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I ragazzi delle scuole raccontano i minorenni vittime della mafia

In un nuovo volume di In Dialogo le storie raccolte dagli studenti delle secondarie dell’Altomilanese nel contesto di un progetto educativo promosso dalla cooperativa sociale La Tela di Rescaldina. «Leggetelo: c’è molto da imparare», scrive don Ciotti nella postfazione (la prefazione è invece della magistrata Alessandra Dolci)

di Serena TRISOGLIO

15 Gennaio 2026

Dal 1945 a oggi, in Italia, la mafia ha ucciso 117 minori. Numeri che, letti così, rischiano di restare astratti, schiacciati nella cronaca o dispersi nella memoria collettiva. La mafia porta via vite innocenti. Storie di vittime minorenni raccontate dai ragazzi delle scuole (In Dialogo, 192 pagine, 17 euro) nasce proprio per restituire volto, nome e dignità a quei bambini e adolescenti che hanno perso la vita «nel posto sbagliato al momento sbagliato» o perché intrappolati nei legami criminali delle loro famiglie.

Il volume è il risultato di un progetto educativo promosso dalla società cooperativa sociale La Tela di Rescaldina, in collaborazione con Libera e con altri enti del territorio dell’Altomilanese. Un concorso rivolto alle scuole secondarie, ispirato ai valori di legalità, giustizia e solidarietà, che ha coinvolto studenti e insegnanti in un lavoro di ricerca, studio e narrazione tutt’altro che scontato.

Sono proprio i ragazzi, infatti, gli autori delle storie raccolte nel libro. Ogni classe ha affrontato il tema con strumenti e linguaggi diversi: testi, immagini, approfondimenti storici e testimonianze, attingendo a fonti giornalistiche, documentarie e giudiziarie. Un percorso che non si è limitato alla ricostruzione dei fatti, ma ha richiesto un confronto emotivo e civile con vicende spesso dimenticate o rimosse. Un coinvolgimento che, come sottolineano gli stessi docenti, ha sorpreso per maturità e consapevolezza.

Nella prefazione la magistrata Alessandra Dolci inquadra il valore del progetto nel più ampio impegno di contrasto alla criminalità organizzata, mentre la postfazione di don Luigi Ciotti ne coglie il senso più profondo: la consapevolezza maturata grazie alla sensibilità degli insegnanti e degli studenti diventa uno strumento di crescita non solo per chi ha partecipato direttamente, ma per l’intera comunità. «Leggetelo: c’è molto da imparare», scrive il fondatore di Libera, invitando a non considerare il libro come un semplice esito didattico, ma come un atto di responsabilità collettiva.

Hanno partecipato al progetto l’I.S. “Carlo Dell’Acqua” e l’Istituto “Barbara Melzi” di Legnano, l’I.C. “Aldo Strobino” di Cerro Maggiore, l’I.C.S. “Viale Legnano” di Parabiago, l’I.C. “E. De Amicis” di Inveruno, l’I.C. “Manzoni” di Rescaldina e l’ISIS “Cipriano Facchinetti” di Castellanza. Una rete scolastica che testimonia come il tema della legalità non possa essere una materia astratta, ma un’esperienza concreta da costruire insieme.

Il libro riflette anche l’identità di La Tela, cooperativa che gestisce l’Osteria Sociale La Tela, un bene confiscato alla criminalità organizzata e restituito alla collettività. Non solo un ristorante, ma un luogo di aggregazione e promozione culturale, dove i valori della giustizia, della solidarietà e del rispetto prendono forma attraverso iniziative che coinvolgono il territorio e danno voce a chi lavora per il bene comune.

La mafia porta via vite innocenti è un libro che intreccia memoria e futuro. Affida ai più giovani il compito e la responsabilità di raccontare l’ingiustizia subita dai loro coetanei di ieri, trasformando lo studio in presa di coscienza e la scuola in presidio attivo di cittadinanza. Un esempio concreto di come l’educazione possa diventare strumento di resistenza civile.