Urgente realizzare un centro per accogliere le aspirazioni dei musulmani

di Paolo BRANCA
Responsabile Sezione per i rapporti con l’Islam - Servizio Ecumenismo e dialogo - Diocesi di Milano

Islam

La più che trentennale inerzia sul tema dei luoghi di culto islamici in Italia ci ha portati ad averne circa 800, sale di preghiera «camuffate» per forza maggiore in «altro», quasi sempre in collocazioni fortunose e dirette da persone spesso volonterose, ma non di rado inadeguate.

Il mio profondo rispetto per una nobile tradizione religiosa cui siamo legati per radici condivise quasi quanto all’Ebraismo, unitamente all’amore per la mia città e per il nostro comune destino, non mi consentono di tacere di fronte ai possibili rischi, ma ancor più davanti alle potenzialità positive che potrebbero derivare da imminenti scelte su un tema di tale rilevanza. Non solo è auspicabile, ma inevitabile un netto salto di qualità.

Le condizioni affinché ciò possa accadere sono con tutta evidenza le seguenti: serve un centro di studi e iniziative culturali qualificato con sala di preghiera annessa, ma la cui mission principale sia quella di far conoscere e valorizzare, non solo per i musulmani ma per tutti, la ricchezza spirituale e l’eredità culturale di una straordinaria civiltà; il partner principale dovrà essere un’istituzione culturale islamica di livello internazionale alla quale potranno affiancarsi le organizzazioni musulmane territoriali. Queste non possiedono ancora i requisiti, il personale e il coordinamento necessario, come dolorosamente evidenziatosi durante il recente travaglio egiziano, in cui si son verificate gravi frizioni interne tra fedeli di diverso orientamento politico durante gli stessi riti dello scorso ramadan. Relazioni di amicizia o affinità ideologiche vanno messe da parte per promuovere qualcosa di valido sul medio-lungo periodo.

Naturalmente resta aperto il dossier della regolarizzazione di tutti gli altri luoghi di culto, e non solo musulmani, nell’area cittadina. I due livelli non vanno confusi per evitare alibi che ci condannerebbero a restare nella medesima palude ancora a lungo, a discapito delle giuste aspirazioni e delle legittime preoccupazioni degli uni e degli altri. Questo mi pare l’unico orientamento capace di farci uscire da uno stallo indegno di una metropoli europea, che oltretutto si avvia a ospitare a breve l’Expo.

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