In occasione del Safer internet day, il Ministero dell’istruzione presenta le iniziative legate al progetto “Generazioni connesse”

di Alberto CAMPOLEONI

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“Buone pratiche”. È quasi una “formula magica” che indica i comportamenti, le scelte, le azioni messe in atto e risultate efficaci per raggiungere un risultato. Sono le esperienze positive, quelle che nel mondo scolastico sono ricercate e che ci si può scambiare per far fronte a temi/problemi ricorrenti, generali, che pur si presentano con sfumature particolari a seconda dei contesti.

Le “buone pratiche” sono preziose e sempre di più, anche grazie alla rete, possono circolare in modo virtuoso. Così, ad esempio, per quanto riguarda il tema del bullismo, così diffuso – nel 2014, rileva l’Istat, più del 50% dei ragazzi tra gli 11 e i 17 anni ha subito, nei 12 mesi precedenti, qualche episodio offensivo, non rispettoso o violento da parte di altri ragazzi o ragazze – e in particolare del cyberbullismo. La possibilità di conoscere casi e situazioni verificatesi in determinate realtà, con la “storia” delle contromisure adottate dagli educatori, diventa un’occasione importante di contrasto al fenomeno e di crescita dell’intera comunità educativa. Così come diventa decisivo diffondere e conoscere iniziative e progetti che vogliono affrontare il fenomeno.

È anche questo uno degli obiettivi del Safer internet day, la giornata per la sicurezza in rete, giunta oggi alla tredicesima edizione, che si svolge in Italia e in contemporanea in altri Paesi. Il Ministero dell’istruzione (Miur) è in prima fila e presenta, nell’occasione, uno spot istituzionale mirato e altre iniziative legate al progetto “Generazioni connesse” (www.generazioniconnesse.it) rivolto al contrasto di ogni forma di cyberbullismo ma, più ancora, all’uso consapevole della rete e alla crescita di responsabilità dei ragazzi nell’uso di internet. Fra le altre iniziative in campo, c’è una linea di ascolto, 1.96.96, realizzata in collaborazione con Telefono Azzurro, da sempre impegnato nella difesa dei più piccoli. Il Miur, inoltre, dispone di una task force di esperti che si attivano ogni qual volta le scuole richiedano un supporto e ha siglato un Protocollo di intesa con l’ambulatorio per le vittime del bullismo del Fatebenefratelli di Milano. Sul sito di “Generazioni connesse”, poi, sono disponibili materiali per ragazzi, docenti e famiglie. Ad esempio, si trova subito il racconto di come una ragazzina di 16 anni si è trovata ad affrontare una situazione di “sexting” – l’invio di messaggi sessualmente espliciti e/o immagini inerenti al sesso, principalmente tramite telefono cellulare, ma anche tramite altri mezzi informatici – rispetto alla quale ha chiesto e trovato aiuto attraverso la linea dedicata di Telefono Azzurro e il coinvolgimento successivo di amici e insegnanti, fino al superamento della situazione di emergenza. È un esempio di buone pratiche, un intervento efficace.

Ci sono poi strumenti di informazione e sensibilizzazione che possono essere utili, come i teaser sui “super errori del web” (anche questi su “Generazioni connesse”).

Tante sono le storie, le azioni, le iniziative che le scuole e gli educatori mettono in campo: far conoscere, condividere, confrontare quanto si fa sulla frontiera dell’educazione resta un’esigenza primaria. E forse è questa la “buona pratica” principale.

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