoria di Alex Jeffrey Pretti, infermiere trentasettenne ucciso da colpi d’arma da fuoco esplosi, senza precisa ragione, da un agente della polizia di frontiera Usa.

Sciarpe strette al collo, cappelli calati sugli occhi, stivali da neve ancora bianchi di ghiaccio: così i fedeli si sono seduti nei banchi, brandendo l’arma fragile della preghiera per invocare consolazione per la famiglia di Alex e pace per una città attraversata da paura e tensioni a causa delle operazioni di deportazione messe in atto proprio dagli agenti dell’immigrazione.

È una città ferita, quella riunita a Santa Maria, mentre in questo stesso mese, poco prima di Alex, ha perso la vita anche una giovane madre: entrambi cittadini americani, entrambi uccisi durante interventi delle forze per l’immigrazione. Queste morti sono ferite nel tessuto sociale e hanno acceso proteste diffuse in tutte le Twin Cities, con arresti durante le manifestazioni contro le azioni di deportazione e migliaia di persone scese in strada nonostante le temperature polari.

Una donna in ginocchio mentre piange al memoriale per Alex Pretti (Foto AFP/SIR)

Padre Griffith: «Dolore e trauma indescrivibili»

«Siamo qui per cercare un po’ di calore in mezzo al freddo, non solo del clima ma anche di ciò che stiamo vivendo come comunità», ha detto nell’omelia padre Daniel Griffith, parroco e rettore della basilica. Un freddo che, ha spiegato, genera paura nei cuori non soltanto di chi si sente perseguitato, ma dell’intera città. Senza ignorare rabbia e disaccordi sulle politiche migratorie, il sacerdote ha invitato a non restare insensibili al dolore e a continuare ad agire come persone di pace e di legalità. Raccontando di quartieri della città attraversati nei giorni scorsi, il sacerdote ha ricordato le persone riunite attorno a falò improvvisati, con in mano candele accese agli angoli delle strade, mentre cantano «Questa piccola luce che è in me brilla», nel bisogno di essere luce in mezzo all’oscurità.

 
 
 
 
 
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«La comunità delle Twin Cities sta vivendo un dolore e un trauma indescrivibili in questi giorni – ha scritto padre Griffith -. Questo continua ad essere un tempo di paura e angoscia, anche per i nostri fratelli e sorelle immigrati, molti dei quali restano a casa, comprensibilmente assenti dal lavoro, dalla scuola e dalla chiesa. Nel mezzo della sofferenza e dello sgomento, i cittadini del Minnesota si stanno anche riunendo per parlare, per piangere e per pregare. La luce brilla nelle tenebre». 

Mons. Coakley: «Rispetto per la vita umana, le autorità pubbliche proteggano il bene comune»

Un appello alla moderazione e al dialogo è arrivato anche dal presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, l’arcivescovo Paul Coakley, che, richiamando le parole del Papa sul Vangelo come lievito di fraternità e pace, ha sottolineato la responsabilità delle autorità pubbliche nel tutelare la vita umana e l’urgenza di un confronto che rifiuti ogni forma di disumanizzazione. «Chiedo con insistenza, nella preghiera, calma, moderazione e rispetto per la vita umana a Minneapolis e in tutti quei luoghi dove la pace è minacciata. Leone XIV ci ricorda che “il Vangelo va annunciato e vissuto in ogni circostanza e in ogni ambiente, perché sia lievito di fraternità e di pace tra le persone, tra le culture, le religioni e i popoli”. Le autorità pubbliche hanno una responsabilità particolare nel salvaguardare il benessere delle persone al servizio del bene comune».

L’arcivescovo esorta la nazione a «ritrovarsi nel dialogo, allontanandosi dalla retorica disumanizzante e dagli atti che minacciano la vita umana. In questo spirito, in unione con Papa Leone, è importante proclamare: la pace si costruisce sul rispetto delle persone».

Anche l’arcivescovo di Minneapolis-St. Paul, Bernard A. Hebda, è intervenuto invitando alla preghiera per Alex Pretti e per i suoi familiari, e a una riflessione profonda sulle tensioni che attraversano la comunità, ricordando che la pace non potrà essere ristabilita senza liberare i cuori da odio e pregiudizi. Il vescovo, nei giorni scorsi, aveva pubblicato un editoriale sul “Wall Street Journal” dove chiedeva a gran voce una seria riforma dell’immigrazione.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump (Foto AFP/SIR)

Il presidente americano Trump, in una telefonata di domenica sera al giornale finanziario, ha assicurato che la sua amministrazione esaminerà la dinamica dell’incidente, già ampiamente travisato, e ha fatto intendere che presto gli agenti dell’ICE potrebbero lasciare la città.

Nel silenzio raccolto della basilica, mentre fuori il gelo stringeva la città, Minneapolis ha provato a fermarsi, a piangere e a pregare. Un gesto semplice e ostinato, come accendere una candela nel freddo, per non lasciare che la paura abbia l’ultima parola anche verso gli stessi agenti dell’immigrazione.