In occasione della giornata nazionale del 7 maggio l’appello del cardinale Agostino Vallini, Vicario del Papa per Roma, alle istituzioni civili: «Vogliamo domandarci che cosa si può fare per fermare questa piaga?»

di Stefano DE MARTIS

Slot mob

Da Aosta a Catania, da Trento a Cagliari, da Milano a Taranto. Sono 61 le città italiane in cui sabato 7 maggio è stata la giornata di “Slot mob”, la manifestazione di sensibilizzazione contro il gioco d’azzardo. Sensibilizzazione, ma anche mobilitazione concreta e dal basso. Per esempio privilegiando i bar che decidono di non ospitare le micidiali “macchinette”, alcuni dei quali sono stati individuati e premiati da “Slot mob” con una pubblica segnalazione. «Questa partecipazione – spiega l’economista Leonardo Becchetti – è un piccolo esempio di quella democrazia economica rappresentativa in cui si vota con il portafogli. I cittadini, che sono consumatori e risparmiatori, possono indirizzare le loro scelte tenendo conto del comportamento etico delle aziende». «Con “Slot mob” – aggiunge Luigino Bruni, anch’egli economista e tra i fondatori del movimento – ci proponiamo di far passare una logica premiale: premiare la virtù è più importante che punire i vizi. Anche a livello politico, vogliamo denunciare facendo festa». Nella Capitale la manifestazione si è svolta in piazza dei Re di Roma, a pochi passi dalla sala slot più grande d’Europa, ma anche dei due bar che sono stati segnalati per la loro opzione anti-macchinette. Come quello del signor Silvestri, uomo di poche parole e idee molto chiare: «Mai avute quelle cose nei miei bar. Non mi piacciono e rovinano le persone». Nei giardini al centro della piazza sono stati dislocati gli stand con punti d’informazione e sensibilizzazione e con una serie di possibilità di gioco alternative all’azzardo. Alcune tradizionali, altre molto innovative, anche se a dire il vero sono stati due vecchi biliardini (altrimenti detti “calcio balilla”) a catalizzare la maggiore partecipazione dei presenti, giovani e meno giovani.

A dare il segno dell’impegno forte ed esplicito della comunità ecclesiale su questo fronte, a Roma come in tutta Italia, è arrivato il cardinale Agostino Vallini, Vicario del Papa per la Diocesi di Roma. La Chiesa è in prima linea contro il gioco d’azzardo e non potrebbe essere diversamente perché – ha sottolineato – «a essere colpiti sono soprattutto i più poveri, i più fragili, vittime di un’operazione diabolica che distrugge le persone e le famiglie».

Il Vicario del Papa per Roma parla facendo riferimento alla sua concreta esperienza pastorale. «Fateci caso – osserva – è nelle periferie che il fenomeno è particolarmente diffuso. Vanno a prendere le persone lì dove ci sono le difficoltà più grandi. È nella disperazione che si alimenta il gioco d’azzardo, così come l’usura». Il cardinale Vallini interpella anche le istituzioni civili: «Lo dico sempre in spirito di collaborazione: vogliamo domandarci che cosa si può fare per fermare questa piaga? Vogliamo aiutare la gente a ragionare? Per questo è molto importante che tutte le persone di buona volontà si attivino per fare massa critica rispetto alle istituzioni e creare coscienza tra i cittadini».

In effetti “Slot mob” è proprio questo. La giornata di mobilitazione è stata anche l’occasione per presentare il “manifesto di democrazia economica” e lanciare una petizione nazionale al Presidente della Repubblica perché faccia sentire la sua voce nei confronti del Governo e del Parlamento. «Chiediamo al nostro Presidente – si legge a conclusione della lettera che tutti i partecipanti sono stati invitati a diffondere e a inviare al Quirinale – di rispondere al nostro appello per far togliere la gestione dell’azzardo alle società commerciali che non possono far altro che incentivarlo per trarne profitto».

La lettera riprende i contenuti del “manifesto” in cui è articolata un’analisi spietata di “Azzardopoli”, un fenomeno con un giro d’affari di 88 miliardi di euro l’anno e che gli ultimi dati ufficiali (poi c’è tutto l’abisso del sommerso) danno addirittura in ripresa nel 2015 dopo la lieve flessione dei due anni precedenti.

«Non si può minimizzare il fenomeno volendo che si concentri l’attenzione solo sull’assistenza da assicurare giustamente ai cosiddetti “giocatori patologici” – si afferma nel manifesto di “Slot mob” – perché in questo modo non si toccano i grandi interessi di coloro che, dal giro d’affari miliardario del casinò diffuso che è diventato il nostro Paese, traggono enormi profitti con il silenzio o la complicità della maggioranza dei politici e dei mezzi di comunicazione». E se «la legalizzazione introdotta in Italia ha incentivato il fenomeno invece di contenerlo, senza peraltro eliminare le mafie dal settore con tutti i noti devastanti effetti collaterali, a cominciare dall’usura», non è neanche vero che lo Stato ne riceva effettivamente un beneficio finanziario. «L’erario non ci guadagna», osservano gli estensori del manifesto e qui si sente particolarmente la mano degli economisti che vi hanno lavorato, «anzi, i proventi fiscali dell’azzardo scompaiono se mettiamo sul piatto della bilancia le tasse non percepite sui mancati consumi dei soldi persi nell’azzardo, i costi della spesa sanitaria per contrastare le dipendenze patologiche, i costi economici della caduta nel vortice dell’indebitamento».

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