Negli ultimi anni diversi casi hanno sollevato dubbi sulla trasparenza delle raccolte fondi, mostrando quanto sia importante fare beneficenza in modo consapevole. Il caso più noto è quello di Chiara Ferragni e del “Pandorogate”, ma esistono anche campagne diffuse sui social che, attraverso immagini fortemente emotive, nascondono meccanismi poco chiari. Alcune raccolte trasformano infatti le donazioni in abbonamenti mensili difficili da interrompere: il rischio è di destinare il proprio denaro a soggetti inesistenti o poco affidabili e, in alcuni casi, di mettere a rischio anche i propri dati personali e bancari.
Le regole per le raccolte
Secondo il professor Marco Grumo, docente di Economia aziendale in Università Cattolica, la beneficenza rientra nelle cosiddette “erogazioni liberali”: donazioni di denaro, beni o servizi destinate a una causa sociale senza ricevere una prestazione economica in cambio. Gli enti del Terzo settore devono rispettare precise regole nella gestione delle raccolte e documentare entrate e uscite: per scegliere un’organizzazione affidabile bisogna quindi verificare la credibilità dell’ente e del progetto, gli investimenti effettuati e, soprattutto, la rendicontazione. La trasparenza, infatti, è una delle principali fonti di credibilità. Anche la fretta deve insospettire: un’organizzazione seria non dovrebbe esercitare pressioni per ottenere subito una donazione, ma costruire nel tempo un rapporto stabile con i propri sostenitori.
Il modello Caritas
Un esempio concreto è Caritas ambrosiana, che nel 2025 ha gestito 52 raccolte fondi. Prima di avviare una campagna, i progetti vengono valutati e considerati sostenibili; successivamente le attività vengono monitorate da responsabili e project manager. L’87% delle somme raccolte viene destinato ai progetti, mentre il restante 13% copre le spese generali e di comunicazione. Al termine degli interventi vengono pubblicate le rendicontazioni, permettendo ai donatori di conoscere la destinazione delle risorse.
La trasparenza serve anche a evitare errori. È necessario distinguere le spese direttamente legate ai progetti da quelle necessarie al funzionamento dell’organizzazione e comunicare chiaramente ai sostenitori come vengono utilizzati i fondi. Anche i social possono essere strumenti utili, soprattutto per raccontare lo sviluppo dei progetti, mentre sono più rischiose le campagne basate sul clickbait e sul pietismo, che sfruttano immagini scioccanti per ottenere donazioni immediate.
Per fare beneficenza in modo responsabile bisogna quindi verificare l’identità dell’ente, informarsi sul progetto e controllare che siano disponibili bilanci e rendicontazioni. La donazione non dovrebbe dipendere soltanto dall’emozione suscitata da un’immagine o da un’emergenza, ma dalla fiducia costruita attraverso informazioni e controlli. In questo modo si possono sostenere organizzazioni realmente affidabili, capaci di dimostrare dove vengono impiegate le risorse ricevute e quali risultati producono.



